Google trasforma la ricerca in una conversazione con l’IA: da AI Overviews ad AI Mode, direttamente

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’IA di Google trasforma la ricerca in una chat continua, ma gli editori temono per il futuro del traffico web

Google sta trasformando la sua ricerca in un dialogo continuo con l'intelligenza artificiale grazie al modello Gemini. Le nuove AI Overviews permettono di approfondire gli argomenti su AI Mode senza lasciare la pagina dei risultati. Questa innovazione, però, nasconde una minaccia: nella modalità conversazionale i link alle fonti spariscono, sollevando seri dubbi sul futuro del traffico web per gli editori.

Google cambia le regole del gioco: la ricerca diventa una conversazione continua

Ti sei accorto che la ricerca Google sul tuo smartphone sta cambiando faccia?

Non parlo di un semplice ritocco grafico, ma di una trasformazione profonda nel modo in cui interagiamo con il motore di ricerca.

In pratica, dopo aver letto il riassunto generato dall’IA in cima ai risultati (le famose AI Overviews), ora puoi continuare a fare domande, approfondire, chiedere dettagli, entrando in una vera e propria chiacchierata con l’intelligenza artificiale, senza mai abbandonare la pagina dei risultati.

A far girare tutta questa giostra c’è il loro ultimo modello, Gemini 3, che Google ha appena reso lo standard a livello globale per alimentare queste risposte.

L’obiettivo, come ha spiegato chiaramente Robby Stein, VP of Product, sul blog ufficiale dell’azienda, è trasformare le ricerche complesse in un’esperienza fluida e senza interruzioni.

Tutto bello, lineare, quasi magico.

Ma c’è un dettaglio in questa transizione che, a guardar bene, cambia parecchio le carte in tavola.

Non è solo una funzione, è la visione di un futuro con meno click

Quando passi dal riassunto iniziale alla modalità conversazionale di AI Mode, le fonti, ovvero i link ai siti web da cui l’IA ha preso le informazioni, spariscono.

Sì, hai capito bene.

Resti tu e l’IA, in un dialogo diretto, mentre i risultati di ricerca tradizionali svaniscono sullo sfondo.

Questa mossa non arriva dal nulla. Fa parte di una spinta strategica che va avanti da un anno, con cui Google sta cercando di fondere tutti i suoi strumenti: la ricerca, l’assistente e il chatbot Gemini, in un unico grande cervello che ti conosce e ti anticipa, attingendo persino da Gmail e Google Foto per darti risposte personalizzate.

L’idea, come ha lasciato intendere Benjamin Kaufman, product manager di Google, è arrivare a un punto in cui “chiedi a Google qualsiasi cosa e ottieni ciò di cui hai bisogno”, senza più distinzioni tra i vari strumenti, come descritto da Business Insider.

Un mondo in cui Google ha la risposta definitiva suona comodo, vero?

Ma se Google ha tutte le risposte, che motivo c’è di visitare ancora i siti che quelle risposte le hanno create?

La promessa dei “click di qualità” e i dubbi degli editori

E qui, come puoi immaginare, si apre il capitolo più spinoso: il futuro degli editori e di chiunque crei contenuti online. Le preoccupazioni non sono nuove, ma questa mossa le ha riaccese con forza.

Se l’utente ottiene tutto ciò che cerca direttamente su Google, perché mai dovrebbe cliccare su un link esterno?

Questo significa, senza troppi giri di parole, meno traffico verso i siti web.

Google risponde a queste critiche parlando di “click di qualità superiore”, sostenendo che gli utenti che arrivano sui siti dopo aver interagito con l’IA sono più informati e realmente interessati.

Una spiegazione che, onestamente, non convince tutti. Elizabeth Reid, a capo della Ricerca, ha ammesso che il percorso dell’utente è cambiato e che alcuni siti hanno già visto calare il traffico. Questa nuova integrazione, come riportato su Search Engine Land, crea di fatto meno occasioni per cliccare sui link esterni, mettendo ancora più pressione sugli editori.

La ricerca sta diventando più potente e conversazionale, non c’è dubbio.

La vera domanda, però, è se questo progresso stia costruendo un giardino recintato in cui Google è l’unico giardiniere, lasciando fuori tutti gli altri.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

12 commenti su “Google trasforma la ricerca in una conversazione con l’IA: da AI Overviews ad AI Mode, direttamente”

    1. Francesco De Angelis

      Eva Testa, questo non è beneficenza, è la fine di un patto non scritto. L’utente viene ingabbiato, i creatori esclusi. La vera domanda è: quale valore possiamo offrire che l’IA non può replicare?

  1. Riccardo Cattaneo

    Ci stanno elegantemente espropriando del nostro lavoro per costruire il loro fortino. La chiamano “conversazione”, ma è solo un monologo con le nostre parole. A questo punto, perché non eliminano del tutto i risultati di ricerca classici e fanno prima?

    1. Paola Caprioli, ci trattano come api operaie. Loro si prendono tutto il miele, lasciando a noi l’alveare vuoto. È un saccheggio mascherato da progresso. Alla fine, cosa resterà per chi crea?

  2. Francesco Messina

    La narrazione della “conversazione” è un pregevole esercizio di retorica per mascherare un palese accentramento di informazioni. Immagino che il prossimo passo sarà farci pagare per ottenere le risposte che l’intelligenza artificiale ha estratto proprio dai nostri siti.

  3. La conversazione è un’illusione ben costruita per intrappolare l’utente in un giardino dorato, le cui mura sono erette con i mattoni dei nostri contenuti. Il motore di ricerca divora la strada e si presenta come la destinazione finale. Quale incentivo resta a creare?

    1. Simone Ferretti

      Paola Pagano, l’incentivo a creare era il traffico, non la gloria. Google si tiene tutto il giro. Chi campa di solo traffico è fritto.

  4. Chiara De Angelis

    Un esproprio di contenuti, non una conversazione. L’IA si nutre del nostro lavoro per poi rendere le fonti superflue. Noi professionisti del posizionamento ci adatteremo, come sempre. Ma se i link spariscono, cosa ci resta esattamente da posizionare?

  5. Andrea Cattaneo

    Ci vendono una conversazione amichevole, ma è solo un modo elegante per recintare il web e tagliare i viveri a chi crea. Un capolavoro di retorica.

  6. Sabrina Coppola

    La grande G ci serve la pappa pronta, masticata da un’IA che ha banchettato con i contenuti altrui. È un progresso che suona come una marcia funebre per chi crea. Mi chiedo se questa nuova “conversazione” non sia solo l’eco nella tomba del web aperto.

    1. @Sabrina Coppola, lo chiamano “dialogo continuo”. In gergo da acceleratore, si chiama fagocitare la filiera. In fondo, facciamo mentoring per creare mostri simili, ma in piccolo. Che coerenza.

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