Markdown for Agents di Cloudflare: efficienza per le IA o un pericoloso ritorno all’AI Cloaking?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Una mossa che promette di ridurre i costi per le IA, ma che rischia di riportare in auge pratiche SEO scorrette come l’AI Cloaking, sollevando dubbi sull’integrità dei contenuti online.

Cloudflare lancia Markdown for Agents per rendere il web più efficiente per le intelligenze artificiali, promettendo una drastica riduzione dei costi. Tuttavia, questa mossa innovativa apre un pericoloso vaso di Pandora: l'AI Cloaking. Servendo contenuti diversi alle macchine si rischia di creare un web parallelo e minare la fiducia, una scorciatoia che ha già allarmato colossi come Google e Microsoft.

Cloudflare promette efficienza, ma a quale prezzo?

Cloudflare ha lanciato una nuova funzionalità, chiamata Markdown for Agents, che sta già facendo discutere parecchio. L’idea di base è semplice: quando un crawler di un’intelligenza artificiale visita una pagina web, invece di servirgli il solito e pesante codice , Cloudflare converte al volo la pagina in Markdown, un formato molto più leggero e pulito. In parole povere, si tratta di dare alle macchine una versione “essenziale” dei contenuti, senza tutta la grafica e il codice che serve a noi umani.

Il vantaggio, sulla carta, è notevole.

Stando ai dati forniti dalla stessa Cloudflare e riportati su The Register, si parla di una riduzione dell’80% nel consumo di “token”, ovvero la “moneta” con cui le AI misurano e processano i dati.

Per chi gestisce sistemi di AI che analizzano migliaia di pagine al giorno, questo si traduce in costi più bassi e risposte più veloci. Ma, diciamocelo, quando una multinazionale che gestisce circa il 20% del web lancia una novità del genere, c’è sempre da guardare oltre la facciata.

Tutto bello, fino a quando non ti accorgi che questa “efficienza” potrebbe aprire un vaso di Pandora che credevamo chiuso da tempo.

Il ritorno del cloaking, questa volta per le IA

Il problema vero, quello che ha fatto suonare più di un campanello d’allarme tra gli addetti ai lavori, si chiama AI Cloaking.

Se hai un po’ di familiarità con la SEO, sai già di cosa parlo: è la vecchia tecnica, vietatissima, di servire contenuti diversi ai motori di ricerca rispetto a quelli che vedono gli utenti umani. E questa nuova funzione di Cloudflare, purtroppo, rischia di renderla un gioco da ragazzi.

Il meccanismo è subdolo. La richiesta per la versione Markdown della pagina arriva con un’intestazione specifica (Accept: text/markdown). Questo, di fatto, è un segnale inequivocabile che permette a chiunque di intercettare la richiesta e rispondere con una versione pensata apposta per le macchine, magari imbottita di istruzioni nascoste, dati di prodotto alterati o link che un utente umano non vedrebbe mai.

Cloudflare, poi, si limita a convertire in Markdown quello che riceve. Come descritto da Search Engine Land, il rischio concreto è la creazione di una sorta di “web ombra”, una versione della realtà solo per le macchine.

E la domanda sorge spontanea: chi controllerà che questa scorciatoia non diventi il Far West?

Google e Microsoft alzano un sopracciglio (e non hanno tutti i torti)

Come prevedibile, i giganti del web non sono rimasti a guardare. John Mueller di Google ha liquidato l’idea di servire pagine Markdown separate alle IA come “un’idea stupida”, sottolineando che i modelli linguistici si sono sempre addestrati e non hanno alcun problema a gestirlo.

Perché, si chiede, dovrebbero vedere una pagina che nessun utente vede?

Anche da Microsoft non sono arrivati applausi, con Fabrice Canel che ha espresso preoccupazione per la duplicazione dei contenuti e i problemi di manutenzione che ne deriverebbero.

Certo, si potrebbe pensare che stiano solo proteggendo il loro territorio, ma le loro obiezioni sono tutt’altro che campate in aria. Nel tentativo di calmare le acque, Cloudflare ha introdotto delle intestazioni chiamate Content-Signal, che dovrebbero comunicare alle IA come possono utilizzare i contenuti (per training, ricerca, ecc.).

Il punto, però, è che le impostazioni predefinite consentono praticamente tutto.

Se attivi la funzione senza metterci mano, stai dando il via libera alle IA per fare quasi tutto ciò che vogliono con i tuoi contenuti.

La mossa di Cloudflare è un’accelerazione verso un web più “AI-friendly” o un passo falso che rischia di compromettere la fiducia su cui si basa l’indicizzazione?

La partita è appena iniziata.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

12 commenti su “Markdown for Agents di Cloudflare: efficienza per le IA o un pericoloso ritorno all’AI Cloaking?”

  1. Claudia Ruggiero

    Si lamentano di un web parallelo, ma è solo la naturale biforcazione tra l’interfaccia per l’uomo, disordinata, e quella per la macchina, logica e pulita. Stiamo semplicemente smettendo di tradurre la logica in estetica per chi non ne ha bisogno.

  2. Benedetta Lombardi

    Stanno costruendo un intero web di cartapesta per le macchine, così risparmiano due spicci. E io che mi affanno a spiegare l’impatto di un font. L’unica conversione che vedremo sarà quella dei loro costi.

  3. Andrea Ruggiero

    Un web per le macchine. Un altro per gli umani. È come costruire una casa su fondamenta di sabbia. L’intera struttura scricchiola. Mi chiedo quando avverrà il crollo.

  4. L’efficienza economica per pochi automi viene barattata con la fiducia di molti umani, una transazione che svaluta la moneta più preziosa del digitale. Quale sarà il tasso di cambio finale per l’autenticità, quando il banco avrà già vinto?

  5. Si costruisce un bel teatrino di facciata per noi, mentre nel retrobottega si nutre il burattino con chissà quale mangime. Chissà chi tira i fili.

  6. La nobile crociata per ridurre i token delle IA mi commuove, ma mi chiedo se la vera intenzione non sia semplicemente creare un nuovo standard di fatto, costringendo tutti ad adeguarsi alla loro infrastruttura. Sarà solo un’impressione.

  7. Giovanni Graziani

    Tutti a gridare allo scandalo. È solo un nuovo strumento. Chi si adatta subito vince, gli altri si lamentano. La storia è sempre quella.

  8. Alessandro Parisi

    Ci si affanna a creare un’autostrada per le IA nutrendole con spazzatura mascherata da efficienza, per poi lamentarsi se i modelli partoriscono deliri. Una mossa geniale per il progresso dell’umanità, non c’è che dire.

  9. Hanno solo dato un nome figo al cloaking, una scorciatoia tecnica per manipolare i ranking. Alla fine, a chi giova sta pagliacciata?

    1. Paola Montanari

      Filippo Villa, la solita fuffa sull’efficienza per creare solo più caos. Per chi lavora online sarà un delirio. Già mi viene l’ansia.

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