Google e l’IA nella ricerca: nuovi controlli per gli editori sotto la spinta del Regno Unito

Anita Innocenti

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Dietro questa parziale inversione di rotta di Google, che sembra voler dare più controllo agli editori, ci sono in realtà le pressioni dell’antitrust britannico.

Sotto pressione della CMA britannica, Google valuta un'opzione di opt-out per i siti dalle sue AI Overviews. La mossa, però, non convince gli editori, che la ritengono una concessione minima e di facciata. La loro richiesta è una separazione netta tra i crawler per la ricerca e quelli usati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale.

Google fa un passo indietro? ecco i controlli per l’IA nella ricerca

Diciamocelo chiaramente: da quando Google ha iniziato a integrare le sue risposte generate dall’intelligenza artificiale, le cosiddette AI Overviews, molti editori e creatori di contenuti hanno visto il loro traffico calare.

Il motivo è semplice: se Google ti dà già la risposta, perché dovresti cliccare su un link?

È un problema che ha fatto sudare freddo parecchi professionisti del settore.

Ora, però, sembra che a Mountain View stiano pensando a una parziale marcia indietro, sviluppando nuovi controlli che permetterebbero ai siti web di scegliere se far utilizzare o meno i propri contenuti per alimentare queste funzionalità di IA generativa, senza però perdere visibilità nei risultati di ricerca tradizionali.

Ma questa mossa, che a prima vista sembra un’apertura verso gli editori, nasconde una storia ben più complessa e non nasce certo da un’improvvisa generosità.

La spinta (obbligata) del regolatore britannico

La verità è che Google non si è svegliata una mattina con un’illuminazione sulla via di Damasco. Dietro questa esplorazione di nuovi controlli c’è la pressione, forte e chiara, della Competition and Markets Authority (CMA) del Regno Unito, l’autorità garante della concorrenza.

Come riportato da Search Engine Roundtable, la CMA ha messo nero su bianco una serie di requisiti per garantire un trattamento più equo ai creatori di contenuti. Tra le richieste, spicca proprio la necessità di offrire agli editori un’opzione di opt-out dalle funzioni di IA, specificando che Google non potrà in alcun modo penalizzare o declassare i siti che decidono di tirarsene fuori.

Dunque, Google è stata messa con le spalle al muro.

Ma basta davvero questo a placare gli animi di chi, da mesi, vede il proprio lavoro “saccheggiato” per addestrare un concorrente che gli ruba traffico?

La risposta degli editori non si è fatta attendere.

Una soluzione di facciata che non convince nessuno

La reazione del mondo editoriale è stata, per usare un eufemismo, tiepida. Molti vedono questa proposta come una concessione minima, che non affronta il problema alla radice. Owen Meredith, CEO della News Media Association (che rappresenta colossi come The Times e The Guardian), si è detto scettico.

Il punto, come descritto su Digiday, è che affidarsi a Google per separare i dati dopo averli raccolti è una soluzione debole.

La richiesta vera, quella strutturale, sarebbe un’altra: Google dovrebbe usare crawler diversi per scopi diversi.

Uno per la ricerca classica, un altro per l’addestramento dei suoi modelli di intelligenza artificiale.

Paul Bannister di Raptive è stato ancora più diretto, sostenendo che Google potrebbe implementare questa separazione tecnica anche domani, se solo volesse. Il fatto che non lo faccia, secondo lui, dimostra unicamente l’intenzione di mantenere un vantaggio competitivo su concorrenti come OpenAI.

Nel frattempo, la questione rimane aperta, con una tempistica di implementazione ancora del tutto vaga e con gli utenti finali che, ad oggi, non hanno un semplice interruttore per disattivare le risposte generate dall’IA nei loro risultati di ricerca.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

6 commenti su “Google e l’IA nella ricerca: nuovi controlli per gli editori sotto la spinta del Regno Unito”

  1. Raffaele Graziani

    Dopo aver saccheggiato la dispensa di tutti per fare la loro torta, ci offrono una misera briciola come se fosse un grande gesto di condivisione, ma chi ha fatto la spesa?

  2. Melissa Benedetti

    L’antitrust abbaia, Google concede le briciole. La solita manfrina. Gli editori si lamentano del traffico? Pazienza. Se il loro modello di business è andato, non è colpa della tecnologia. L’informazione deve solo arrivare prima, tutto qui.

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