La nuova policy di Google sul back button hijacking: facciamo chiarezza

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Una pratica già condannata nelle linee guida ufficiali di Google, ma il recente polverone mediatico potrebbe essere un nuovo avvertimento per chi mina l’esperienza di navigazione degli utenti

La nuova policy di Google contro il 'back button hijacking', annunciata per Aprile 2026, ha generato confusione. In realtà, questa pratica è da sempre considerata spam nelle linee guida ufficiali. L'annuncio, più che una novità, appare come un forte avvertimento di Mountain View per ribadire la sua tolleranza zero verso le tecniche che peggiorano l'esperienza utente.

La nuova policy di Google che… già esisteva? facciamo chiarezza

Ti è mai capitato di cliccare su un risultato di ricerca, accorgerti che non è quello che cercavi, premere il tasto “indietro” del browser e… rimanere bloccato?

O peggio, essere spedito su un’altra pagina che non avevi chiesto?

Ecco, questa pratica fastidiosa ha un nome: “back button hijacking”, il sequestro del tasto Indietro. Nelle ultime settimane è circolata la voce di una nuova, specifica policy di Google contro questa tecnica, annunciata ad Aprile 2026. La notizia ha creato un po’ di scompiglio, ma la verità, come spesso accade con le comunicazioni di Mountain View, è un po’ più complicata di un semplice annuncio.

Perché, diciamocelo, se pensi che Google abbia appena scoperto questo trucchetto, stai sottovalutando il problema.

La realtà è che questa pratica è da tempo nel mirino del motore di ricerca.

Un trucco vecchio, non una novità di aprile

Parliamoci chiaro: il “back button hijacking” non è una novità.

È una di quelle tecniche irritanti che minano la fiducia dell’utente, un espediente per tenere una persona “in ostaggio” su un sito o all’interno di un percorso di navigazione forzato.

Google stessa, nelle sue linee guida ufficiali sulle spam policies, definisce chiaramente questa pratica come una manipolazione della cronologia del browser per impedire agli utenti di tornare alla pagina precedente. Come descritto nero su bianco nelle sue stesse documentazioni, si tratta di una violazione.

E allora la domanda sorge spontanea: se era già considerata spam, perché farne un annuncio specifico ad aprile?

La questione si infittisce se guardiamo a cosa è successo poco prima. A marzo 2026, Google ha rilasciato uno Spam Update, ma anche in quel caso ha specificato che si trattava di un aggiornamento standard, senza l’introduzione di nuove categorie di policy.

E quindi?

Che sta succedendo a Mountain View?

Stanno forse annunciando come “nuova” una regola che esiste da anni, magari per darsi un’aria da sceriffi più attenti del solito?

Tra comunicati fantasma e solide certezze, cosa conta davvero?

Mettiamo in fila i fatti: abbiamo una “nuova” policy di Aprile che, a conti fatti, sembra non esistere come novità assoluta. Abbiamo un aggiornamento anti-spam di Marzo che non ha introdotto nuove regole. E abbiamo una linea guida ufficiale, quella sì che conta, che già condanna da tempo il sequestro del tasto Indietro.

La conclusione è che, al di là del fumo e della comunicazione a volte confusa di Google, il messaggio di fondo non cambia di una virgola.

Rovinare l’esperienza di navigazione degli utenti è e rimane una pessima idea.

Forse, più che una nuova regola, questo polverone mediatico è un avvertimento. Un modo per dire a tutti: “Sappiamo cosa fate, e anche se ne parliamo solo ora con più enfasi, i nostri sistemi sono già allenati a riconoscere e penalizzare questi mezzucci”.

Per te che lavori seriamente, questo non cambia nulla.

L’obiettivo è sempre stato e sempre sarà quello di costruire un’esperienza utente pulita, onesta e utile. Lascia che gli altri si perdano a inseguire le scappatoie e le notizie fantasma.

Tu continua a costruire valore reale.

Quello, alla fine, è l’unico segnale che nessun aggiornamento potrà mai svalutare.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

13 commenti su “La nuova policy di Google sul back button hijacking: facciamo chiarezza”

  1. Un ultimatum lungo due anni per una regola vecchia. Un capolavoro di tempismo. Mi chiedo se la mia pazienza come utente abbia la stessa data di scadenza.

  2. Clarissa Graziani

    La benevolenza di Mountain View concede due anni per smettere di ingannare gli utenti. Una generosità quasi commovente. Mi chiedo quale altro fastidio verrà tollerato con la stessa longanimità, giusto per abituarci gradualmente al cambiamento.

  3. Due anni di preavviso non sono un avvertimento, ma un via libera. Il far west ha la loro benedizione ufficiale fino all’ultimo secondo.

    1. Enrico, più che una benedizione mi sembra una sanatoria a tempo. Concedono due anni di condono tombale prima di iniziare a fare sul serio.

  4. Veronica Napolitano

    Un preavviso di due anni per una regola già esistente. Praticamente un invito a continuare a barare fino al 2026. A volte questo lavoro mi sembra solo una lunga, inutile attesa.

  5. Chiara Barbieri

    Google annuncia l’ovvio con due anni di ritardo. Intanto, l’esperienza utente è un disastro. Quando si inizia a lavorare seriamente?

    1. Paola Montanari

      Chiara Barbieri, non è il ritardo il problema. È il preavviso di due anni. Stanno preparando qualcosa di grosso e non credo ci piacerà. Io ho già l’ansia.

  6. Giovanni Graziani

    Solita mossa di Google per fare rumore. Una policy che già c’era. Invece di perderci tempo, concentriamoci sul prodotto. Alla fine è quello che conta, o ci siamo dimenticati?

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