Project Genie di Google: creare mondi con l’AI, tra promesse e limiti

Anita Innocenti

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Dietro la promessa di creare mondi con un click si celano limiti tecnici e interrogativi sul futuro del lavoro creativo

Google presenta Project Genie, un'AI che genera mondi interattivi da un testo. Sebbene la tecnologia sia impressionante, i limiti attuali, come sessioni di 60 secondi e scarsa interattività, sono notevoli. La mossa solleva interrogativi sul futuro dei creativi digitali, ponendo il dubbio se si tratti di democratizzazione della creatività o di una sua progressiva svalutazione.

Google lancia Project Genie: creare mondi con un click o solo l’ennesima promessa?

Google ha deciso di aprire le porte di un suo esperimento, Project Genie, a una cerchia ristretta di utenti americani abbonati al suo piano AI Ultra. L’idea di fondo è di quelle che fanno girare la testa: permetterti di creare mondi interattivi, fotorealistici e navigabili partendo da un semplice testo o da un’immagine.

In pratica, scrivi “un’antica città romana sotto la pioggia” e ti ritrovi a passeggiarci dentro.

Una mossa che il colosso di Mountain View presenta come un passo monumentale nella ricerca sull’intelligenza artificiale. Ma come al solito, quando si parla di big tech, la realtà è spesso un po’ più complessa di come la dipingono nelle loro scintillanti presentazioni.

Tutto bellissimo, sulla carta.

Ma quando si passa dalla demo patinata alla prova sul campo, emergono i primi paletti, e non sono pochi.

La tecnologia dietro la magia: come funziona davvero?

In pratica, il modello AI, battezzato Genie 3, riesce a generare questi mondi dinamici in tempo reale a 720p. Non stiamo parlando di un ambiente 3D statico, ma di un sistema che crea ogni singolo fotogramma basandosi sulle tue azioni, un approccio definito “auto-regressivo”.

Una sorta di “sogno” interattivo che si costruisce e adatta mentre ti muovi al suo interno, permettendoti persino di modificare eventi, come il meteo, con un semplice comando.

La promessa è quella di poter esplorare deserti, fondali oceanici o mondi di pura fantasia con una fluidità mai vista prima.

Ma al di là della meraviglia tecnica, la vera domanda è: quanto è solido e utilizzabile tutto questo oggi?

Dove si nasconde l’inghippo? i limiti attuali

Tanto per cominciare, la magia dura poco.

Le sessioni di generazione continua, come specificato sul blog ufficiale di Google, si fermano dopo circa 60 secondi.

E non è tutto.

Il sistema fatica a rendere il testo leggibile, non è in grado di simulare luoghi reali con precisione geografica e le azioni che puoi compiere sono ancora molto limitate. Insomma, non aspettarti di poter passeggiare nella riproduzione esatta della tua città o interagire con oggetti complessi. Aggiungici una certa latenza nei comandi e il quadro diventa decisamente meno idilliaco.

Ma al di là dei problemi tecnici, che con il tempo potrebbero anche risolversi, la vera domanda è un’altra: a cosa serve davvero tutto questo?

E, soprattutto, chi rischia di pagarne il prezzo?

Google presenta Genie 3 come un passo fondamentale verso l’intelligenza artificiale generale (AGI), sostenendo che un’IA evoluta deve saper interagire con mondi complessi. Una visione affascinante, che però puzza un po’ di marketing.

Nel frattempo, c’è chi guarda a questi sviluppi con molta meno poesia. Strumenti del genere potrebbero, in futuro, mettere a rischio il lavoro di molti sviluppatori di videogiochi e creativi 3D.

La mossa di Google, quindi, apre a una riflessione: stiamo assistendo alla democratizzazione della creatività o alla sua progressiva svalutazione, mascherata da progresso tecnologico?

La risposta, come sempre, non è né semplice né scontata.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

8 commenti su “Project Genie di Google: creare mondi con l’AI, tra promesse e limiti”

    1. Melissa Benedetti

      Renata Bruno, il problema non è lo strumento. È chi si lamenta invece di usarlo per primo. I creativi si disperano, i furbi fatturano. La solita storia, insomma.

  1. Basta discorsi sull’arte. Questa è produzione industriale di contenuti. O impari a usarla o diventi il prodotto di chi la sa usare.

  2. Massimo Martino

    La chiamano democratizzazione, io la chiamo catena di montaggio per mondi senz’anima. Un’illusione di potere per creativi a tempo determinato. La vera scintilla del genio è un’altra cosa.

  3. Ci spacciano il sogno di essere tutti creatori, ma è solo un’altra catena di montaggio per contenuti senz’anima che svaluta il lavoro autentico. Chissà quando smetteremo di correre dietro a questi specchietti per le allodole, prima che sia troppo tardi.

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