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Google Foto si evolve: IA generativa, regia personalizzata e audio, ma l’accesso completo è vincolato all’abbonamento e riservato agli over 18
Google Foto potenzia la funzione 'Da foto a video' con prompt testuali personalizzati e audio integrato, trasformando l'app in uno strumento creativo basato su IA. L'aggiornamento, che mira a dare un controllo quasi registico, nasconde però le solite limitazioni: l'accesso completo richiede un abbonamento e, sorprendentemente, un'età minima di 18 anni, sollevando interrogativi sulle policy di Google.
Da semplice animazione a regia personalizzata (più o meno)
Fino a ieri, trasformare una foto in un video era un’operazione quasi casuale. Avevi due opzioni: “Movimenti delicati” o “Mi sento fortunato”, e incrociavi le dita sperando che l’IA facesse qualcosa di decente.
Ora la musica è cambiata.
Con i nuovi prompt personalizzati, puoi dirgli tu, con parole tue, cosa deve fare. Vuoi che il vento soffi tra gli alberi in una foto di montagna? Glielo scrivi, e l’IA dovrebbe animare solo le foglie, non la baita di legno. Un passo avanti notevole che, sulla carta, trasforma chiunque in un piccolo regista.
L’interfaccia ti dà anche una mano con dei suggerimenti, che puoi modificare e affinare fino a ottenere il risultato che hai in testa. È un approccio che invita a sperimentare, a provare e riprovare come si evince dal pezzo di The Verge.
Eppure, al di là dei soldi, c’è un altro paletto che Google ha messo, e questo sì che fa riflettere.
Non solo video, ora c’è anche l’audio (e il solito abbonamento)
Un’altra novità importante è l’integrazione dell’audio di default. Sembra una cosa da poco, ma era una mancanza che si sentiva, soprattutto dopo l’annuncio del modello video Veo 3 l’anno scorso.
Questo, secondo Google, aggiunge “più realismo e profondità emotiva”, trasformando Google Foto in quella che loro definiscono una “piattaforma creativa completa basata sull’IA generativa”.
Belle parole, certo.
Ma come sempre, c’è un prezzo da pagare.
La solita storia, insomma: Google ti fa vedere quanto è bello il suo nuovo giocattolo, ti concede qualche giro gratis al giorno, ma se vuoi usarlo sul serio… beh, devi mettere mano al portafoglio e passare ai piani a pagamento AI Pro o AI Ultra.
Una strategia che conosciamo bene, ma che stavolta è accompagnata da una restrizione piuttosto insolita.
Un’occhiata alle clausole: perché i 18 anni?
E qui arriviamo al punto che fa pensare. Per usare i prompt personalizzati devi avere almeno 18 anni.
Strano, no?
Soprattutto se pensi che per Gemini, l’assistente IA di Google, ne bastano 13. Questa scelta sembra una mossa preventiva per evitare gli scandali che hanno travolto altri strumenti di IA, accusati di creare immagini inappropriate senza consenso. Una mossa per mettersi al riparo legalmente, forse, che però solleva domande sulla reale capacità di controllo che queste aziende hanno sui loro stessi strumenti.
Come se non bastasse, il rilascio avviene lato server, quindi non aspettarti un semplice aggiornamento dell’app. Potresti dover aspettare giorni prima di vedere la nuova funzione sul tuo dispositivo.
Insomma, Google continua a investire pesantemente sulla creatività generativa, ma tra abbonamenti, limiti di età e rilasci graduali, la sensazione è che la vera creatività sia quella di trovare sempre nuovi modi per legare gli utenti al proprio sistema.

Ci danno una tela bianca e un pennello. I colori primari, però, sono nel cassetto a pagamento. Prima ti fanno sentire un artista, poi ti presentano il conto. La creatività è diventata un servizio in abbonamento.
@Andrea Ruggiero La creatività professionale richiede investimento. Il resto è solo un passatempo per dilettanti. Bisogna distinguere l’arte dal semplice gioco.
@Eva Testa Però la differenza tra arte e gioco la fa la visione, non l’abbonamento.
L’idea è carina, un piccolo regista tascabile. Però siamo sempre attori in uno spettacolo scritto da altri, con biglietto a pagamento. Quand’è che potremo scrivere noi il copione?
@Nicolò Sorrentino, hai centrato il punto: ci vendono la poltrona da regista quando in realtà siamo solo comparse paganti, e a me questa cosa, lo ammetto, mette un’angoscia pazzesca.
Ci danno le redini, ma il cavallo lo guidano sempre loro.
Il nostro passato digitale diventa un film a noleggio, con noi stessi come spettatori paganti.
Non mi stupisce il canone per usare i nostri ricordi come dati di training, ma mi sfugge la logica per cui serva la patente per creare un filmato delle vacanze. Quale rischio stiamo correndo?
@Nicola Caprioli Ma quale rischio. È solo Google che si para il culo per questioni legali sull’IA e le immagini di minori. Una mossa per stare tranquilli loro, non per proteggere noi.
@Angela Ferrari Sarà come dici tu per le questioni legali, ma il meccanismo mi sfugge. Paghiamo per far creare video con i nostri ricordi, e in più mettono un limite d’età? C’è qualcosa che non mi torna in tutto questo.
Paghiamo per addestrare la loro intelligenza artificiale con i nostri ricordi, ottenendo in cambio video dozzinali. Un affare, se non fosse il nostro.
Il solito schema che trasforma un servizio in un prodotto a pagamento, un casello autostradale messo a guardia dei nostri ricordi. La promessa di regia è allettante, ma resta da capire se la destinazione valga il prezzo del biglietto.
Prima l’assaggio gratuito, poi il conto. Un grande classico della ristorazione digitale.
Laura Negri, il solito menù a prezzo fisso con le sorprese dello chef.
La creatività a gettoni, che novità. Il prossimo passo è l’abbonamento all’aria?
Quindi l’intelligenza artificiale fa il regista solo se le allunghi una mancia mensile.
Prima ti vendono la magia dell’AI, poi presentano il conto. Classico. Che altro c’è da aspettarsi?
Simone Rinaldi, esatto. Il prossimo step è il mutuo per un video decente.