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GPT-5.3-Codex non si limita a scrivere codice, ma gestisce interi flussi di lavoro professionali, eguagliando le performance del suo predecessore in 44 diverse professioni
OpenAI lancia GPT-5.3-Codex, un potente agente operativo che va oltre la programmazione, sfidando direttamente Anthropic. Il modello, capace di gestire l'intero flusso di lavoro professionale, porta con sé un'ammissione senza precedenti da parte dell'azienda: un 'alto' rischio per la cybersicurezza, sollevando dubbi sulla corsa all'innovazione a discapito della sicurezza.
OpenAI alza la posta: GPT-5.3-Codex non è solo per programmatori
OpenAI ha deciso di rimescolare le carte in tavola con il lancio di GPT-5.3-Codex. E non pensare al solito assistente che ti scrive due righe di codice.
Qui l’ambizione è molto più grande: trasformare Codex in un vero e proprio agente operativo capace di gestire non solo la programmazione, ma tutto il flusso di lavoro di un professionista. Dalla scrittura del codice alla gestione dei documenti, passando per la creazione di presentazioni e l’aggiornamento dei sistemi di project management.
Il tempismo, poi, la dice lunga sulla competizione spietata in questo settore. L’annuncio è arrivato appena 30 minuti dopo che Anthropic ha presentato il suo modello rivale, Claude Opus 4.6.
Una mossa che suona quasi come una sfida diretta, per mettere subito in chiaro chi comanda.
Ma tutta questa potenza di calcolo, diciamocelo, a cosa serve se resta confinata a scrivere codice?
È qui che OpenAI cambia davvero le regole del gioco.
Non più solo un programmatore, ma un collega a tutti gli effetti
Il vero salto di qualità di GPT-5.3-Codex non sta solo nella sua capacità di programmare, ma nella sua abilità di gestire quelle che vengono definite “attività di conoscenza professionale”. In pratica, come annunciato da OpenAI stessa, il modello è in grado di eguagliare le performance del precedente GPT-5.2 su compiti che spaziano dalla creazione di presentazioni all’elaborazione di fogli di calcolo, coprendo ben 44 diverse professioni.
Questo significa che l’agente non si limita più a generare codice, ma capisce il contesto più ampio del lavoro di un team di sviluppo. Può aggiornare un ticket su Jira, scrivere la documentazione tecnica di un progetto e persino gestire le pipeline di rilascio. È un passo avanti notevole, che sposta l’assistente dall’editor di codice direttamente sulla scrivania del project manager.
Tutto fantastico, vero?
Un assistente che fa quasi tutto il lavoro.
Ma c’è un “ma”, e non è piccolo, come scrive Ars Technica.
Perché quando metti in circolazione uno strumento così potente, devi anche fare i conti con le possibili conseguenze.
La contropartita: OpenAI ammette i rischi per la cybersicurezza
Ed è qui che la faccenda si fa più seria.
Lo stesso CEO di OpenAI, Sam Altman, ha dichiarato che GPT-5.3-Codex è il loro “primo modello a raggiungere un livello di rischio ‘alto’ per la cybersicurezza”, come riportato su Fortune. Tradotto: questo strumento è così abile nel programmare e nel ragionamento logico che, se usato su larga scala o in modo automatizzato, potrebbe causare danni informatici reali.
Di conseguenza, OpenAI sta mettendo dei paletti. L’accesso completo alle API, quello che permetterebbe implementazioni su vasta scala, è stato posticipato e gli utilizzi ad alto rischio nel campo della cybersicurezza saranno limitati a un programma di “accesso fidato” per professionisti della sicurezza verificati.
Viene da chiedersi: se uno strumento è potenzialmente così pericoloso, perché rilasciarlo con questa fretta, spinti forse dalla competizione con altri colossi?
La scelta di lanciare un prodotto ammettendo a priori la sua pericolosità solleva più di un dubbio sulla responsabilità di queste aziende, che sembrano più interessate a vincere la gara dell’innovazione che a garantirne un’adozione sicura.
Nel frattempo, GPT-5.3-Codex è già disponibile per gli utenti paganti di ChatGPT, consolidando la strategia di OpenAI in un unico, potentissimo modello. La squadra di ingegneri di OpenAI, tra l’altro, ha usato lo strumento per sviluppare e lanciare sé stesso, un modo per dimostrare sul campo che, almeno per ora, i benefici superano i rischi.
Staremo a vedere.
