L’offensiva AI di Google: Gemini ora agisce al posto tuo su Android

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Con l’introduzione dell’intelligenza “agentiva”, Gemini potrà eseguire compiti complessi tra diverse applicazioni, compilare moduli e creare widget personalizzati, alimentando però il dibattito su quanto controllo venga ceduto e su come saranno utilizzati i dati raccolti.

Google ha svelato un'evoluzione radicale per Android con Gemini: un'intelligenza 'agentiva' che non solo risponde, ma agisce autonomamente tra le app. Dalla spesa automatizzata ai widget creati su richiesta, l'assistente diventa proattivo, sollevando però un dubbio cruciale: la convenienza vale la cessione del nostro controllo decisionale sui dispositivi?

Un assistente che fa (quasi) tutto da solo

Il piatto forte dell’annuncio è senza dubbio quella che Google chiama “intelligenza agentica“. Dimentica i comandi vocali per impostare un timer o chiedere che tempo fa. Qui si parla di un Gemini in grado di eseguire compiti complessi che attraversano più applicazioni.

L’esempio fatto è emblematico: puoi chiedere a Gemini di prendere una lista della spesa dalle tue note, aprire l’app del supermercato e aggiungere tutti i prodotti al carrello.

Tutto con un solo comando.

Questo sistema sfrutta ciò che vedi sullo schermo per capire il contesto e agire di conseguenza. Si estende anche alla navigazione web, con una funzione che permette a Gemini di prenotare appuntamenti o compilare moduli online al posto tuo.

Certo, Google assicura che per i pagamenti finali servirà sempre la tua conferma, ma la direzione è chiara: un’automazione sempre più spinta. La sensazione è che si stia passando da uno strumento che usiamo a uno che ci usa, anticipando i nostri bisogni.

Ma quanto è sottile la linea tra un aiuto e un’ingerenza?

E se pensi che questo si limiti a compiti specifici, ti sbagli.

L’ambizione di Google è integrare questa capacità predittiva in ogni aspetto del sistema, a partire da dove digiti ogni singola parola.

La tastiera ti legge nel pensiero (e i widget pure)

Le novità non si fermano qui. Come riportato da TechCrunch, Google ha integrato l’IA direttamente nella sua tastiera Gboard con una funzione chiamata “Rambler”.

Non è una semplice dettatura vocale: il sistema trascrive quello che dici, elimina le parole di riempimento come “ehm” o “cioè”, e formatta il testo in base al tono che vuoi dare. Una mossa che, di fatto, mette fuori gioco molte startup che offrivano proprio questo servizio, sfruttando la posizione dominante di Gboard, preinstallata su milioni di dispositivi.

Ma il pezzo forte è forse “Create My Widget”.

In pratica, puoi descrivere a parole il widget che vuoi e il sistema lo crea per te. Ad esempio, puoi chiedere “un widget che mi suggerisca tre ricette proteiche ogni settimana” e questo comparirà sulla tua home.

Una trovata geniale dal punto di vista dell’utente, ma anche un modo incredibilmente efficace per Google di raccogliere dati granulari sui tuoi desideri e le tue abitudini, senza che tu debba nemmeno fare una ricerca.

Da un lato, quindi, un assistente che agisce, dall’altro strumenti che sembrano leggere nel pensiero.

Ma il piano di Google non si ferma allo smartphone.

L’obiettivo è creare un’unica intelligenza che ti segua ovunque.

Un ecosistema unificato sotto il segno di Gemini

Le novità, infatti, si estendono anche ai nuovi portatili “Googlebook”, dove un “Magic Pointer” con Gemini integrato promette di portare la stessa intelligenza anche sul grande schermo. L’idea è quella di un’esperienza fluida, in cui l’IA è il sistema nervoso centrale che collega tutti i tuoi dispositivi.

Sei al computer, ma puoi interagire con le app del telefono come se fossero native.

In questo quadro, anche le nuove funzionalità di sicurezza, come l'”Intrusion Logging” per i dispositivi Pixel, sollevano qualche perplessità. Presentata come una protezione avanzata contro gli spyware, simile al Lockdown Mode di Apple, viene però rilasciata inizialmente solo per i telefoni di Google.

Una mossa che sa tanto di strategia per spingere il proprio hardware, più che di un reale impegno a proteggere l’intero parco Android.

La sicurezza diventa così un privilegio per chi sceglie il “pacchetto completo” di Google.

Alla fine dei conti, l’offensiva di Google è chiara: rendere Gemini così indispensabile da non poterne più fare a meno. Le funzionalità sono senza dubbio impressionanti, ma ci spingono verso un futuro in cui la tecnologia non è più solo uno strumento nelle nostre mani, ma un’entità che prende decisioni per noi.

E forse, prima di delegare il prossimo acquisto, vale la pena chiedersi chi sta davvero guidando le nostre scelte.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore