Diversi studi mostrano meno crawl, meno fonti citate e una contrazione del traffico verso i siti, soprattutto per chi punta sulla versione gratuita della piattaforma
📌 TAKE AWAYS
Diversi studi evidenziano un calo delle citazioni e del traffico generato da ChatGPT verso i siti web, soprattutto nella versione gratuita della piattaforma. Il sistema oggi recupera meno fonti e seleziona un numero più ristretto di domini. Per brand e aziende diventa quindi essenziale ottimizzare i contenuti per la visibilità nei motori di risposta basati sull’IA.
Ti ricordi la soddisfazione di vedere per la prima volta il tuo brand citato da ChatGPT?
Qualcuno ti ha mandato uno screenshot, o l’hai visto tu stesso: il nome della tua azienda, lì, nella risposta dell’intelligenza artificiale più usata al mondo. Sembrava una piccola vittoria. Un segno che stavi facendo le cose per bene…
Beh, quella fetta di visibilità, già piccola di suo, si sta restringendo ulteriormente. E la cosa curiosa è che quasi nessuno ne sta parlando abbastanza.
Il 5 marzo 2026 OpenAI ha rilasciato ChatGPT 5.4 il nuovo modello con migliori capacità di ragionamento, ricerca web, programmazione e gestione di flussi di lavoro complessi. Almeno nelle intenzioni, la nuova versione è stata progettata per offrire risposte più rapide, precise e contestualizzate, riducendo il numero di interazioni necessarie per completare attività articolate.
Nei giorni successivi, però, chi monitora il traffico web con attenzione ha iniziato ad accorgersi di qualcosa di strano: i log dei server hanno mostrato meno visite da parte del bot di ChatGPT, le citazioni nelle risposte erano diminuite, e la presenza dei siti nelle risposte dell’IA si è assottigliata.
Nessun comunicato clamoroso, nessun annuncio in grande stile. Solo numeri che cambiavano, in silenzio.
Quando i dati parlano più chiaro dei comunicati stampa
A raccontarlo con precisione è stato Olivier de Segonzac, fondatore dell’agenzia francese RESONEO, che ha pubblicato uno studio intitolato Inside ChatGPT Search.
Olivier e il suo team hanno monitorato centinaia di prompt ogni giorno per 14 settimane consecutive, analizzando in modo tecnico come ChatGPT seleziona le fonti, perché ne privilegia alcune e ne ignora altre, e cosa è cambiato con i nuovi modelli.
I risultati sono piuttosto netti.
Con l’arrivo di GPT-5.3, la media dei domini unici per risposta è calata del 20%.

Lo ha calcolato il SEO Idriss Khouader di Meteoria, che ha fornito i dati a de Segonzac per l’analisi. Tradotto in termini pratici: se prima ChatGPT distribuiva la sua attenzione su un certo numero di siti per rispondere a una domanda, adesso ne cita meno. Così, chi era già marginale rischia di sparire del tutto.
Ma c’è un aspetto ancora più tecnico che vale la pena capire. Jérôme Salomon, di Oncrawl, esperto di motori di risposta basati su IA, ha analizzato i log di diversi siti e ha confermato una contrazione del crawl, ovvero della frequenza con cui il bot di ChatGPT visita e indicizza le pagine web.
Alcune pagine, ha scritto Salomon, non vengono più scansionate né da ChatGPT-User (il bot che visita una pagina web in tempo reale quando un utente fa una richiesta specifica su ChatGPT) né da OAI-Search (il crawler di OpenAI che scansiona e indicizza le pagine del web per renderle recuperabili e citabili nei risultati di ricerca di ChatGPT).
La frequenza di scansione è diminuita anche per quelle ancora monitorate.
Non si tratta di un aggiornamento della cache.
Il sistema recupera meno contenuti, e lo fa con minore profondità.

Il vero colpevole è GPT-5.4? No, è l’utente gratuito
L’istinto immediato è quello di puntare il dito su GPT-5.4, l’ultimo aggiornamento di OpenAI. Ma il problema principale parrebbe non essere GPT-5.4.
È l’esperienza predefinita del livello gratuito, che è GPT-5.3, e che viene usata dal 90% degli utenti settimanali di ChatGPT.
Pensa a cosa significa. Se il tuo potenziale cliente, quel piccolo imprenditore della tua stessa città, quel privato che sta cercando il tuo servizio, usa ChatGPT gratuitamente (e statisticamente è quasi certo che lo faccia), sta interagendo con un sistema che scansiona meno pagine, lancia meno query di ricerca e inserisce meno citazioni nelle risposte rispetto a pochi mesi fa. Non importa quanto sia ben fatto il tuo sito, almeno per quanto riguarda la visibilità su ChatGPT in questo momento.
Chris Long, esperto di SEO e AI, ha descritto un quadro articolato osservando i cambiamenti introdotti con GPT-5.4: il modello ora lancia spesso dieci o più query di ricerca diverse per rispondere a una singola domanda, contro le due o tre del passato.
Usa il parametro “site:” per cercare informazioni direttamente sui siti dei brand, bypassando le fonti terze. Privilegia aggregatori autorevoli come Clutch o G2 per i giudizi su aziende e servizi. Cerca segnali di autorità specifici, premi di settore, accreditamenti, tassi di successo verificabili.
In pratica le risposte sembrerebbero migliorate qualitativamente, ma con una piccola controindicazione: chi è sprovvisto di questi segnali di autorità viene semplicemente escluso dalla selezione.
Come funziona davvero la selezione delle fonti
Per capire perché tutto questo accade, è utile sapere come ChatGPT sceglie cosa citare.
Andrea Volpini, in un’analisi pubblicata per WordLift, lo spiega in modo molto chiaro: prima ancora di decidere cosa mostrare, l’IA deve trovare la pagina giusta. Se un contenuto non viene recuperato in questa prima fase, non potrà mai essere citato, a prescindere da quanto sia ben scritto.
Il sistema non legge tutto il web in tempo reale. Prima seleziona un gruppo ristretto di pagine candidate usando sistemi basati sugli embedding, rappresentazioni matematiche del significato del testo. Non cerca parole chiave identiche, ma contenuti semanticamente vicini al significato della domanda. Poi, solo dopo, il modello linguistico legge i passaggi più rilevanti, li sintetizza e li cita.
Questo significa che le pagine con più possibilità di essere selezionate sono quelle che aprono con una risposta chiara nelle prime righe, hanno definizioni esplicite, dati verificabili, date e numeri precisi, e usano in modo coerente i nomi delle entità di cui parlano.

Se il tuo sito inizia ogni articolo con frasi introduttive vaghe del tipo “in questo post scopriremo insieme”, stai parlando a un sistema che preferisce di gran lunga “Il servizio X consiste in Y e costa Z euro”.
De Segonzac ha anche analizzato il sistema con cui ChatGPT effettua le ricerche online, chiamato web.run. In pratica, si tratta dello strumento interno che permette al modello di cercare informazioni sul web, aprire pagine, fare click sui link e acquisire schermate.
Il team di RESONEO è riuscito a capire come questo meccanismo lavori “dietro le quinte”, ricostruendo parte delle istruzioni interne che guidano la ricerca e il modo in cui vengono selezionate le fonti da mostrare agli utenti.
Meno traffico non vuol dire meno attenzione…
A questo punto potresti pensare: ma se ChatGPT mi cita comunque, anche senza link diretto, il mio brand ottiene comunque visibilità. Ed è vero, in parte.
Le “menzioni di brand” esistono e hanno un valore. Ma se sei un imprenditore che ha sempre guardato alle citazioni di ChatGPT come a una fonte di traffico reale verso il suo sito, come a potenziali clienti che cliccano e arrivano da te, quella fonte si sta assottigliando in modo misurabile.
Il punto è che non stiamo parlando di una tendenza ipotetica. I dati di Oncrawl e Cloudflare Radar mostrano che il traffico del bot ChatGPT-User si sta stabilizzando a un livello più basso rispetto a prima.
E il traffico dell’OAI-Search bot, mi spiace dirtelo, ma non compensa il calo.
Ciò si traduce in meno opportunità per i tuoi contenuti di essere trovati, letti e citati.

Cosa puoi fare adesso, nel concreto?
Ecco, la prima cosa, sicuramente, è continuare a presidiare questi canali e monitorare come il tuo brand e il tuo sito compaiono nelle risposte di ChatGPT.
Per far ciò, devi affidarti a un consulente SEO che studi da anni la materia, non a chi si auto-proclama esperto, ma a chi ha un’esperienza certificata e riconosciuta.
Non a caso, anche John Mueller di Google ha recentemente criticato chi si definisce da solo “SEO guru”, sottolineando come la SEO sia un ambito in continua evoluzione, in cui nessuno può sapere tutto e in cui contano studio, aggiornamento costante e risultati concreti, non le etichette autocelebrative.
E invece sul fronte dei contenuti?
Presto detto. La direzione da seguire è quella che ti dico sempre: struttura logica chiara, argomento ben focalizzato, informazioni originali, dati concreti, forte coerenza semantica.
Ogni paragrafo del tuo sito dovrebbe poter stare da solo, avere senso anche se estratto fuori contesto, perché è esattamente quello che i sistemi IA fanno quando recuperano un passaggio.
Il web che vuole spiegarsi all’intelligenza artificiale
C’è qualcosa di quasi paradossale in tutto questo. Per anni abbiamo ottimizzato i nostri siti per Google, cercando di capire come funzionava il suo algoritmo per comparire nei risultati.
Adesso dobbiamo fare la stessa cosa con una serie di modelli IA che cambiano comportamento ogni poche settimane, che usano strumenti diversi tra versione gratuita e a pagamento, e che distribuiscono la loro attenzione in modo sempre meno generoso.
La differenza rispetto a Google è che qui la posta in gioco è ancora più alta.
Quando ChatGPT risponde a una domanda, non mostra dieci link blu tra cui scegliere: sintetizza, seleziona, decide.
O sei nella risposta, o non esisti.
E con il 20% in meno di domini per risposta rispetto a qualche mese fa, la competizione per quel posto si è appena fatta più dura.
Per questa ragione è fondamentale rivolgersi a un’agenzia SEO che conosca a fondo sia i motori di ricerca tradizionali che le nuove logiche di visibilità sui motori di risposta IA, dal retrieval semantico alle citazioni dei modelli generativi.
Un team specializzato può aiutarti a monitorare la presenza del tuo brand, ottimizzare i contenuti e aumentare le probabilità di essere trovato e citato.
Contatta la nostra agenzia SEO oggi stesso e inizia a costruire la tua visibilità nel web targato IA.
ChatGPT cita sempre meno il tuo sito: domande frequenti
Perché ChatGPT cita meno siti rispetto a prima?
Diversi studi hanno rilevato una riduzione del numero di domini citati nelle risposte di ChatGPT, con un calo medio del 20% dei domini unici per risposta dopo l’introduzione di GPT-5.3. Questo significa che il sistema seleziona meno fonti e distribuisce la visibilità su un numero più ristretto di siti.
Il problema dipende da GPT-5.4?
Secondo le analisi riportate, il nodo centrale è la versione gratuita della piattaforma, basata soprattutto su GPT-5.3 e utilizzata dalla maggior parte degli utenti. Questa versione effettua meno crawl, lancia meno query di ricerca e inserisce meno citazioni rispetto al passato.
Come aumentare la visibilità del proprio sito su ChatGPT?
Per aumentare la probabilità di essere citati è fondamentale avere contenuti chiari, ben strutturati e semanticamente coerenti. Ogni paragrafo dovrebbe essere autosufficiente, con dati verificabili, definizioni esplicite e informazioni utili già nelle prime righe, così da facilitare il recupero da parte dei sistemi di intelligenza artificiale.

È un bel casino per i creator, che dovranno per forza puntare tutto sulla qualità.
La grande corsa all’oro dell’AI. Risultato: meno traffico. Meno visibilità. In pratica abbiamo lavorato gratis per allenare il nostro rimpiazzo. Geni del marketing, come al solito.
Luciano, si è costruito un golem con le proprie mani. Poi ci si lamenta.