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L’Antitrust italiana ha avviato un’indagine sulle pratiche ritenute scorrette con cui Microsoft ha integrato l’IA nei suoi servizi, spingendo gli abbonati verso piani più costosi senza la possibilità di scegliere.
L'Antitrust italiano ha avviato un'indagine su Microsoft per l'aumento dei prezzi di Microsoft 365, legato all'integrazione forzata di Copilot. Milioni di utenti sono stati trasferiti a piani più costosi senza comunicazioni chiare né la possibilità di rifiutare. La pratica, definita 'aggressiva', solleva dubbi sulla trasparenza e sulla libertà di scelta dei consumatori di fronte alla cosiddetta 'tassa sull'IA'.
L’aumento “silenzioso” di Microsoft 365 sotto la lente dell’antitrust
Ti sei accorto di un aumento del tuo abbonamento a Microsoft 365?
Se la risposta è sì, sappi che non sei il solo e che la questione è finita dritta sul tavolo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Il gigante di Redmond è infatti finito sotto indagine per pratiche commerciali ritenute scorrette, legate proprio all’integrazione dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale, Copilot e Designer, nei pacchetti consumer.
Il punto non è tanto se Microsoft possa o meno far pagare di più per l’IA, ma il modo in cui l’ha fatto.
In pratica, milioni di utenti si sono visti traghettare automaticamente verso un piano più costoso, senza ricevere comunicazioni chiare e, soprattutto, senza un modo semplice per dire: “No, grazie, preferisco restare come prima”.
Secondo l’Autorità, come riportato su The Register, le informazioni sull’aumento dei prezzi e sull’aggiunta delle nuove funzionalità sono state comunicate in maniera “frammentaria”, impedendo agli utenti di avere un quadro completo e di prendere una decisione informata al momento del rinnovo.
L’AGCM sta valutando se questa mossa non solo violi le norme a tutela dei consumatori, ma se possa anche essere definita “aggressiva”, perché di fatto avrebbe limitato la libertà di scelta degli abbonati, spingendoli verso l’opzione più costosa per impostazione predefinita.
Ma perché Microsoft avrebbe scelto una strada così, diciamo, poco trasparente?
La risposta sta tutta nella sua nuova, grande scommessa.
La strategia della “tassa sull’IA” e la risposta di Microsoft
Questa indagine tocca un nervo scoperto della strategia di Microsoft: trasformare l’intelligenza artificiale in un’opzione a pagamento di default all’interno dei suoi prodotti più diffusi.
Nell’ultimo anno, abbiamo visto Copilot integrato praticamente ovunque, da Windows a Microsoft 365, e questa integrazione è stata spesso legata a nuovi modelli di prezzo.
Il risultato?
Molti utenti si sentono spinti a pagare di più, non tanto per una scelta attiva, ma semplicemente per tenere il passo con le nuove configurazioni predefinite. Sui social media, infatti, c’è già chi parla di una vera e propria “tassa sull’IA”, un sovrapprezzo quasi obbligato per non restare indietro.
Microsoft, dal canto suo, ha dichiarato che collaborerà pienamente con le autorità italiane, assicurando il proprio impegno a rispettare le leggi sui consumatori.
Eppure, il dubbio resta: si tratta di una vera volontà di trasparenza o di una mossa dovuta per calmare le acque?
Il caso italiano mette in discussione l’intero castello: l’idea che un’azienda possa modificare unilateralmente le condizioni di un abbonamento, facendo leva sull’inerzia dell’utente per garantirsi entrate enormi. L’Italia, però, non è la prima a puntare i riflettori su queste pratiche.
A quanto pare, si sta delineando un fronte comune a livello globale.
Un problema globale: cosa ci dice il caso italiano sul futuro
Questa non è una battaglia che si combatte solo in Italia. Anzi, è la spia di un malcontento che sta montando a livello internazionale. Come descritto da Morningstar, anche l’autorità di vigilanza australiana ha mosso accuse simili contro Microsoft, contestando la mancanza di chiarezza con cui i clienti sono stati informati su come rifiutare i costi aggiuntivi legati a Copilot al momento del rinnovo annuale (In passato arrivarono anche le scuse di Microsoft, chissà questa volta…).
Sta emergendo un modello chiaro: i regolatori di diversi Paesi stanno iniziando a usare le leggi a protezione dei consumatori per contrastare i cosiddetti “dark patterns”, ovvero quelle interfacce e quei processi studiati per spingerti a fare scelte che non avresti fatto con tutte le informazioni a disposizione.
Mentre l’indagine dell’AGCM farà il suo corso, senza una scadenza definita, gli aumenti di prezzo di Microsoft 365 sono destinati ad entrare in vigore come previsto. Tuttavia, il messaggio per l’intera industria tecnologica è già forte e chiaro.
Nella corsa a integrare l’IA in ogni servizio, non basta più concentrarsi solo sulle funzionalità. I regolatori, e con loro i consumatori, hanno iniziato a guardare con attenzione le clausole scritte in piccolo, le schermate di rinnovo e la facilità con cui è possibile dire di no.
La vera partita, quindi, non si gioca sulle funzionalità di Copilot, ma sul diritto di ogni utente di scegliere consapevolmente se, come e quanto pagare per l’innovazione.
E questa è una battaglia che riguarda tutti noi.

Mi commuove la premura di Microsoft nel volerci educare al futuro, un addebito alla volta. È bello sentirsi così considerati, quasi come bestiame da cui mungere dati e denaro per il progresso altrui.
Sognavamo un futuro potenziato, ci hanno dato un abbonamento obbligatorio. Che delusione.
Ci chiudono in un recinto. E ci fanno pagare i lucchetti.
La solita musica: un servizio non richiesto diventa un costo fisso. Paghiamo per un copilota automatico che nessuno ha chiesto di far salire a bordo.
@Antonio Romano Lo chiamano costo, io lo chiamo test di adozione di massa. Un push forzato per vedere chi molla. Se la gente paga, il modello funziona. Mica è una novità.
Ci servono un piatto non richiesto, poi presentano il conto. Bisogna imparare a rifiutare la portata, altrimenti la scelta diventerà un lusso.
L’inevitabile tassa sul futuro è arrivata, e io penso a quando potevamo ancora scegliere.
Prima ti obbligano all’upgrade, poi ti vendono i dati. Il solito giro insomma.
@Paola Montanari Un’altra giostra che gira, mentre la chiamano progresso. Non scendiamo mai?
Un classico cavallo di Troia per gonfiare le metriche di adozione. Prima ti impongono l’IA, poi ti presentano il conto. Questa non è evoluzione, è un’estorsione mascherata da servizio. La vera domanda è chi controlla la tecnologia che usiamo ogni giorno.
Mossa da manuale per gonfiare le metriche sull’IA. Un classico.
Riccardo De Luca, chiamiamola col suo nome: una metrica di adozione drogata a nostre spese. Chissà quale sarebbe il tasso di utilizzo senza questo piccolo aiuto.
@Riccardo De Luca, non solo si gonfiano le metriche, ma si crea pure un precedente: l’utente paga per diventare la statistica di successo del fornitore. È questa l’acclamata “centralità del cliente” del 2026?
Tutti a lamentarsi del prezzo, ma se questo Copilot fosse una bomba che ti svolta il lavoro, il problema resterebbe? Alla fine ci vendono tempo oppure è solo fuffa per fare cassa?
Mi sfugge la logica. Ti appioppano un servizio non richiesto e paghi di più. Ma la libertà di scelta del cliente dov’è finita?
L’Antitrust arriva a festa finita. Ormai abbiamo già pagato tutti.
Veronica, l’intervento dell’Antitrust a giochi fatti è la norma, non la notizia. La genialata è venderci un’IA mediocre come upgrade obbligatorio, trasformando il nostro lavoro in un beta testing a pagamento. Quando la smettiamo di essere così prevedibili?
@Veronica Napolitano L’Antitrust che interviene adesso è il solito siparietto per salvare la faccia, mentre Microsoft ci ha già rinchiusi in questa gabbia dorata dell’IA a pagamento. Qualcuno credeva sul serio che ci avrebbero lasciato una via di fuga?