Databricks ha una difesa inedita sul copyright

La difesa separa la copia per sviluppo dall’addestramento finale del modello

La causa è In re Mosaic LLM Litigation, davanti al giudice Charles Breyer. Le parti coinvolte sono Databricks e la sua controllata MosaicML, accusate di aver usato opere protette da copyright per costruire il modello DBRX. La tesi difensiva è insieme tecnica e paradossale, ed è già bastata a impedire che il caso venisse archiviato. Adesso il giudice dovrà decidere se quell’argomento regge anche davanti a un’analisi completa del merito.

Il club dei quattro

Prima di Mosaic, solo tre cause sul copyright nell’IA generativa avevano superato la fase preliminare per arrivare al giudizio sommario: Kadrey contro Meta, Bartz contro Anthropic e Concord Music I contro Anthropic. Sono numeri minuscoli se confrontati con la massa di azioni legali intentate negli ultimi due anni da autori, case editrici, etichette discografiche e creatori di contenuti visivi. La stragrande maggioranza dei procedimenti si arena tra mozioni di archiviazione, accordi riservati e lunghe negoziazioni sulle prove.

Il caso Mosaic è entrato in questo gruppo ristretto dopo un percorso accelerato. Lo scorso gennaio il giudice Breyer aveva concesso ai querelanti il permesso di presentare una seconda denuncia consolidata emendata, allargando la portata delle accuse. A fine aprile, lo stesso giudice ha respinto la mozione di archiviazione di Databricks, ritenendo che l’impianto accusatorio fosse sufficientemente solido per procedere. Due mesi dopo, le istanze di giudizio sommario sono sul tavolo.

Sviluppo vs. addestramento: la mossa di Databricks

L’argomento che distingue Mosaic da ogni altro caso è contenuto in una frase che suona tecnica ma ha implicazioni grosse: Databricks sostiene che la denuncia non configuri una violazione perché le copie dei libri sarebbero avvenute durante lo sviluppo iniziale di DBRX, non durante l’addestramento vero e proprio. Tradotto dal linguaggio processuale: l’azienda ammette di aver copiato opere protette, ma nega che quella copia abbia prodotto l’intelligenza artificiale finita nelle mani degli utenti.

È un paradosso calcolato. In tutte le altre cause, la difesa delle aziende tecnologiche si è concentrata sul fair use della copia finalizzata all’addestramento: abbiamo scaricato testi, ma per un uso trasformativo che non compete con il mercato originale. Qui Databricks rovescia lo schema e dice: la copia rilevante ai fini legali non è quella che abbiamo fatto per preparare il modello, ma solo quella che sarebbe servita per allenarlo. Se i libri sono stati usati per validare architetture, pulire dati o calibrare parametri nella fase esplorativa, non c’è responsabilità.

Il giudice Breyer non ha liquidato questa tesi come pretestuosa. Anzi, respingendo la mozione di archiviazione ha implicitamente riconosciuto che la distinzione merita un esame approfondito. Adesso il giudizio sommario servirà proprio a stabilire se quella differenziazione temporale — cosa accade in fase di ricerca e sviluppo rispetto alla fase di training definitivo — può costituire un argine legale per chi sviluppa modelli di IA. Se reggesse, aprirebbe una via nuova per chiunque costruisca modelli linguistici: basterebbe spostare formalmente l’uso dei dati protetti nella colonna “sviluppo” per sottrarsi alle accuse di violazione. Se cadesse, Databricks si troverebbe esposta esattamente come Meta e Anthropic.

E Meta intanto si avvicina

Non è solo Databricks a rischiare. In Kadrey contro Meta, il giudice Chhabria ha stabilito nel corso del 2025 che il download di libri dalle biblioteche ombra era finalizzato all’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale di Meta, concedendo un giudizio sommario parziale sul fair use. Il 30 giugno 2025, Kadrey ha presentato una replica per sostenere la richiesta di appello interlocutorio sulla questione del download. La decisione Chhabria e la strategia difensiva di Databricks sono due facce della stessa medaglia: da un lato un tribunale dice che scaricare libri per addestrare modelli è un atto rilevante, dall’altro un’azienda tenta di dimostrare che alcune forme di copia — quelle che non finiscono direttamente nel modello — non dovrebbero esserlo.

Il cerchio si stringe. Con Bartz e Concord Music I contro Anthropic già entrate nel giudizio sommario e la decisione su Meta che si avvicina all’appello, il 2026 sta diventando l’anno in cui i tribunali americani smettono di girare intorno alla domanda di fondo e iniziano a scrivere le prime risposte. Chi sviluppa modelli di IA oggi sa che la fase degli accordi extragiudiziali e delle archiviazioni facili è finita. Il tribunale potrebbe tracciare un confine netto tra ricerca e sfruttamento commerciale. E quel confine, nel caso Mosaic, passerà per i libri.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore