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Tra AI Overviews, calo dei click e nuove piattaforme, il panorama del PPC è in rapida evoluzione, richiedendo un approccio più ampio e multicanale
La promessa di un PPC semplificato dall'intelligenza artificiale si scontra con una realtà complessa. L'automazione spinta da Google e Microsoft crea "scatole nere" che riducono il controllo. Inoltre, le AI Overviews minacciano il traffico diretto, mentre gli utenti si spostano su canali di ricerca alternativi come social media e chatbot, costringendo i marketer a ripensare le proprie strategie.
Il PPC è diventato più difficile? la colpa non è (solo) dell’IA
Se stai gestendo campagne PPC e hai la sensazione che tutto sia diventato improvvisamente più complicato, beh, non sei l’unico.
Diciamocelo, l’idea che l’intelligenza artificiale avrebbe reso il nostro lavoro più semplice e veloce era allettante. Google e Microsoft ci hanno venduto un futuro in cui l’automazione avrebbe ottimizzato tutto al posto nostro, lasciandoci più tempo per la strategia.
La realtà, però, sembra raccontare un’altra storia. Molti professionisti del settore si trovano a lottare con strumenti che, pur essendo potenti, tolgono sempre più controllo, trasformando la gestione delle campagne in una sorta di scatola nera.
Il punto è che l’automazione, così come viene spinta oggi, non è sempre la risposta.
Anzi, a volte sembra quasi che le piattaforme stiano usando l’IA per guidare le nostre scelte verso i loro obiettivi, non necessariamente i nostri. Ci viene chiesto di fidarci ciecamente di algoritmi che decidono dove e come spendere il nostro budget, ma quando i risultati non arrivano, la responsabilità resta la nostra.
Questa perdita di controllo è una delle sfide più grandi che dovremo affrontare, una tendenza che sta mettendo in discussione le fondazioni del paid search, come descritto in quest’analisi sulle tendenze PPC per il futuro.
Ma se pensi che la sfida si fermi qui, ti sbagli di grosso.
Mentre lottiamo per mantenere il timone delle nostre campagne automatizzate, Google sta preparando un’altra rivoluzione che potrebbe cambiare per sempre il volto della SERP.
Fare PPC è sempre più complicato, secondo un sondaggio
Un sondaggio annuale condotto su oltre 1.300 professionisti del PPC (pay-per-click) mostra un settore pubblicitario digitale sempre più complesso e sotto pressione. Secondo i dati, il 53% degli operatori ritiene che fare PPC oggi sia più difficile rispetto a due anni fa, un aumento rispetto al 49% registrato in precedenza.
Il problema principale non è la concorrenza tra inserzionisti. La difficoltà maggiore deriva dal fatto che le piattaforme pubblicitarie stanno prendendo sempre più decisioni automatiche, spesso senza fornire trasparenza o possibilità di controllo agli inserzionisti. In pratica, gli advertiser hanno meno visibilità su come funzionano gli algoritmi e su come vengono distribuiti i budget pubblicitari.
Un altro elemento critico riguarda la misurazione delle performance. Poiché circa l’89% della spesa pubblicitaria digitale passa attraverso solo tre grandi piattaforme, chi si affida esclusivamente ai dati forniti da queste piattaforme rischia di avere una visione parziale o distorta dei risultati. Per questo molti esperti sottolineano la necessità di sviluppare sistemi di misurazione indipendenti.
L’intelligenza artificiale, spesso presentata come una soluzione rivoluzionaria, per ora ha avuto un impatto limitato. Gli strumenti AI aiutano a risparmiare tempo, ma in media permettono di recuperare solo circa cinque ore di lavoro a settimana, senza trasformare davvero il lavoro quotidiano dei professionisti PPC.
Un’ulteriore preoccupazione riguarda il mercato del lavoro: sempre più aziende stanno internalizzando la gestione delle campagne, riducendo il ruolo delle agenzie esterne.
Le AI Overviews di Google stanno già mangiando i click?
Hai presente le risposte generate dall’IA che ora compaiono in cima ai risultati di ricerca di Google?
Ecco, quelle sono le AI Overviews.
E sì, sono un problema.
Per anni abbiamo lavorato per posizionare annunci e risultati organici nella parte alta della pagina, ma ora Google ha deciso di metterci davanti un mega-risultato che risponde direttamente all’utente, senza che questo debba fare un solo click. Dal punto di vista di Google è geniale: l’utente rimane sulla loro piattaforma.
Ma dal tuo?
Significa che il traffico che prima arrivava quasi garantito, ora rischia di svanire.
Non si tratta di supposizioni, ma di dati concreti. Le prime analisi sull’impatto delle AI Overviews mostrano già un calo dei click-through rate sia per gli annunci a pagamento che per i risultati organici. In pratica, Google sta usando i nostri contenuti per addestrare la sua IA, che poi usa per dare risposte che impediscono agli utenti di visitare i nostri siti.
