WordPress lancia il suo assistente AI: ecco cosa cambia davvero

Anita Innocenti

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Automattic lancia un tool integrato nell’editor che promette di semplificare la gestione dei siti web, trasformando comandi vocali e testuali in modifiche concrete su contenuti e design

Automattic risponde alla concorrenza introducendo un assistente AI in WordPress.com. Lo strumento, integrato nell'editor, non è per tutti: è riservato ai piani a pagamento e mira a semplificare la gestione di contenuti e design per professionisti e aziende. Una mossa strategica per colmare il divario di usabilità con rivali come Wix, ma resta da vedere se basterà.

WordPress lancia il suo assistente AI: ecco cosa cambia davvero

Alla fine, anche il colosso che muove oltre il 40% del web ha dovuto fare i conti con la realtà e ha lanciato il suo Assistente AI integrato. Automattic, la società dietro WordPress.com, ha capito che non poteva più restare a guardare mentre competitor come Wix e Squarespace facevano dell’intelligenza artificiale il loro cavallo di battaglia.

E non stiamo parlando del solito chatbot relegato in un angolo della pagina, ma di uno strumento che lavora direttamente dentro l’editor, promettendo di semplificare la vita a chiunque debba gestire un sito. L’idea è quella di trasformare comandi vocali o testuali, scritti in linguaggio naturale, in modifiche concrete su contenuti e design.

Ma cosa sa fare, nel concreto, questo nuovo strumento?

Dalla scrittura al design, le promesse dell’assistente

L’idea di fondo è semplice: invece di perderti tra menu e impostazioni, parli con l’IA. Puoi chiederle di riscrivere un paragrafo con un tono più sicuro, di tradurre una sezione o di suggerirti dei titoli più efficaci.

Come riportato su TechCrunch, l’assistente non si ferma ai testi. Puoi dargli comandi come “rendi questa sezione più moderna” o “cambia i colori del sito con una palette più vivace”, e lui interverrà direttamente sulla struttura e sullo stile, a patto però di utilizzare temi a blocchi.

C’è anche una funzione di generazione immagini, basata sui modelli di Google Gemini, che permette di creare o modificare foto direttamente dalla libreria media.

Tutto molto interessante, ma la vera domanda è: chi potrà usarlo e, soprattutto, a quale costo?

Una mossa strategica (non per tutti)

Ed è qui che arriva il punto. Questo nuovo assistente AI non è per tutti.

Attualmente, è disponibile senza costi aggiuntivi solo per chi ha un piano Business o Commerce su WordPress.com. Una scelta che la dice lunga sulla strategia di Automattic: l’obiettivo non è tanto coccolare il blogger amatoriale, quanto piuttosto trattenere i clienti professionali e le aziende che potrebbero essere tentati da piattaforme più intuitive.

Diciamocelo, WordPress è sempre stato sinonimo di potenza e flessibilità, ma anche di una curva di apprendimento non proprio banale.

Questo assistente è il tentativo di colmare quel divario, rendendo accessibili funzioni complesse anche a chi non ha competenze tecniche. Si integra persino con le note di WordPress 6.9, permettendo ai team di collaborare e di chiamare in causa l’IA con un semplice tag “@ai” per fact-checking o suggerimenti.

Resta da vedere se un assistente, per quanto intelligente, basterà a rendere più snella un’esperienza utente che da anni si porta dietro una fama di complessità.

La mossa è senza dubbio necessaria, ma la vera sfida sarà dimostrare che non si tratta solo di un’aggiunta di facciata per tenere il passo con i tempi.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

18 commenti su “WordPress lancia il suo assistente AI: ecco cosa cambia davvero”

  1. Elisa Marchetti

    Bello, un altro strumento a pagamento per generare contenuti che non convertono, così abbiamo più tempo per chiederci perché non vendiamo. Un paradosso costoso.

    1. @Massimo Martino Funerale? No, è una festa per loro. Ci vendono la pala per scavare la fossa della nostra unicità, facendoci pagare un abbonamento mensile. Alla fine è sempre la solita storia.

  2. Vedo molti dubbi sulla qualità, ci sta. Io però lo vedo come un tool per le task noiose. Ci lascia più energia per le idee che contano. Sta a noi usarlo con intelligenza.

  3. Giovanni Battaglia

    Pagare per una stampella digitale. Si produce rumore di fondo con più efficienza. E io che insegno a ignorarlo, che ironia.

    1. @Giovanni Battaglia Più che rumore, è automazione di contenuti mediocri. Se velocizza la produzione, ben venga. Poi bisogna vedere se la mediocrità riesce ancora a vendere qualcosa.

      1. Giovanni Battaglia

        @Federica Testa Vende, eccome. Abbiamo barattato il mestiere per la velocità, creando catene di montaggio per il vuoto. Una fine malinconica per la scrittura.

    1. Veronica Valentini

      @Vanessa De Rosa Non è un megafono, è l’onda che livella la spiaggia, cancellando ogni castello di sabbia costruito con competenza. Ci renderà tutti uguali.

  4. Chiamiamolo col suo nome: un lucchetto dorato per intrappolare gli utenti nei piani a pagamento, mascherato da aiuto divino per produrre la solita aria fritta. Quanto ci metteremo ad abituarci a pagare per non pensare?

    1. Giada Mariani, il nulla vende benissimo, te lo assicuro. Non è un megafono, è un imbuto. Ci porta esattamente dove vogliono loro e noi, per giunta, paghiamo il biglietto.

  5. Benedetta Lombardi

    Un’altra scorciatoia per professionisti pigri, un bel modo per generare layout anonimi e contenuti piatti che inseguono la concorrenza. Almeno la mia parcella, di fronte a questa presunta creatività artificiale, per ora è salva.

    1. Beatrice Benedetti

      Benedetta Lombardi, non la chiamerei pigrizia, ma un tentativo di ridurre lo sbatti di certe attività. Il punto è che se l’AI produce roba generica e poi devo metterci le mani io per renderla decente, il tempo perso è doppio e mi sento pure presa in giro.

  6. Ottimo, un altro assistente che legge i nostri contenuti per allenarsi. Almeno i dati che regaliamo serviranno a qualcosa, no? Che generosità.

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