Caos in OpenAI: licenziata la manager contraria alla “modalità per adulti” di ChatGPT

Anita Innocenti

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Dietro al licenziamento della vicepresidente, spunta l’ombra della “modalità per adulti” e delle preoccupazioni interne sulla gestione dei contenuti erotici.

Il licenziamento della VP di OpenAI, Ryan Beiermeister, solleva dubbi. La versione ufficiale parla di discriminazione, ma l'ombra del suo dissenso sulla controversa "modalità per adulti" di ChatGPT è ingombrante. Una mossa che accende il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme tech, tra la libertà creativa richiesta dagli utenti e la protezione dei più vulnerabili.

Licenziamento in OpenAI: tra accuse di sessismo e la controversa “modalità per adulti”

In casa OpenAI l’aria si fa pesante.

La notizia è che Ryan Beiermeister, la vicepresidente che si occupava delle policy di prodotto, è stata licenziata. La versione ufficiale, quella che l’azienda lascia trapelare, parla di un’accusa di discriminazione sessuale mossa da un collega a gennaio, anche se i dettagli sono emersi solo ora.

Beiermeister, dal canto suo, nega tutto con forza, definendo l’accusa “assolutamente falsa” in una dichiarazione al Wall Street Journal.

Ma è davvero tutta qui la storia?

Sembra di no, perché dietro a questo licenziamento si agita un fantasma ben più grande: la ferma opposizione della manager al lancio di una “modalità per adulti” per ChatGPT. Una mossa che, guarda caso, arriva proprio mentre l’azienda si prepara a lanciare una delle sue funzionalità più discusse di sempre.

La leadership di OpenAI si affretta a smentire qualsiasi collegamento, sostenendo che la sua partenza non sia legata alle preoccupazioni sollevate. Eppure, quando la tempistica di un licenziamento coincide così perfettamente con un dissenso interno su una questione tanto delicata, è difficile non pensare che ci sia dell’altro.

La “modalità per adulti” di ChatGPT: di cosa stiamo parlando?

Fidji Simo, la CEO delle Applicazioni di OpenAI, ha confermato che la funzione debutterà entro poche settimane, nel primo trimestre del 2026. In pratica, ChatGPT sarà in grado di generare contenuti erotici, segnando un cambio di rotta radicale rispetto alla politica storicamente molto restrittiva dell’azienda su materiali sensibili.

OpenAI giura di aver pensato a tutto: ha già implementato un sistema di predizione dell’età che, analizzando il comportamento e il linguaggio, dovrebbe bloccare i minori di 18 anni senza bisogno che dichiarino l’età. Per sbloccare l’accesso, i ragazzi segnalati dovrebbero inviare un selfie a un servizio terzo di verifica dell’identità. A questo si aggiungono link per il controllo parentale e avvisi di emergenza.

Ma bastano queste misure a tranquillizzare tutti?

A quanto pare no.

Le preoccupazioni di Beiermeister non erano isolate. Anche altri dipendenti, come riportato da TechCrunch, avevano espresso timori su come questa modalità “avrebbe potuto impattare alcuni utenti”.

Se a questo aggiungi che OpenAI è già sotto la lente della FTC e sta affrontando cause legali legate alla salute mentale degli adolescenti, la decisione di aprire proprio ora a contenuti per adulti sembra quantomeno audace.

Libertà di espressione o responsabilità della piattaforma? un dibattito che scotta

Questa vicenda non fa che gettare benzina sul fuoco di un dibattito già accesissimo.

Da un lato, ci sono gli utenti paganti, sempre più frustrati da filtri di contenuto che definiscono eccessivamente restrittivi. Basta fare un giro sui forum ufficiali della community di OpenAI per leggere lamentele di scrittori e creativi che si vedono bloccare anche solo per aver usato metafore legate a temi adulti nella narrativa.

Molti sostengono che il sistema sia diventato persino più rigido nelle ultime settimane, soffocando la libertà di espressione per cui, in fondo, pagano un abbonamento.

Dall’altro lato, c’è chi invoca una maggiore responsabilità, sottolineando che una piattaforma con una base di utenti così vasta non può permettersi leggerezze, specialmente quando si tratta di proteggere i più giovani.

Il licenziamento di Beiermeister, quindi, è molto più di una semplice questione interna: è il simbolo di una tensione profonda che attraversa tutta l’industria tech.

La domanda che resta sospesa è se questa mossa di OpenAI sia una vera apertura alla libertà creativa o, più pragmaticamente, un modo per non perdere quella fetta di mercato che chiede meno paletti.

E la cacciata di chi, dall’interno, sollevava dubbi, di certo non aiuta a fare chiarezza.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

12 commenti su “Caos in OpenAI: licenziata la manager contraria alla “modalità per adulti” di ChatGPT”

  1. Sacrificano un peone sull’altare del progresso pruriginoso, mascherando la mossa con una banale accusa di sessismo; che spettacolo la Silicon Valley.

  2. Come sempre, gettano un membro dell’equipaggio in mare per alleggerire la nave e farla correre più veloce verso la scogliera del profitto, usando una scusa qualunque per nascondere la vera rotta che intendono seguire.

    1. Davide, chiamare “scogliera” la monetizzazione del mercato per adulti è generoso. Questa è una manovra di distrazione di massa per eliminare un’inefficienza interna che rallentava l’accesso a nuovi profitti. La solita, noiosa prevedibilità aziendale, nulla di più.

      1. Paolo Pugliese, la chiami distrazione, io la chiamo pulizia. Hanno fatto fuori chi frenava il cash flow. L’etica è solo fuffa per la stampa. Si chiama fare impresa, punto.

  3. È la classica mossa del prestigiatore: ti fanno guardare l’accusa di sessismo mentre con l’altra mano fanno sparire il dissenso sulle policy. A questo punto mi chiedo se i loro modelli di linguaggio non scrivano anche i comunicati stampa per i licenziamenti.

    1. Andrea, è proprio il teatro dell’assurdo che descrivi: il copione lo scrive la macchina stessa per eliminare chi non recita la parte. È un’operazione chirurgica mascherata da dramma, dove il dissenso viene rimosso come un organo malato per non infettare il sistema.

  4. Sembra il solito teatrino dove le accuse diventano un comodo paravento per decisioni di profitto. L’etica è la prima vittima sull’altare del business, ma fino a che punto si può tirare la corda?

    1. Nicolò Sorrentino

      Ciao Sara. Le accuse spesso sono un paravento di fumo. La tecnologia è un gigante che corre, ma rischia di avere i piedi d’argilla se l’etica non tiene il passo. Dove si traccia la linea tra la libertà degli utenti e la protezione?

      1. Nicolò, mi sembra la solita manfrina. Si inventano una scusa qualunque per far fuori chi rema contro il business. La linea la tracciano i soldi, punto. Che altro c’è da capire?

  5. Riccardo Cattaneo

    La solita storia: le preoccupazioni etiche sono un ostacolo al profitto, quindi si trova un pretesto per rimuoverle. Nulla di nuovo sotto il sole.

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