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Dalla genesi di Codex CLI all’adozione da parte di colossi come JetBrains e Apple: come una soluzione interna è diventata un potenziale standard di controllo sull’IA
Dietro i modelli linguistici, OpenAI costruisce un'infrastruttura di controllo chiamata Codex Harness. Nata come soluzione interna, si sta imponendo come standard per partner come Apple e JetBrains. Integrando la sicurezza a livello di protocollo, OpenAI si assicura un controllo ferreo sulle sue tecnologie, sollevando dubbi sulla creazione di un ecosistema chiuso a discapito di alternative aperte.
La mossa silenziosa di OpenAI: più che un’AI, un’infrastruttura di controllo
Mentre tutti guardano ai modelli di intelligenza artificiale che sfornano testi e codice, OpenAI sta giocando una partita molto più sottile e strategica.
L’azienda ha messo nero su bianco l’architettura del suo Codex Harness, una sorta di “imbracatura” tecnologica che fa funzionare i suoi agenti AI su piattaforme diverse, dalle applicazioni web agli strumenti per sviluppatori.
Ma non è solo un pezzo di software: è la base su cui OpenAI sta costruendo il futuro (e il controllo) delle sue tecnologie.
In pratica, l’Harness funziona come un sistema di supporto vitale per l’agente AI.
Come descritto da OpenAI stessa, si occupa di tutto ciò che il modello linguistico non gestisce: la persistenza delle conversazioni, gli accessi, le configurazioni e, soprattutto, i controlli di sicurezza.
È una separazione netta tra il “cervello” (il modello AI) e il “corpo” che lo fa agire nel mondo digitale.
Una scelta che la dice lunga sulla visione a lungo termine dell’azienda.
Ma questa architettura, così strutturata, non è nata per caso da un’intuizione geniale in una sala riunioni.
La sua storia rivela una strategia ben precisa, dettata da necessità molto concrete.
Da soluzione interna a standard (quasi) imposto
Tutto è partito da un problema pratico. Inizialmente, il Codex CLI era uno strumento per il terminale. Quando OpenAI ha deciso di creare un’estensione per VS Code, si è trovata a un bivio: riscrivere tutta la logica da capo o creare un sistema riutilizzabile.
Hanno scelto la seconda via, creando un protocollo che, col tempo, è diventato la colonna vertebrale di tutte le esperienze Codex.
La vera spinta verso la standardizzazione, però, è arrivata quando partner come JetBrains e Apple hanno bussato alla porta, chiedendo di integrare queste funzionalità nei loro prodotti, come Xcode.
Come riportato sulla loro documentazione tecnica, questa pressione ha costretto OpenAI a trasformare il suo sistema interno in una piattaforma stabile e digeribile da terzi: il Codex App Server.
E così, quello che era un semplice strumento nato per necessità è diventato la base di un sistema che solleva una domanda fondamentale:
dove finisce la comodità per gli sviluppatori e dove inizia la costruzione di un recinto dorato?
Architettura chiusa o garanzia di sicurezza?
Qui la faccenda si fa interessante.
L’architettura del Codex App Server include un meccanismo di approvazione integrato direttamente nel protocollo. Quando l’agente deve compiere un’azione potenzialmente rischiosa, il server si ferma e chiede un’autorizzazione esplicita all’utente.
A prima vista, sembra una mossa lodevole per evitare che gli agenti IA “impazziscano”.
Tuttavia, il fatto che questo controllo sia a livello di protocollo e non lasciato all’interfaccia utente significa una cosa: OpenAI mantiene le redini ben strette su ciò che i suoi agenti possono e non possono fare, anche quando sono integrati in prodotti di altre aziende.
L’approccio, che secondo Ryan Lopopolo di OpenAI punta a una forte specializzazione, di fatto privilegia un protocollo proprietario rispetto ad alternative più generiche e aperte.
La domanda, quindi, è lecita: stiamo assistendo alla nascita di un nuovo standard di sicurezza per l’IA, oppure alla costruzione di un’infrastruttura chiusa che garantirà a OpenAI una posizione dominante e un controllo ferreo sul modo in cui le sue tecnologie verranno usate in futuro?
La prossima volta che userai un assistente IA, ricordati che il vero potere non è solo nel modello che ti risponde, ma nell’imbracatura invisibile che decide cosa può, e soprattutto cosa non può, fare.

Tutti a piangere sul sistema chiuso. La gente intelligente ci vede solo un’opportunità di guadagno. Voi da che parte state?
Eva Testa, un’opportunità col guinzaglio. OpenAI ci vende la pala per scavare la nostra fossa con vista sul profitto. Il vero potere non è guadagnare nel loro recinto, ma costruirne uno proprio.