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Microsoft punta su Anthropic per rilanciare Copilot Cowork, ma l’adozione del 4% e i costi elevati sollevano dubbi sull’effettiva rivoluzione promessa
Microsoft integra l'IA di Anthropic nel nuovo Copilot Cowork, promettendo un assistente autonomo rivoluzionario. La mossa, però, appare più come un tentativo di giustificare i costi elevati e rimediare a un'adozione ferma al 4%. Un segnale che, nonostante la tecnologia, la vera sfida per Microsoft è convincere i clienti a pagare per la sua AI.
Microsoft e Anthropic: nasce Copilot Cowork, ma è la rivoluzione che promettono?
Microsoft ha appena sparato una delle sue cartucce più grosse: l’integrazione della tecnologia Claude di Anthropic nel suo nuovo agente, Copilot Cowork.
L’annuncio, arrivato il 9 marzo, segna un cambio di rotta piuttosto evidente nella strategia AI di Redmond, che ora sembra voler giocare su più tavoli.
L’idea è quella di darti un assistente autonomo capace di gestire compiti lunghi e complessi all’interno di Microsoft 365, come preparare da zero un meeting con un cliente, riprogrammare appuntamenti incrociati e orchestrare flussi di lavoro che di solito ti porterebbero via mezza giornata.
Judson Althoff, il nuovo CEO della divisione commerciale di Microsoft, ha descritto questa mossa come la “terza ondata” di Copilot, un’evoluzione che trasforma l’assistente da semplice strumento di generazione a un vero e proprio partner operativo.
Diciamocelo, sulla carta sembra tutto fantastico.
Ma la vera domanda è: perché proprio Anthropic?
E perché adesso?
La risposta svela una strategia molto più complessa di una semplice partnership.
Dietro le quinte di Cowork: come funziona e perché Microsoft sta diversificando
Per capire cosa fa davvero Cowork, dobbiamo guardare al motore. Microsoft lo chiama WorkIQ, uno strato di intelligenza che, a detta loro, va oltre la semplice ricerca di dati. Analizza i segnali provenienti dalle tue attività su Microsoft 365, tiene memoria delle tue abitudini e preferenze e cerca di anticipare le tue necessità.
In pratica, dovrebbe sapere cosa ti serve prima ancora che tu glielo chieda.
Può gestire il calendario, preparare documenti per le riunioni, fare ricerche su aziende e pianificare lanci di prodotto.
C’è però una differenza sostanziale rispetto all’agente desktop che Anthropic offre già per conto suo: la versione di Microsoft non può interagire con file o applicazioni locali sul tuo computer.
Funziona esclusivamente all’interno della “gabbia dorata” del cloud di Microsoft 365.
Una scelta che, diciamocelo, serve a tenere tutto sotto il rigido controllo dell’infrastruttura Microsoft, legando a doppio filo la sicurezza alla sua nuvola. Questa mossa, unita allo sviluppo di modelli proprietari come MAI-1, conferma che Microsoft non vuole più dipendere esclusivamente da OpenAI.
Avere la tecnologia migliore del mondo, però, non basta se poi i clienti non la usano.
E i numeri che Microsoft ha dovuto, finalmente, mettere sul tavolo raccontano una storia un po’ diversa.
Il vero nodo da sciogliere: tra prezzi stellari e un’adozione che stenta
Qui arriviamo al punto dolente. Per la prima volta, Microsoft ha svelato di avere 15 milioni di abbonati paganti a Copilot su una base di 450 milioni di utenti commerciali di Microsoft 365. Facendo due conti, parliamo di un’adozione che non supera il 4%. Un dato che, non a caso, ha provocato un calo del 7% delle azioni. Con numeri così bassi, l’introduzione di funzionalità avanzate come Cowork sembra un tentativo di giustificare il prezzo di Copilot e spingere le aziende a fare l’upgrade.
E il prezzo non è certo un dettaglio. Cowork sarà disponibile per chi ha già una licenza Copilot, magari all’interno del nuovo pacchetto E7, che costa la bellezza di 99 dollari al mese per utente. La domanda sorge spontanea: un agente come Cowork, per quanto potente, può davvero giustificare una spesa del genere, specialmente quando l’adozione del prodotto base è ancora così bassa e le autorità di regolamentazione, come la FTC, stanno indagando proprio sulle pratiche di bundling di Microsoft?
La partita, alla fine, non si gioca solo sulle funzionalità, ma sulla capacità di dimostrare un valore così concreto da convincere le aziende che l’investimento sia davvero giustificato.
Staremo a vedere.

Cambiano partner come si cambiano le camicie, ma la sostanza è sempre la stessa: un servizio che non usa quasi nessuno a un prezzo esorbitante. Quando inizieranno a offrire qualcosa di utile invece di nomi altisonanti?
Un nome altisonante non nasconde il 4% di adozione. Un fallimento rimane un fallimento. Forse la vera assistenza dovremmo iniziare a darcela da soli.
@Eva Testa, il punto è questo. L’unica assistenza reale è non pagare per un prodotto che nessuno vuole. Il resto è solo marketing disperato.
Questa mossa suggerisce che la percezione del valore è più malleabile della tecnologia stessa, un principio che le grandi aziende padroneggiano con ammirevole abilità.
Quest’integrazione appare una manovra per occultare l’irrisorio 4% di adozione dietro un nome altisonante, propinando l’ennesimo elisir digitale il cui costo, quando l’automa fallirà, ricadrà interamente sulle aziende che ci hanno creduto.
@Miriam Gallo Hai centrato il punto. Un nome nuovo per la solita minestra. È il gioco delle tre carte digitale: ti abbagliano con la tecnologia per sfilarti il portafoglio. Ma quando l’illusione svanisce, chi paga i danni?