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Dalle profezie di un crollo imminente ai dati reali: un’analisi approfondita rivela che il traffico si sta trasformando, non scomparendo, e Google non è l’unico responsabile.
Altro che apocalisse, il traffico di ricerca si sta solo frammentando. Il vero colpevole non è ChatGPT ma le AI Overviews interne a Google, che riducono i clic. L'attenzione degli utenti si sposta su YouTube e Reddit, costringendo gli editori a ripensare le strategie e a puntare su contenuti unici e video per rimanere rilevanti.
I numeri non mentono: cosa sta succedendo davvero al traffico di Google
Prima di cedere al panico, guardiamo i dati con lucidità. È vero, le ricerche per utente su Google negli Stati Uniti sono calate di quasi il 20% in un anno. Ma questo è un fenomeno molto localizzato.
In Europa, nello stesso periodo, la flessione è stata di un modesto 2-3%, come riportato su Search Engine Land. A livello globale, il traffico organico complessivo verso i siti web è diminuito solo del 2,5% nel 2025, ben lontano dalle previsioni da fine del mondo.
Certo, per chi si occupa di news la situazione è più dura: il traffico da Google Search è crollato del 33% e quello da Discover del 21%.
Una bella botta, non c’è che dire.
Eppure, anche qui il diavolo si nasconde nei dettagli. L’impatto varia enormemente a seconda del tipo di contenuto e delle dimensioni dell’editore. Insomma, non è un crollo generalizzato, ma un assestamento selettivo.
La domanda sorge spontanea: se non stiamo affondando tutti insieme, chi o cosa sta davvero cambiando le carte in tavola?
Il vero colpevole non è ChatGPT, ma è in casa Google
Tutti puntano il dito contro l’intelligenza artificiale e ChatGPT, ma i dati ci dicono che questi strumenti rappresentano meno dell’1% dell’attività totale degli utenti su desktop.
Il vero motore del cambiamento è un altro, e si chiama AI Overviews, ovvero le risposte generate dall’IA direttamente nella pagina dei risultati di Google. In pratica, Google risponde alla domanda dell’utente senza che questo debba più cliccare su un link.
Una mossa geniale per l’utente, un po’ meno per chi crea i contenuti.
Questo riduce i click di circa il 35%, ma appare “solo” nel 30% delle ricerche.
Diciamocelo, questo comportamento da “zero-click” non è una novità. Sono anni che Google riempie le sue pagine con featured snippet, forum e knowledge panel che cercano di tenere l’utente sulla sua piattaforma. L’IA è solo l’ultimo capitolo di una strategia ben consolidata.
E gli utenti?
Hanno iniziato a reagire, formulando ricerche sempre più lunghe e specifiche, da sei a nove parole, proprio per scavalcare le risposte sintetiche dell’IA e andare dritti al sodo.
Ma mentre Google sembra fare il bello e il cattivo tempo con il nostro traffico, la gente dove sta andando a cercare le informazioni?
Frammentazione, non apocalisse: ecco dove si sposta l’attenzione
Il traffico non sta svanendo nel nulla, si sta semplicemente sparpagliando. La scoperta dei contenuti si sta concentrando sempre di più su piattaforme consolidate come YouTube, Reddit, Amazon e Wikipedia, con ChatGPT che si piazza al settimo posto. Il punto chiave è che il traffico generato dagli strumenti di IA va a premiare quasi esclusivamente questi colossi, lasciando le briciole agli editori indipendenti.
Sembra quasi un club esclusivo, non trovi?
Eppure, molti editori stanno già correndo ai ripari, compensando le perdite dal motore di ricerca con un aumento dei referral da Facebook, dal traffico diretto delle email e, soprattutto, da Google Discover, che per alcuni sta addirittura crescendo.
Questa frammentazione sta costringendo tutti a ricalibrare le proprie strategie. Un sondaggio del Reuters Institute la dice lunga: la maggior parte dei media leader metterà meno energie sulla ricerca tradizionale per puntare tutto su YouTube e sui contenuti video.
