L’IA di Google riscrive i titoli: la fine del controllo editoriale?

Anita Innocenti

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Un test di Google riscrive i titoli dei siti web con l’IA, alterando tono e intento originale e mettendo a rischio credibilità e accuratezza editoriale

Google sta testando la riscrittura automatica dei titoli tramite IA nei risultati di ricerca, ignorando il lavoro editoriale. Questa pratica, già vista su Discover, allarma editori e professionisti SEO come quelli di ESPN, che denunciano la perdita di controllo sul brand e il rischio di generare titoli fuorvianti, minando la fiducia degli utenti e la credibilità dei contenuti originali.

Il controllo editoriale? un lontano ricordo.

Il punto centrale della questione è la perdita di controllo sulla propria comunicazione.

Tu passi anni a costruire un brand, una voce riconoscibile, un rapporto di fiducia con il tuo pubblico, e poi arriva un sistema automatizzato che può stravolgere tutto con un clic.

E non sono l’unico a pensarla così.

Louisa Frahm, direttrice SEO di un colosso come ESPN, ha espresso forte preoccupazione per come questi cambiamenti possano minare la coerenza del brand e la fiducia degli utenti.

E come darle torto?

Se un utente clicca su un titolo che promette una cosa e poi atterra su una pagina che ne dice un’altra, o che usa un tono completamente diverso, di chi è la colpa?

La tua, ovviamente, perché è il tuo nome che ci compare sopra.

Google fa l’esperimento, ma a pagarne le conseguenze sei tu.

Ma il problema non è solo una questione di stile, va ben oltre.

Quando l’IA cambia le carte in tavola (e non in meglio)

I primi esempi di queste riscritture automatiche mostrano come l’IA possa alterare non solo il tono, ma anche l’intento originale di un titolo, come scrive The Verge. Un titolo pensato per essere equilibrato e informativo può trasformarsi in qualcosa di sensazionalistico, se non addirittura fuorviante, solo per inseguire un clic in più.

Pensa a un articolo che analizza con cautela i pro e i contro di una nuova tecnologia, e te lo ritrovi in SERP con un titolo tipo “La tecnologia rivoluzionaria che cambierà la tua vita per sempre!”.

Capisci bene che il danno è doppio: non solo attiri un pubblico che si aspetta qualcosa di diverso, ma rischi di compromettere la tua credibilità.

È una dinamica pericolosa, in cui la qualità e l’accuratezza editoriale vengono messe in secondo piano rispetto alla pura performance algoritmica.

Un test di Google che sostituisce i titoli dei siti web con l’IA sembra confermare proprio questa tendenza.

Eppure, se guardiamo al passato recente, questa mossa non dovrebbe sorprenderci più di tanto.

Un “déjà-vu” che non promette nulla di buono

Questa non è la prima volta che Google mette le mani sui contenuti degli editori. Un esperimento molto simile è stato condotto su Google Discover e, dopo una fase di test, è diventato una funzionalità stabile.

La storia, quindi, tende a ripetersi.

Di fronte alle proteste crescenti da parte di editori e professionisti SEO, da Mountain View è arrivata una mezza rassicurazione: l’azienda ha chiarito che eventuali implementazioni future non utilizzeranno modelli di IA generativa.

Una precisazione che, onestamente, suona più come un gioco di parole che come una vera garanzia.

Cosa significa esattamente “non generativa”?

Che tipo di IA useranno allora?

E soprattutto, chi ci assicura che tra sei mesi non cambieranno di nuovo idea?

La sostanza, alla fine, non cambia: il controllo si sta spostando sempre di più dalle mani di chi crea i contenuti a quelle di chi li distribuisce.

E questo è un gioco in cui, a lungo andare, a perdere siamo tutti: noi, che lavoriamo per dare valore, e gli utenti, che cercano risposte autentiche e affidabili.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

12 commenti su “L’IA di Google riscrive i titoli: la fine del controllo editoriale?”

  1. Veronica Valentini

    Si lamentano del vento, io invece regolo le vele. È un nuovo gioco con regole diverse, e chi si adatta per primo riscrive la mappa.

    1. @Benedetta Donati
      Quello che va storto è il concetto di autorialità. Diventiamo meri fornitori di materia prima per una macchina che ci rimpiazza. Il mio mestiere, creatore di format, sta per essere formattato. L’ipotesi mi lascia di sasso.

  2. Lavoriamo per dare in pasto all’IA i nostri contenuti, che poi lei riscrive a suo piacimento; onestamente non colgo più il mio scopo.

  3. Melissa Benedetti

    Piagnistei sul controllo editoriale. A Google interessa il CTR, non la poetica. Se il titolo dell’IA converte di più, vince lui. È matematica, non un’opinione.

  4. Francesco Messina

    L’automazione che dovrebbe servirci finisce per seppellire la nostra identità sotto titoli omologati; è una sorta di necrologio digitale scritto da un bot.

    1. Tommaso Sanna

      Francesco, il mio lavoro editoriale ridotto a suggerimento per un algoritmo non è un necrologio, ma il più sublime degli attestati di stima.

      1. Francesco Messina

        Tommaso, un attestato di stima che ci rende il manuale d’istruzioni per chi prenderà il nostro posto. È un onore amaro, che mi lascia con parecchi dubbi sul nostro ruolo futuro.

        1. Tommaso Sanna

          Francesco, hai colto il punto. Il nostro lavoro diventa la lezione per la macchina che ci sostituirà. Più che un onore amaro, mi sembra una beffa che svuota di senso la nostra competenza.

  5. Isabella Sorrentino

    Ci si impegna per anni a costruire una voce, solo per scoprire che un sistema automatizzato la considera un’inefficienza da correggere. A volte penso che il mio lavoro di storyteller sia diventato semplicemente fornire materiale grezzo per una macchina più performante.

    1. Vanessa De Rosa

      Isabella Sorrentino, il lavoro di storytelling non è materia prima. È l’ingegneria del brand. Questa IA è un martello pneumatico usato per avvitare un bullone. Non è più efficiente, è solo goffo. A chi dovrebbe servire un simile approccio?

  6. Benedetta Lombardi

    E io che pensavo bastasse un buon lavoro per mantenere il controllo sulla propria voce online; forse dovrei iniziare a scrivere direttamente per i bot.

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