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L’impatto dell’IA sul mercato del lavoro si rivela più subdolo del previsto, penalizzando i giovani e i colletti bianchi attraverso un calo delle nuove assunzioni
I dati sull'occupazione di febbraio negli Stati Uniti accusano l'IA, ma la vera minaccia non sono i licenziamenti. È un 'licenziamento invisibile': l'aumento di produttività grazie all'IA blocca le nuove assunzioni, creando un muro per i giovani professionisti. Una crescita che, invece di includere, lascia indietro un'intera generazione di talenti, penalizzando soprattutto i 'colletti bianchi'.
Il trucco del “licenziamento invisibile”
Il vero impatto dell’intelligenza artificiale non si vede tanto nei licenziamenti diretti, quanto in quello che sta accadendo dietro le quinte. Come avverte Andrew Crapuchettes, CEO di RedBalloon, su Fox News Digital, stiamo assistendo a un “licenziamento invisibile”.
Funziona così: un’azienda adotta nuovi strumenti di IA, la produttività dei dipendenti attuali aumenta e, di conseguenza, non c’è più bisogno di assumere nuove persone per gestire il carico di lavoro. Lo stesso Crapuchettes ammette che nel suo team sono riusciti a triplicare la produzione senza aggiungere una sola persona.
Questo significa che, anche se non vedi ondate di licenziamenti di massa, le porte per chi cerca lavoro iniziano a chiudersi lentamente. Le aziende, anziché espandere l’organico, ottimizzano quello che hanno. Un bel vantaggio per i bilanci aziendali, ma un ostacolo enorme per chi è fuori e cerca di entrare.
Questa situazione sta creando un paradosso: l’aumento di produttività, che dovrebbe essere un motore di crescita, si traduce in un blocco delle assunzioni.
Ma se le porte si chiudono, chi è che resta fuori al freddo?
A pagare il prezzo sono i giovani e i “colletti bianchi”
Se pensi che a rischiare siano solo operai o lavori manuali, ti sbagli di grosso.
La ricerca sta mostrando un quadro completamente diverso e, per certi versi, inaspettato. Secondo uno studio di Anthropic, i lavoratori più esposti all’impatto dell’IA non sono quelli che ti aspetteresti.
Si tratta di professionisti altamente istruiti, i cosiddetti “colletti bianchi”: programmatori, analisti finanziari, addetti al servizio clienti. Persone con lauree, spesso specialistiche, che guadagnano in media il 47% in più rispetto ai gruppi meno esposti.
E qui arriva il dato più allarmante: il colpo più duro lo stanno subendo i più giovani.
Un’analisi della Federal Reserve Bank di Dallas conferma questa tendenza. Mentre l’occupazione totale negli Stati Uniti è cresciuta dal lancio di ChatGPT, nei settori più esposti all’IA è diminuita, e questo calo sta colpendo in modo sproporzionato i lavoratori sotto i 25 anni.
Per loro, trovare un impiego in questi campi sta diventando una vera e propria impresa. Per i colleghi più anziani, invece, la situazione sembra stabile.
Si sta creando una frattura generazionale dove i neolaureati, carichi di competenze e aspettative, si trovano di fronte a un muro.
Ma allora, se non vengono licenziati in massa, qual è il vero problema che stanno affrontando?
Non è una questione di licenziamenti, ma di mancate assunzioni
Ed eccoci al punto centrale della questione. La difficoltà per i giovani professionisti non deriva tanto da un’ondata di licenziamenti, quanto da un drastico rallentamento delle assunzioni. In pratica, chi ha già un lavoro nei settori esposti all’IA tende a tenerselo stretto, ma per chi è appena uscito dall’università le opportunità sono sempre meno.
I ricercatori parlano di un “basso tasso di reperimento di lavoro”: le aziende, potendo fare di più con meno persone grazie all’IA, semplicemente non aprono nuove posizioni, come si evince da questo report.
Questo significa che i neolaureati in campi come l’informatica o la finanza si trovano costretti a rimanere nei loro vecchi lavori, accettare impieghi non in linea con i loro studi o, in alcuni casi, tornare a studiare sperando in tempi migliori.
È una forma di stagnazione silenziosa.
Certo, il report di febbraio è stato complicato anche da altri fattori, come uno sciopero nel settore sanitario in California, ma è innegabile che l’IA stia ridisegnando le regole del gioco.
La vera domanda, a questo punto, è un’altra: questo decantato “aumento di produttività” a chi giova davvero, se lascia indietro un’intera generazione di talenti?

Una pulizia silenziosa del mercato del lavoro. Meno ingressi, più pressione sui presenti. La chiameranno ‘lean organization’, immagino.
@Renata Bruno, la chiamano “lean” per mascherare il taglio dei costi, lasciando una generazione fuori dalla porta. Poi ci lamenteremo della mancanza di talenti.
Diventeranno giardinieri in deserti di silicio, un’elegante metafora per la loro programmata inutilità.
Licenziamento invisibile. Il marketing riesce a rendere poetica persino la riduzione del personale.
@Alessandro Lombardi Una ninna nanna per addormentarli prima di sbarrare la porta. Che paura.
@Isabella Riva Esatto, una dolce melodia per non far sentire il rumore del catenaccio. La chiamano “progresso”, che tenerezza.
Il futuro dei nostri figli mi terrorizza, cosa ne sarà di loro?
Chiamiamolo col suo nome: selezione. Meno assunzioni significa meno mediocrità da gestire. L’asticella si alza per tutti, non solo per i giovani. O ti adatti, o sei fuori dai giochi.
Un aumento di produttività che esclude. Questa dinamica mi atterrisce. Si nega il futuro a una generazione intera, lasciandola ai margini. Quale speranza resta per i giovani talenti se la porta d’ingresso è sbarrata?
@Renato Graziani La produttività è una scusa. Le aziende tagliano costi, come sempre.
@Eva Fontana La chiamano produttività, ma è solo un modo per sbarazzarsi delle persone. Prima dei vecchi, ora dei giovani prima ancora che inizino. Mi viene un freddo addosso a pensare a che mondo stiamo costruendo per loro.
Il genio del branding che ha partorito “licenziamento invisibile” merita un premio per l’ipocrisia, dato che stiamo solo costruendo un muro per chiunque voglia entrare. Inizio a domandarmi quale eufemismo useranno quando toccherà a quelli come me.
Alessandro, ti preoccupi del marketing? Ammirevole. La vera domanda non è come la chiameranno, ma quanto ci metteranno a passare dai junior a chiunque abbia un costo superiore a un abbonamento software. La risposta è ovvia.
@Davide Fabbro Il mio era sarcasmo amaro. È proprio la tua “risposta ovvia” a tenermi sveglio la notte. L’idea di diventare meno convenienti di un software ci trasforma tutti in un costo da tagliare. A me questa cosa mette un’angoscia terribile.
Chiamarlo “licenziamento invisibile” è un eufemismo. È una potatura preventiva. Si tagliano i rami giovani per dare più linfa al tronco vecchio. Una logica che non tiene conto delle stagioni a venire.
È un elegante serpente che si morde la coda: le aziende divorano i loro futuri consumatori per nutrire l’efficienza del presente.
La solita lagna su chi compra. Fuffa. La tecnologia taglia i costi, il resto non conta. O servi a qualcosa o sei un peso.
Si lamentano del blocco assunzioni? È logico. Meno costi, più produttività. Se un’IA lavora meglio di un neolaureato, la scelta mi pare ovvia.
@Federica Testa, la scelta ovvia oggi è la voragine di domani. Chi comprerà i prodotti?