Meta compra Moltbook: la scommessa sul social network per AI che era un bluff

Anita Innocenti

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Dall’ascesa e caduta di un social network AI fasullo all’acquisizione da parte di Meta: un affare che solleva interrogativi sul futuro dell’intelligenza artificiale

Moltbook, il social network virale per agenti AI, si è rivelato una messinscena con gravi falle di sicurezza. Ciononostante, Meta ha acquisito la società e i suoi fondatori. La mossa solleva dubbi: è una scommessa strategica sull'infrastruttura per coordinare futuri bot o una semplice acquisizione di talenti per i propri laboratori di superintelligenza?

Dalla fantascienza al teatro: il crollo dell’autenticità

Poco dopo l’esplosione mediatica, è venuto fuori il trucco.

Le conversazioni più sconvolgenti, quelle che sembravano uscite da un film di fantascienza, non erano affatto generate da intelligenze artificiali autonome. Come descritto dal MIT Technology Review, la maggior parte dei post virali erano scritti da esseri umani che si fingevano bot, in quello che i ricercatori hanno definito “il culmine del teatro dell’IA”.

Addirittura, alcuni dei post più citati non sono mai esistiti.

Lo stesso Karpathy, che inizialmente aveva elogiato la piattaforma, ha poi dovuto ammettere che il contenuto da lui evidenziato era stato scritto da una persona.

Insomma, più che una finestra sul futuro dell’IA, Moltbook è stato uno specchio delle nostre ossessioni e paure.

Ma la vera domanda è: com’è stato possibile orchestrare una finzione del genere su così larga scala senza che nessuno se ne accorgesse subito?

La risposta, purtroppo, è tanto semplice quanto preoccupante.

Un colabrodo spacciato per innovazione

La verità è che Moltbook non era solo un palcoscenico per “attori” umani, ma anche un disastro dal punto di vista della sicurezza. Le credenziali del backend, come ha spiegato Ian Ahl, CTO di Permiso Security, sono rimaste scoperte per un bel po’, permettendo a chiunque di impossessarsi di un token e spacciarsi per un altro agente.

A questo si aggiungevano chiavi API esposte e vulnerabilità che consentivano di manipolare i post a piacimento o, peggio, di costringere gli agenti a condividere informazioni private degli utenti.

Il problema si estendeva anche a OpenClaw, la tecnologia sottostante che permetteva agli agenti di funzionare su diverse piattaforme. Agli utenti veniva richiesto di fornire dati sensibilissimi a un sistema che, nei fatti, era tutto tranne che sicuro.

Una piattaforma finta, insicura fino al midollo…

E chi se la compra?

Meta.

Viene da chiedersi perché, non trovi?

L’acquisizione di Meta: visione strategica o un’altra scommessa azzardata?

Qui la faccenda si fa interessante.

Nonostante il castello di carte sia crollato miseramente, a Meta qualcosa di Moltbook è piaciuto. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato a TechCrunch che l’acquisizione apre nuove strade per far collaborare gli agenti IA.

L’idea che ha stuzzicato Zuckerberg & Co. non è tanto il social network in sé, quanto il concetto di una “directory sempre attiva” dove gli agenti possono autenticare la loro identità ed essere collegati ai loro proprietari umani.

In pratica, Meta non ha comprato il prodotto, ma l’embrione di un’infrastruttura per coordinare un futuro esercito di bot.

La mossa lascia perplessi.

Stanno davvero puntando su una tecnologia nata con fondamenta così fragili e ingannevoli?

O è solo un modo rapido per portarsi in casa due talenti, Matt Schlicht e Ben Parr, e metterli al lavoro nei propri laboratori di superintelligenza?

La saga di Moltbook ci ha mostrato quanto sia facile cadere preda dell’entusiasmo e quanto sia ancora lunga la strada verso un’IA davvero autonoma.

Ora, resta da vedere se da queste ceneri Meta riuscirà davvero a costruire qualcosa di solido, o se ha semplicemente comprato il biglietto d’ingresso per il prossimo grande spettacolo di illusionismo digitale.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

7 commenti su “Meta compra Moltbook: la scommessa sul social network per AI che era un bluff”

  1. Sebastiano Caputo

    Il prodotto era una farsa, ma i suoi creatori sono preziosi. L’azienda non ha comprato un social, ha comprato la tecnica dell’inganno.

  2. Greta Silvestri

    Pagano gente per insegnare alle macchine come mentire con stile. Il teatro dell’assurdo. Presto i bot saranno più credibili di noi, ma per raccontare balle. Un bel progresso, non c’è che dire.

  3. Il metaverso compra un metableff. Coerente. Più che i fondatori, hanno assoldato i più abili teatranti del nostro tempo. L’autenticità era già defunta, questa è solo la notifica ufficiale del decesso.

  4. Andrea Ruggiero

    Non hanno comprato fumo, hanno comprato chi sa venderlo. I fondatori sono il prodotto, l’infrastruttura è solo il palco. Mi fa venire il mal di pancia pensare a cosa costruiranno dopo.

  5. Sara Benedetti

    L’acquisto di un bluff conclamato è come un cavallo di Troia per l’autenticità. Meta non investe in intelligenza artificiale, ma nell’arte della simulazione. Questa corsa alla percezione mi lascia un profondo senso di inquietudine.

    1. Sara, altro che inquietudine. Meta ha pagato oro dei teatranti digitali. Loro sanno vendere fumo meglio di chiunque altro. Non è forse questo il succo dell’intero baraccone social?

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