Un bel paradosso, non trovi?
Stiamo di fatto pagando per avere meno visibilità.
E questo ci costringe a ripensare completamente l’approccio, spostando il focus dalla semplice visibilità alla capacità di inserirsi in queste nuove risposte conversazionali.
La vera domanda, quindi, non è più solo come apparire su Google, ma se Google sarà ancora l’unico posto dove le persone andranno a cercare.
E la risposta, anche qui, è meno scontata di quanto pensi.
La ricerca non è più solo su Google: dove sono finiti i tuoi clienti?
Ammettiamolo: per anni abbiamo vissuto con un paraocchi, convinti che tutto il traffico del mondo passasse da un’unica, grande porta chiamata Google.
Ma le abitudini delle persone stanno cambiando più in fretta di quanto le multinazionali della ricerca vogliano farci credere. Uno studio recente ha fatto emergere un dato che dovrebbe far riflettere: un numero crescente di consumatori, soprattutto i più giovani, non inizia più le sue ricerche su Google, ma si rivolge direttamente a chatbot IA, social media come TikTok o piattaforme come Amazon.
Cosa significa questo per te?
Significa che ostinarsi a investire il 100% del budget su un’unica piattaforma è una strategia che inizia a scricchiolare. La “scoperta” di prodotti e servizi avviene ormai in tanti luoghi diversi.
Per intercettare i tuoi clienti, devi essere presente dove loro passano il tempo e cercano informazioni, che sia attraverso un video su Instagram, una discussione su Reddit o una risposta data da un assistente vocale.
Il futuro non è più ottimizzare per un singolo motore di ricerca, ma costruire una presenza digitale forte e riconoscibile su più canali, in modo che il tuo brand sia la risposta, a prescindere da dove venga posta la domanda.
Del resto, che la battaglia per il futuro della ricerca si giochi tra giganti come Google e Microsoft è ormai un fatto assodato, come emerso chiaramente durante l’evento SMX Next. E in questa battaglia, chi resta fermo a guardare rischia di essere la prima vittima.

Meno controllo, più spesa. Che magnifica semplificazione. L’unica cosa che si alza è il mio battito cardiaco quando guardo i report delle vendite.
Queste piattaforme non ci hanno bendati, hanno solo alzato la posta. È un filtro per separare chi subisce il cambiamento da chi lo cavalca per arrivare primo. Siete pronti a fare il salto o preferite annegare?
@Veronica Valentini Lei parla di cavalcare un’onda. Io vedo una marea che sommerge la plancia di comando. Stiamo cedendo il timone a una macchina cieca. Non è un filtro, è un’abdicazione. La vera domanda è: dove ci sta portando?
È commovente vedere l’entusiasmo con cui abbiamo abbracciato un’automazione che ci vende l’illusione del controllo; in realtà stiamo solo pagando di più per avere il privilegio di lavorare al buio per loro.
La chiamano intelligenza artificiale, ma è solo un modo più figo per fregarci soldi e controllo. Ci stanno trasformando in semplici esecutori di un sistema opaco. E noi paghiamo pure per farlo. Che bello il futuro che ci aspetta.
@Paola Montanari Paghiamo per camminare bendati in un labirinto che costruiscono loro; temo l’uscita.
@Alice Rinaldi La tua immagine del labirinto è perfetta. A me non spaventa tanto l’uscita, quanto scoprire che ci porta dritti in un altro labirinto, ancora più piccolo e controllato da loro.
Ci vendono efficienza, ma compriamo solo dipendenza dalle loro piattaforme. Bel baratto, no?
@Luciano Fiore La nostra dipendenza non è un difetto del sistema, è la sua funzione primaria.
@Lorena Santoro Esatto. E più il sistema è opaco, più la loro “soluzione” diventa indispensabile. Siamo finiti in un bel pasticcio.
Questa roba AI è solo un altro modo per spennarci. Bisogna trovare un’altra via.
Ci hanno dato un copilota che in realtà è un croupier che trucca il gioco a favore del banco. Ostinarsi a parlare di “saper giocare” è l’autoinganno di chi crede di poter vincere a un tavolo truccato, ignorando che l’unica mossa è alimentare la macchina.
L’idea che l’IA avrebbe reso tutto più semplice era per i dilettanti; se le piattaforme cambiano le regole, il problema è di chi non sa giocare.
Daniele, “saper giocare” significa solo versare più soldi nelle loro scatole nere. Ci hanno venduto l’automazione come progresso, ma è solo un modo per renderci dipendenti. Che geni che siamo stati a crederci.
Alessandro, se per te “saper giocare” è solo una questione di budget, allora il problema non sono le scatole nere. Il punto è aggirare l’automazione, non alimentarla ciecamente. Ognuno ha i suoi metodi, del resto.