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La nuova modalità di ricerca basata sull’intelligenza artificiale di Google penalizzava i siti di food blogger e creatori di contenuti, causando un crollo verticale delle visite.
Dopo le proteste dei food blogger per il crollo del traffico causato dall'AI Mode, Google ha modificato la ricerca delle ricette. La nuova interfaccia mostra link diretti ai siti dei creatori, ma il dubbio rimane: è una soluzione autentica per supportare i content creator o solo una mossa strategica per evitare una crisi più grande?
Il problema del “copia e incolla” mascherato da IA
Fino a poco tempo fa, quando cercavi una ricetta su Google, l’AI Mode faceva una cosa tanto affascinante quanto dannosa: prendeva spunto da diverse fonti, le mescolava e ti presentava una ricetta unica, completa di ingredienti e passaggi, direttamente nella pagina dei risultati.
Una bella comodità per te, ma un disastro per chi quelle ricette le crea, le testa e le pubblica.
Questo fenomeno, che nella community dei creator è stato battezzato “ricette Frankenstein”, ha causato un crollo verticale delle visite ai loro siti.
Perché mai un utente dovrebbe cliccare su un link, se ha già tutto quello che gli serve a portata di mano?
La situazione era diventata così insostenibile che molti hanno iniziato a bloccare l’accesso ai crawler di Google, una mossa drastica ma necessaria per non vedere il proprio lavoro svanire nel nulla.
Di fronte a una protesta così diffusa, Google ha capito che doveva intervenire.
Ma la soluzione che ha messo in campo basterà a rimettere le cose a posto, o è solo un modo per placare gli animi?
La “soluzione” di Google: un pannello laterale è abbastanza?
Robby Stein, Vice Presidente del Prodotto per Google Search, ha annunciato i cambiamenti il 4 marzo 2026, ammettendo che l’azienda aveva “ricevuto feedback sui risultati delle ricette in AI Mode” e stava agendo per “mettere meglio in contatto le persone con i creatori di ricette sul web”.
In pratica, ora la ricerca di ricette funziona diversamente. Viene mostrato un pannello riassuntivo con immagini dei piatti; cliccando su un’immagine, si apre un pannello laterale con maggiori dettagli e, cosa più importante, dei link diretti e ben visibili ai siti dei creator. Google sta anche aggiungendo i tempi di cottura, un’informazione che, secondo quanto riportato su Search Engine Land, i tester hanno trovato utile.
Tuttavia, c’è già chi fa notare una piccola, ma forse non casuale, stranezza: le immagini cliccabili non sembrano affatto dei pulsanti, ma più elementi decorativi.
Viene da chiedersi se l’utente medio capirà subito che può interagirci o se, ancora una volta, si fermerà alla superficie.
Un passo avanti o una mossa strategica?
Questa mossa di Google si inserisce in un dibattito molto più ampio sull’impatto dell’intelligenza artificiale sui contenuti online. Il problema non è solo la perdita di traffico, ma anche una questione di fiducia e attribuzione.
L’utente, leggendo una ricetta generata dall’IA, potrebbe non rendersi conto che non sta seguendo le indicazioni testate e approvate da un creatore specifico, ma un mix di informazioni assemblate da un algoritmo. Questo mina il rapporto di fiducia che i blogger costruiscono con la loro community.
Lo stesso Stein ha ammesso che “sappiamo che c’è ancora molto lavoro da fare su questo”, lasciando intendere che questo potrebbe essere solo il primo di una serie di aggiustamenti.
Resta il dubbio: si tratta di un vero tentativo di trovare un equilibrio sostenibile o di una concessione strategica per evitare una rivolta su larga scala da parte di chi, di fatto, fornisce a Google la materia prima per i suoi servizi?
La risposta, probabilmente, la vedremo nei prossimi mesi, analizzando i dati di traffico.

Il rumore mediatico ha funzionato, per ora. Google ha reagito per proteggere la propria immagine, non i creator. L’IA è programmata per aggregare dati. Mi chiedo quale sarà il prossimo contenuto a essere “sintetizzato” senza che nessuno se ne accorga.
@Eva Fontana Hanno solo messo un bavaglino al cannibale. Il sistema è progettato per fagocitare, non per creare. Domani toccherà ai tutorial, poi alla mia materia. La fame del codice non si placa con un link in più.
Hanno solo spostato il banchetto un po’ più in là. Il gigante ha sempre fame. Il problema non è la ricetta, è l’ingordigia.
La macchina ha imparato a saccheggiare le idee umane. Oggi hanno calmato la bestia con un boccone. Ma quando tornerà ad avere fame, cosa si prenderà? Questo scenario mi mette i brividi, è un cavallo di Troia nella nostra creatività.
Hanno messo una toppa sulla falla. Un gesto di facciata. La pressione dell’acqua è la stessa e l’intera diga è costruita male. Bisogna chiedersi dove cederà la prossima volta.
Hanno placato la folla con qualche briciola del banchetto che allestivano usando i loro stessi contenuti. Un’elegante gestione delle risorse in attesa che l’appetito della macchina torni a crescere.
Paola Caprioli, più che briciole mi sembra il formaggio nella trappola. Hanno solo bisogno che i topolini continuino a produrre contenuti per addestrare il gatto gigante, prima che se li mangi tutti in un sol boccone.
Hanno smesso di saccheggiare la dispensa dei food blogger per un po’. Attendo con ansia che vengano a fare il riassunto dei miei video, così potrò finalmente andare in pensione.
Una tregua, non una pace. Hanno semplicemente rimandato l’inevitabile cannibalizzazione dei contenuti. Il banchetto dell’AI è solo posticipato, nel frattempo ci lanciano le ossa. Godetevi il brodino finché dura.
Angela Longo, un brodino fatto con le nostre ossa future. Google non ha ritirato il macellaio, gli ha solo dato un grembiule più pulito.
Una mossa da manuale per placare la mandria, restituendo il minimo indispensabile per zittirla. Il gigante ha solo ritirato l’artiglio per un istante, non ha di certo cambiato la sua natura predatoria.
Laura Bruno, il gigante non ha ritirato l’artiglio, ha solo cambiato guanti. La sua presa sui dati resta la medesima, questo è il punto.
Google misura la reazione del mercato. La protesta ha funzionato, per ora. Hanno solo allentato la presa per non far morire la preda. Chissà quale sarà il prossimo esperimento a nostre spese.
Eva Testa, non è una preda. È un campione statistico per calibrare la prossima estrazione.
Hanno tolto il pasto intero per poi restituirci le briciole con grande clamore, aspettandosi pure la nostra gratitudine. È la vecchia tecnica del carceriere che allenta le manette di un giro, non un atto di generosità.
Google non ha cambiato rotta, ha solo gettato delle briciole per placare il rumore. Il modello di business resta lo stesso: nutrirsi di contenuti altrui. Questa non è una vittoria, è un contentino concesso dal padrone del vapore.
Serena Basile, il tuo “contentino” è il calmante che ti danno prima dell’amputazione. Ora che la protesta è sedata, Google può perfezionare il furto senza disturbi. Quando smetteranno di fingere e toglieranno del tutto i link?