Nvidia e OpenAI: un’alleanza da 100 miliardi tra smentite e necessità strategica

Anita Innocenti

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Dietro le quinte dell’alleanza Nvidia-OpenAI: tra dichiarazioni rassicuranti, investimenti colossali e la figura enigmatica di Jensen Huang, si cela un futuro tecnologico in bilico tra innovazione e monopolio?

Nonostante le smentite di Jensen Huang, la partnership tra Nvidia e OpenAI sembra più una necessità strategica che una semplice collaborazione. L'investimento da 100 miliardi di dollari rivela un legame indissolubile, un patto quasi obbligato da cui è impossibile tirarsi indietro. La vera domanda è se stiamo assistendo alla nascita di un monopolio tecnologico.

Nvidia e OpenAI: tutto rose e fiori o solo una facciata?

Quando sei il CEO dell’azienda più potente al mondo, ogni tua parola pesa. E Jensen Huang, il capo di Nvidia, lo sa bene. Recentemente, ha dovuto usare parole molto forti, definendo “sciocchezze” le voci che parlavano di tensioni con OpenAI. Una presa di posizione netta, quasi aggressiva, per zittire i pettegolezzi su quella che potrebbe essere una delle alleanze più decisive della nostra epoca.

D’altronde, la posta in gioco è altissima: stiamo parlando di un accordo che prevede un investimento fino a 100 miliardi di dollari da parte di Nvidia e la costruzione di un’infrastruttura di calcolo da 10 gigawatt dedicata esclusivamente a OpenAI. Numeri che, diciamocelo, fanno girare la testa a chiunque.

Ma dietro a queste dichiarazioni così decise, cosa si nasconde davvero?

Semplice affetto o un legame dal quale nessuno dei due può più tirarsi indietro?

Un legame che non si può spezzare

La verità è che Nvidia e OpenAI sono legate a doppio filo. È una simbiosi quasi perfetta: i progressi hardware di Nvidia hanno permesso a OpenAI di fare balzi da gigante nella ricerca, mentre la fame insaziabile di potenza di calcolo di OpenAI ha spinto la divisione data center di Nvidia a superare ogni limite.

In pratica, uno non può fare a meno dell’altra. Per questo, quando Huang dichiara che Nvidia “parteciperà sicuramente” al prossimo round di finanziamento di OpenAI, non sta solo facendo una promessa.

Come descritto da Cryptorank.io, sta ribadendo una necessità strategica. Le sue parole, “Credo in OpenAI. Il lavoro che fanno è incredibile”, suonano quasi come un mantra per rassicurare i mercati e, forse, anche sé stesso.

Tutto molto bello, ma chi è l’uomo dietro queste promesse miliardarie?

Un visionario illuminato o un abile giocatore che sa esattamente quali carte giocare?

Chi è davvero Jensen Huang?

La sua storia, diciamocelo, ha quasi del cinematografico.

Partito da un ristorante Denny’s dove ha co-fondato Nvidia nel 1993, ha portato l’azienda sull’orlo del fallimento per poi trasformarla nella società di maggior valore al mondo, come riportato sul sito del Carnegie.org.

È un uomo che ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti e che ha avuto l’intuizione di spostare il focus di Nvidia dalle schede grafiche per PC al calcolo ad alte prestazioni e all’intelligenza artificiale.

Certo, la mossa dello stipendio da 1 dollaro all’anno suona bene per le pubbliche relazioni, ma non dimentichiamoci che il suo patrimonio deriva dalle azioni della sua stessa azienda.

La partnership con OpenAI, quindi, non è un caso isolato, ma si inserisce in una strategia molto più ampia che punta a settori come la robotica e i veicoli autonomi.

La vera domanda è: stiamo assistendo alla costruzione di un futuro tecnologico migliore per tutti, o alla nascita di un monopolio con un potere che nessuno potrà più controllare?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

14 commenti su “Nvidia e OpenAI: un’alleanza da 100 miliardi tra smentite e necessità strategica”

  1. Alessandro Lombardi

    Ci fanno apparecchiare la tavola per il loro monopolio chiamandola “collaborazione”. Il problema non sono le briciole, ma il conto che ci presenteranno dopo.

  2. Le smentite sono il fumo che nasconde il banchetto. Mentre il pubblico dibatte, i commensali si sono già spartiti la torta. A chi interessa il menù?

      1. Andrea, quali briciole? A noi tocca pure lavare i piatti dopo il loro banchetto. E tutti ad applaudire questa grande “alleanza” che decide per noi, cosa che trovo parecchio irritante.

  3. Chiamiamolo col suo nome: non è un’alleanza, è la fondazione di un duopolio che detta legge. Le smentite sono solo la polvere gettata negli occhi di chi ancora crede nella libera concorrenza. Noi intanto ci preoccupiamo del carrello abbandonato.

  4. Sebastiano Caputo

    Queste smentite mi mettono i brividi. Parlano di miliardi come se fossero noccioline. Stanno costruendo il loro impero, pezzo per pezzo. Mi chiedo se per noi sia rimasto un posto in questo loro nuovo mondo.

    1. Sebastiano, mentre loro costruiscono cattedrali digitali con capitali infiniti, noi piccoli artigiani lucidiamo le maniglie delle porte. A volte mi domando se la nostra sia dignità o solo abitudine a un ruolo secondario.

  5. Francesco De Angelis

    Leggo di potere, di negazioni. Io vedo solo un’enorme tela bianca. Un’alleanza così potente non costruisce mercati, disegna orizzonti. Chissà quali mondi nasceranno da questa unione di intenti, al di là dei giochi di potere.

    1. Francesco Messina

      Signor De Angelis, la sua visione di una tela immacolata ignora che gli orizzonti, quando disegnati da entità monopolistiche, somigliano più a eleganti recinzioni che a promesse di libertà per tutti noi.

  6. Renato Martino

    Le smentite sono il sipario di uno spettacolo dove gli attori, già legati da un patto di ferro, recitano la parte della libera concorrenza. Resta da capire se al pubblico piacerà il finale già scritto.

  7. Definire “sciocchezze” la creazione di un monopolio è la mossa più onesta che potesse fare: è talmente ovvio che negarlo diventa quasi un insulto alla nostra intelligenza, o a quel che ne resta.

  8. Benedetta Lombardi

    Le smentite sono il canto del cigno della libera concorrenza. Assistiamo impotenti alla fusione di due imperi, chiedendomi se il mio lavoro avrà senso.

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