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La pubblicità irrompe su ChatGPT: da “ultima spiaggia” a gallina dalle uova d’oro in sole sei settimane, ma a quale prezzo per l’integrità del servizio?
Nonostante le iniziali titubanze del CEO Sam Altman, OpenAI ha trasformato la pubblicità su ChatGPT in una macchina da soldi, incassando 100 milioni di dollari in poche settimane. Una mossa tanto redditizia quanto rischiosa, che solleva interrogativi sull'integrità futura del servizio e sulla fiducia degli utenti, ora che il profitto è entrato prepotentemente nell'equazione del business.
OpenAI cambia le carte in tavola: la pubblicità su ChatGPT è già una macchina da soldi
Fino a poco tempo fa, Sam Altman, il CEO di OpenAI, storceva il naso all’idea di mettere pubblicità su ChatGPT, definendola “l’ultima spiaggia” per il modello di business dell’azienda. A quanto pare, quella spiaggia è arrivata prima del previsto.
In appena sei settimane dal lancio del suo programma pilota, OpenAI ha messo in cassa oltre 100 milioni di dollari di fatturato annualizzato grazie agli annunci pubblicitari, come scrive CNBC.
Un cambio di rotta radicale, che fa pensare.
D’altronde, con costi operativi che crescono a dismisura e un fatturato che ha superato i 20 miliardi nel 2025, bisognava pur trovare un modo per sostenere la baracca.
La vera domanda è: come hanno fatto a generare una valanga di soldi così in fretta, partendo da zero e con un CEO che, fino a ieri, non ne voleva sapere?
Gli inserzionisti bussano alla porta, ma con quali garanzie?
La risposta sta in una domanda apparentemente insaziabile da parte delle aziende. OpenAI ha già imbarcato più di 600 inserzionisti, con quasi l’80% delle piccole e medie imprese che si sono dette interessate a investire sulla piattaforma.
Un successo costruito, per ora, su una base di utenti molto ristretta: gli annunci vengono mostrati a meno del 20% degli utenti idonei ogni giorno.
Questo significa che il potenziale di crescita è enorme, e per gestirlo OpenAI ha assunto un pezzo da novanta come Dave Dugan, ex dirigente del settore pubblicitario di Meta. La mossa è chiara: non si tratta di un esperimento, ma della costruzione di una vera e propria macchina da guerra pubblicitaria.
OpenAI si affretta a rassicurare tutti: la pubblicità, mostrata solo dopo che la risposta è stata generata, non influenza i risultati di ChatGPT. Stando ai loro dati, la fiducia degli utenti non ne ha risentito.
Ma possiamo davvero fidarci?
Quando il profitto entra così prepotentemente nell’equazione, il rischio che l’integrità del servizio venga compromessa è sempre dietro l’angolo.
E se questo è solo l’inizio, con un programma pilota gestito da pochi, cosa succederà quando apriranno i cancelli a tutti?
Verso l’accesso globale: la piattaforma self-service e le prossime tappe
La vera accelerazione, infatti, deve ancora arrivare.
Ad aprile è previsto il lancio della piattaforma self-service, che permetterà a chiunque di creare e gestire campagne pubblicitarie in autonomia. Questo passaggio, come descritto da eMarketer, trasformerà un programma per pochi eletti in un mercato aperto a milioni di aziende. Parallelamente, è già in programma l’espansione geografica in Canada, Australia e Nuova Zelanda.
Nonostante le cifre da capogiro, i dubbi restano.
Gli inserzionisti sono ancora cauti riguardo a un formato così nuovo e l’impatto a lungo termine sul coinvolgimento degli utenti è tutto da dimostrare. La mossa di OpenAI prova che l’intelligenza artificiale conversazionale può generare ricavi pubblicitari impressionanti. Resta da vedere, però, se questa corsa alla monetizzazione non finirà per snaturare proprio quella fiducia che ha reso ChatGPT un fenomeno globale.

L’integrità era un bel vestito per la raccolta dati, ora si passa all’incasso.
Nessuna sorpresa. La favola dell’integrità è finita, il profitto comanda. Hanno monetizzato i dati, fine della storia. Questo mi ricorda che nel business la fiducia non esiste. Esistono solo contratti e clausole scritte in piccolo.
Sei settimane per vendersi l’anima. Un record. Adesso profilano pure i nostri deliri.
@Angela Longo Chiamarla “ultima spiaggia” era solo per preparare il pubblico. Hanno semplicemente calato la maschera, trasformando il nostro teatro mentale in un mercato dove ogni pensiero ha un prezzo. Un’operazione chirurgica, non un’improvvisazione.
La favola dell’integrità finisce sempre quando arriva il primo estratto conto corposo; è una legge di mercato, non un dilemma etico per anime belle.
La promessa era poetica, ma il motore dell’algoritmo esigeva semplicemente il suo carburante.
@Raffaele Graziani Quel carburante non è solo il denaro, ma i nostri dati pronti per essere venduti. La poesia finisce sempre quando arriva il conto.
La retorica sull’integrità era fumo per il primo round di finanziamento. Ora si monetizza l’audience, come da copione. Chissà quale sarà la prossima “ultima spiaggia” per fare cassa.
Renata, ma allora la rotta iniziale era solo una sceneggiata? Mi perdo quando il capitano di una nave indica il sud per poi virare a nord.
Ci voleva tanto a capire che la pubblicità era la via? Bisogna fatturare.
La metamorfosi da ‘ultima spiaggia’ a miniera d’oro è stata rapida, lasciando che l’utente si domandi se sia cliente o materia prima.