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Google prova a dare una mano spiegando come ottenere più visibilità su Top Stories, ma la vera sfida è diversificare le fonti di traffico di fronte al calo della ricerca organica e all’avanzata dell’IA
Mentre il traffico di ricerca verso i siti di notizie crolla vertiginosamente, Google offre una nuova guida per la sezione Top Stories. Una mossa che appare più come un palliativo che una vera soluzione, specialmente con la minaccia incombente delle AI Overviews. Per gli editori, la diversificazione non è più un'opzione, ma l'unica via per la sopravvivenza.
Le “nuove” regole di Google per Top Stories
Analizzando le indicazioni fornite, scopriamo alcuni dettagli che possono fare la differenza.
Google chiarisce, ad esempio, che la “freschezza” di una notizia può essere un fattore di ranking per le Top Stories, il che ha senso visto che la sezione punta a coprire notizie dell’ultima ora e contenuti sensibili al tempo.
Non solo, nel carosello trovano spazio anche le notizie locali, ampliando il raggio d’azione per chi produce contenuti a livello territoriale.
Viene anche sfatato un mito: i dati strutturati Article di Schema.org non sono obbligatori per posizionarsi, anche se, diciamocelo, aiutano Google a capire meglio di cosa parli.
Al contrario, l’azienda di Mountain View mette nero su bianco che i dati ItemList, spesso usati per i caroselli, non hanno alcun effetto sul ranking in questa specifica sezione, come descritto da Search Engine Journal.
Google offre persino un piccolo “trucco” per indirizzare gli utenti a impostare una fonte preferita tramite un link diretto, da usare su social e promozioni.
Ma la domanda sorge spontanea: queste indicazioni sono una reale opportunità o un modo per distogliere l’attenzione dal problema principale?
Il crollo del traffico e la vera minaccia all’orizzonte
I dati, purtroppo, parlano chiaro. La decisione di Google di pubblicare questa guida non è casuale, ma riflette una crisi profonda del settore. Il traffico proveniente dalla ricerca web verso i siti di notizie si è contratto in modo drammatico: un’analisi di NewzDash su oltre 400 editori mostra che oggi la ricerca organica porta solo il 27% del traffico, un crollo verticale rispetto al 51% di due anni fa.
Una vera e propria emorragia.
A peggiorare la situazione ci si mettono le nuove minacce, prima tra tutte l’intelligenza artificiale integrata nella ricerca. Quasi 9 esperti SEO di news su 10 identificano le AI Overviews e l’AI Mode come un pericolo concreto per il traffico, soprattutto per i contenuti esplicativi e quelli sempreverdi. I riassunti generati dall’IA in cima ai risultati di ricerca accorciano il percorso dell’utente, dandogli la “pappa pronta” e riducendo drasticamente la necessità di cliccare per approfondire sul sito dell’editore.
Di fronte a questa situazione, è chiaro che affidarsi a un’unica fonte di traffico è diventato un gioco troppo pericoloso.
Diversificare o morire: la strategia per il futuro
Infatti, gli addetti ai lavori stanno già guardando altrove.
Quando si chiede agli esperti quali saranno le loro priorità per il 2026, la risposta è unanime e non lascia spazio a dubbi: la diversificazione del traffico oltre Google è al primo posto con il 58% delle preferenze, come riportato in uno studio di NewzDash che ha coinvolto 20 esperti globali. Subito dopo, con un solido 47%, troviamo il focus su E-E-A-T e segnali di fiducia, seguito dalla SEO basata su topic ed entità (42%).
Questo significa che l’era dei contenuti “leggerini”, delle aggregazioni di notizie riscritte alla bell’e meglio, è finita.
Definitivamente.
Per competere, serviranno report originali, esperienze dirette e fonti impeccabili, non solo per la Ricerca, ma anche per Discover e per le superfici guidate dall’IA.
Alla fine della fiera, le nuove linee guida di Google per Top Stories sono solo un piccolo pezzo di un puzzle molto più grande e complesso.
Certo, è un canale da presidiare per mantenere una base di traffico stabile, ma pensare di fondare una strategia di sopravvivenza solo su di esso sarebbe pura follia.
La vera partita si gioca sulla capacità di costruire un rapporto diretto con il proprio pubblico e diversificare le fonti di traffico, riducendo la dipendenza da un algoritmo che, da un giorno all’altro, può cambiare di nuovo le regole del gioco.

Google offre un secchiello migliore per svuotare la barca che lui stesso ha bucato. Focalizzarsi sul manuale del secchiello è una perdita di tempo. Quando si costruisce la propria scialuppa di salvataggio?
La guida è una cortese distrazione dal problema reale: la dipendenza. Lamentarsi del monopolista che agisce da monopolista dimostra una certa ingenuità imprenditoriale.
I dati mostrano un’emorragia di traffico causata dal padrone di casa, che ora ci vende dei cerotti. La diversificazione non è una scelta, è l’unica inferenza logica per chi sa leggere un grafico.
Google spiega come avere visibilità, mentre la sua IA la toglie. Una mossa contraddittoria. L’indipendenza totale per gli editori è diventata un’utopia.
Eva Fontana, non una contraddizione, un modello di business. Prima creano il problema, poi vendono la “cura”. L’ingenuità era pensare che il gioco fosse equo. Qualcuno si meraviglia ancora?