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Il club tedesco punta sull’IA per ottimizzare i processi interni e ridurre i costi, ma l’iniziativa solleva interrogativi sull’effettivo vantaggio competitivo e sulla dipendenza da un’unica piattaforma.
Il VfL Wolfsburg, club della Bundesliga, adotta ChatGPT Enterprise per i suoi 350 dipendenti, puntando a un vantaggio competitivo tramite l'IA. L'iniziativa, supportata da quasi 100 GPT personalizzati, mira a risolvere colli di bottiglia operativi, automatizzare compiti ripetitivi e ridurre i costi. Una mossa audace che trasforma l'intelligenza artificiale in uno strumento di lavoro quotidiano per tutti.
Una scommessa sull’IA su larga scala, ma a quale scopo?
Il VfL Wolfsburg, una squadra della Bundesliga tedesca, ha deciso di fare una mossa che va ben oltre il campo da gioco. Stanno implementando ChatGPT Enterprise in tutta l’azienda, mettendo lo strumento nelle mani di circa 350 dipendenti.
Non si tratta di un esperimento isolato, ma di un’integrazione profonda che si basa su quasi 100 GPT personalizzati, creati per snellire il lavoro di tutti i giorni, come descritto nel dettaglio da OpenAI. L’idea è quella di trasformare l’intelligenza artificiale da strumento per pochi specialisti a risorsa quotidiana per tutti, dalla comunicazione alle risorse umane.
Michael Meeske, l’amministratore delegato, non usa mezzi termini e definisce questa mossa un vero e proprio “vantaggio competitivo”. Secondo lui, l’IA non è più una questione di futuro, ma una leva presente per ottimizzare il lavoro.
La domanda, però, sorge spontanea: si tratta di una reale innovazione operativa o di una mossa di marketing ben congegnata per posizionare il club come pioniere tecnologico?
Ma andiamo al sodo: perché una squadra di calcio dovrebbe imbarcarsi in un’operazione del genere?
Non si tratta solo di voler apparire moderni. La risposta sta nei problemi concreti che, a detta loro, stavano rallentando l’intera organizzazione.
Dai colli di bottiglia ai “colleghi” digitali
Prima di questa svolta, il club si trovava di fronte a tre ostacoli ricorrenti: compiti ripetitivi come bozze e traduzioni che assorbivano tempo prezioso, conoscenze fondamentali concentrate nelle mani di pochi specialisti (creando dipendenza e rallentamenti) e costi elevati per agenzie esterne che si occupavano di lavori di routine. Il club dichiara un risparmio annuo a sei cifre grazie alla minor dipendenza da fornitori esterni, un dato che fa sicuramente gola ma che andrebbe analizzato nel dettaglio, magari confrontandolo con i costi di licenza e di formazione interna.
La strategia di adozione, guidata da Claudio Demmer, Business Innovation Lead, è stata impostata più su workshop pratici che su slide strategiche. Un dettaglio curioso è la scelta di dare nomi propri ai GPT personalizzati, come Ulf o Hannah. Ufficialmente, lo scopo è quello di ridurre la “distanza psicologica” con la tecnologia e renderla più familiare.
Viene da chiedersi se questa umanizzazione non sia anche un modo per rendere più digeribile il fatto che crescenti porzioni di lavoro, prima gestite da persone, vengano ora delegate a un algoritmo.
Ma al di là della strategia e dei nomi simpatici, questi “colleghi” digitali cosa fanno esattamente nella pratica di tutti i giorni?
È qui che le cose si fanno concrete, mostrando come l’IA venga applicata a problemi specifici.
Dall’erba del campo alla burocrazia: l’IA si sporca le mani
Le applicazioni sviluppate dal Wolfsburg coprono aree molto diverse. Esiste un GPT che aiuta il personale a diagnosticare le malattie del manto erboso semplicemente caricando una foto, ricevendo cause probabili e piani di trattamento.
Un altro strumento trasforma dati strutturati in fatture pronte per essere inviate alla scuola calcio, riducendo errori e tempi di formattazione.
Hanno persino creato Hannah, un GPT che aiuta i dipendenti senza competenze tecniche a costruire altri GPT in modo standardizzato e sicuro.
Questa iniziativa non nasce dal nulla, ma è parte di una strategia più ampia. Già nel novembre 2024, il club aveva pubblicato un white paper sull’IA generativa in collaborazione con Deloitte, diventando la prima squadra della Bundesliga a farlo, come riportato sul sito ufficiale del VfL Wolfsburg.
Questo dimostra una certa consapevolezza dei rischi e la volontà di stabilire regole chiare.
La scelta di ChatGPT Enterprise, dicono, è stata dettata proprio dalle garanzie di sicurezza e dal fatto che OpenAI si impegna a non usare i dati dei clienti per addestrare i propri modelli.
Una promessa su cui molte aziende stanno scommettendo, sperando che venga mantenuta nel tempo.
La vera sfida, però, ora non è più tecnologica, ma organizzativa: formare le persone, mantenere standard di qualità e garantire un uso sicuro su larga scala.
Il club sembra aver trovato la sua rotta, ma resta da vedere se questa crescente dipendenza da un’unica piattaforma si rivelerà un vantaggio strategico a lungo termine o, col tempo, una gabbia dorata.

Ci presentano l’IA come un dono degli dei. In realtà è un cavallo di Troia. Oggi assiste i 350 dipendenti, domani li rimpiazza. Io, da eterno sognatore, vedo solo un incubo che prende forma.
Centinaia di GPT personalizzati per una squadra di calcio, una vera apoteosi della modernità. Sembra la stessa musica che sento ogni giorno in ufficio: più automazione per liberare il potenziale umano. A volte mi sembra solo un modo elegante per renderci gradualmente superflui.
@Benedetta Lombardi altro che superflui, qui stanno volontariamente consegnando l’intero know-how del club a una piattaforma esterna. Il giorno che OpenAI cambia una virgola nei termini del servizio o alza i prezzi, al Wolfsburg non sapranno più nemmeno come si gonfia un pallone.
@Riccardo Cattaneo La tua osservazione sulla dipendenza mi colpisce. Temo di disimparare il mio stesso lavoro, diventando inutile. È un pensiero che mi rende fragile.
@Benedetta Lombardi La tua fragilità è il loro obiettivo. Renderci inutili non è un timore, è il progetto finale. Loro risparmiano e noi diventiamo scarti.