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Un campanello d’allarme per chi crede che l’IA possa sostituire l’esperienza umana, con Google che sembra premiare la qualità e l’affidabilità dei contenuti.
L'ascesa fulminea di Grokipedia, l'enciclopedia di Musk basata al 100% sull'IA, si è conclusa con un crollo verticale su Google. La piattaforma, priva di supervisione umana, non ha superato i criteri di autorevolezza (E-E-A-T) del motore di ricerca. Questo fallimento segna un punto di svolta, un avvertimento per chiunque creda che la quantità possa sostituire la fiducia umana.
La caduta di un gigante creato dall’IA
Sembrava la storia del secolo, quella di una crescita inarrestabile destinata a cambiare le regole del gioco della ricerca online. Grokipedia, l’alternativa a Wikipedia creata da Elon Musk e soci, era sulla bocca di tutti.
Lanciata a ottobre 2025 con la bellezza di 885.000 articoli generati in automatico, ha raggiunto quasi 6 milioni di visitatori mensili in un tempo record, cifre che normalmente richiedono anni di lavoro.
E invece, la festa è finita bruscamente. Intorno al 6 febbraio 2026, la piattaforma ha subito un crollo verticale nelle classifiche di Google, vedendo la sua visibilità evaporare quasi da un giorno all’altro.
Ma, diciamocelo, i segnali di un castello di carte c’erano tutti, bastava volerli vedere.
Un progetto basato al 100% su contenuti creati da un’intelligenza artificiale, senza alcuna supervisione o validazione umana, solleva da sempre un dubbio fondamentale:
può un algoritmo, da solo, costruire quell’autorevolezza che Google pretende?
Google tira il freno: quando la quantità non fa la qualità
La risposta, a quanto pare, è un sonoro “no”.
Il tracollo di Grokipedia non è stato un caso, ma una conseguenza diretta di come Google valuta i contenuti. Tutto ruota attorno al famoso principio E-E-A-T: Esperienza, Competenza, Autorevolezza e Affidabilità.
In pratica, Google si è chiesto: chi c’è dietro a questi contenuti? C’è un essere umano con esperienza reale o solo un algoritmo che scimmiotta la conoscenza?
Grokipedia offriva contenuti tecnicamente perfetti, ma senza un’anima, senza quel tocco umano che fa la differenza. Analisti come Glenn Gabe hanno documentato il crollo con dati che non lasciano spazio a interpretazioni, mostrando una caduta libera non solo nella ricerca tradizionale, ma anche nelle risposte fornite dalle IA di Google e OpenAI. Un segnale chiaro che l’intero sistema ha declassato la piattaforma in modo coordinato.
E se un colosso come Grokipedia, con alle spalle le risorse di Musk, è crollato in pochi giorni, cosa dovrebbe far pensare a tutti gli altri che stanno seguendo la stessa strada, convinti che basti produrre contenuti in massa per vincere?
La lezione per tutti: la fiducia non si genera con un click
L’episodio di Grokipedia è molto più del fallimento di un singolo progetto; è un avvertimento per chiunque pensi di poter aggirare il sistema con la produzione automatizzata.
La lezione è semplice: la rilevanza, da sola, non basta più.
Ora il vero valore è la fiducia, e la fiducia si costruisce con l’investimento umano, con l’esperienza diretta e con una prospettiva unica.
Google sembra aver deciso di premiare chi dimostra di mettere sul tavolo un valore reale, non solo una valanga di informazioni tecnicamente corrette ma prive di spessore. Non a caso, anche figure di spicco come Barry Schwartz hanno sottolineato come questo episodio metta in luce un’instabilità più ampia nei sistemi di Google e ponga seri interrogativi sulla sostenibilità di queste strategie a lungo termine.
Per Grokipedia, la risalita richiederebbe un cambio di rotta radicale, come l’introduzione di un team di esperti umani per validare e “firmare” i contenuti.
Stiamo assistendo alla fine della bolla dei contenuti 100% automatici?
Forse Google ci ha appena dato una risposta piuttosto chiara.