C’è la forte convinzione che i reportage originali e i contenuti unici resteranno comunque visibili, perché l’algoritmo, per quanto evoluto, ha ancora bisogno di sostanza. Ed è qui che le cose si fanno interessanti, perché le previsioni sono tutt’altro che unanimi.
Se da un lato Gartner aveva previsto un crollo del 25% del volume di ricerca, dati più recenti descritti da Graphite e Similarweb mostrano addirittura una leggera crescita.
Chi avrà ragione?
Forse la domanda non è se la ricerca morirà, ma come impareremo a convivere con la sua nuova forma, molto più distribuita e complessa.

Molti si lamentano del calo. Perché non creare valore dove gli utenti si trovano?
Eva, inseguire gli utenti su ogni nuova piattaforma è un’emorragia di risorse. Prima che il valore si trasformi in profitto, il budget è già svanito. Quanti sono disposti a pagare questo biglietto per la giostra?
Più che un funerale, è una muta. Google cambia pelle, non scompare. Dobbiamo solo imparare a leggere le nuove squame.
Mentre i SEO si strappano i capelli, io preparo la prossima sceneggiatura per YouTube, il nuovo Eldorado del traffico. Sarà che le persone cercano connessioni più umane o semplicemente non hanno voglia di leggere?
Andrea, anch’io creo contenuti, chiedendomi quando l’algoritmo deciderà che sono un costo da tagliare.
Non è frammentazione, è un cambio di recinzione. Google sposta il suo bestiame da un pascolo all’altro, sempre più vicino al suo fienile. E noi ci sentiamo liberi di scegliere l’erba. Che ingenuità la nostra.
Tutto ‘sto panico sulla frammentazione. Che novità. La gente si ricorda di avere una mailing list solo quando l’algoritmo fa i capricci. Io intanto ringrazio.
Mentre tutti si disperano per questa presunta frammentazione, noi creatori di video brindiamo a un nuovo rinascimento digitale. Il punto non è che la gente non cerca più, semplicemente non vuole più leggere. Dove andremo a finire?
Ci rassicurano parlando di frammentazione, un modo elegante per descrivere la nostra prossima irrilevanza.
Il punto non è la frammentazione del traffico, ma il deterioramento della qualità della ricerca. Gli utenti migrano verso piattaforme che offrono valore e autenticità. Google ha smesso di essere il miglior punto di partenza per molte ricerche. La fiducia si sta erodendo.
Questa narrazione rassicurante sulla “frammentazione” mi gela il sangue, perché maschera la balcanizzazione del pensiero unico, un gregge diviso per essere controllato meglio. L’idea che non ci sia via di scampo è l’unica cosa che mi tiene sveglio la notte.
Non è un crollo, è una transumanza pilotata. Spostano il gregge dove l’erba costa meno e il recinto è loro. Noi non siamo il bestiame, siamo i cani da pastore che corrono dietro. Ma chi tiene il fischietto in bocca?
Andrea Ruggiero, l’illusione di essere cani da pastore anziché bestiame non modifica la geometria del recinto, i cui confini vengono tracciati da chi detiene il fischietto solo per rendere più efficiente la mungitura. La domanda corretta non è chi fischia, ma quanto latte produciamo.
Siamo bestiame in un labirinto di specchi, dove ogni riflesso è un nuovo recinto che chiamano “scelta” per farci sentire liberi. È un gioco di prestigio talmente ben fatto che non riesco più a distinguere la mano del prestigiatore dalla distrazione.
Alice Rinaldi, più che un gioco di prestigio mi pare un banale foglio di calcolo: noi siamo le righe e il nostro tempo la cella del profitto.
La frammentazione è voluta, ci spostano come bestiame tra i loro recinti digitali per raccogliere dati diversi. Chissà cosa ci faranno cercare domani, quando la libera ricerca sarà diventata un privilegio per pochi eletti.