Recensioni false o non genuine? Google stringe le regole sui rich snippet

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Questo significa che le famose stelline sotto i risultati di ricerca, ottenute tramite recensioni non autentiche o compensate senza dichiarazione, non saranno più ammesse, mirando a una maggiore trasparenza.

Google mette un freno alle recensioni false o incentivate non dichiarate, aggiornando le policy sui dati strutturati per i rich snippet. La novità mira a colpire chi usa feedback "pilotati" per ottenere le stelline nei risultati di ricerca. La trasparenza diventa un obbligo: chi non si adegua rischia di perdere visibilità e subire penalizzazioni.

Google mette i puntini sulle “i”: niente recensioni false o pagate di nascosto

Diciamocelo, questa mossa di Google non spunta fuori dal nulla. La regola è stata esplicitata per arginare un abuso piuttosto diffuso. In pratica, Google non sta mettendo al bando le recensioni incentivate in toto.

Se offri un buono sconto a un cliente in cambio di una recensione e lo dichiari apertamente sulla pagina, accanto al suo commento, tecnicamente sei in regola. Il problema nasce quando questo “scambio” rimane nascosto, presentando una recensione pagata come se fosse un’opinione spontanea e disinteressata, con il solo scopo di agguantare le stelline nei risultati di ricerca.

È proprio la parola “non divulgato” a fare tutta la differenza.

Stiamo parlando di una zona grigia in cui molti si sono mossi con una certa disinvoltura, offrendo piccole ricompense per un feedback “onesto” che, guarda caso, finiva per essere quasi sempre positivo. Con questa nuova direttiva, Google sta dicendo che la trasparenza non è più un’opzione, ma un obbligo, pena l’esclusione dai rich snippet e, nei casi più gravi, possibili azioni manuali.

Questa mossa, quindi, più che una novità, è un avvertimento.

Un segnale che l’asticella della tolleranza si è abbassata.

E questo, per chi fa business online, ha delle conseguenze molto concrete.

Un giro di vite che viene da lontano

L’idea che Google combatta le recensioni “tarocche” non è certo una sorpresa. Fa parte di una strategia a lungo termine per mantenere una parvenza di autenticità e fiducia nei suoi risultati. In fondo, il motore di ricerca sta cercando di proteggere la credibilità del suo prodotto più prezioso: l’attenzione degli utenti. Le sue policy generali sui dati strutturati parlano chiaro da tempo: è vietato usare i markup per ingannare o fuorviare.

Questa lotta non inizia oggi.

Già nel 2016 Google aveva aggiornato le linee guida per le recensioni locali, specificando che dovevano essere genuine e non pagate. Nel 2022, ha poi vietato alle aziende di offrire incentivi per far modificare o rimuovere le recensioni negative su Maps. La nuova regola sui rich snippet è solo l’ultimo tassello di un puzzle che si sta componendo da quasi un decennio, unendo la lotta algoritmica alle recensioni fasulle con le policy sui dati strutturati.

In pratica, sta chiudendo un’altra scappatoia.

La domanda lecita che sorge è: questa ennesima stretta servirà davvero a garantire risultati più puliti o è solo un modo per esercitare un controllo ancora maggiore su come le aziende possono apparire sulla sua piattaforma?

Cosa cambia davvero per le aziende?

E arriviamo al dunque.

Se hai un’azienda e hai usato qualche “spintarella” per ottenere recensioni, cosa significa tutto questo per te?

Il rischio più immediato è perdere l’idoneità a mostrare le stelline nei risultati di ricerca. Un danno non da poco, specialmente se i tuoi competitor continuano a mostrarle. Senza quel risalto visivo, il tasso di clic può diminuire e la visibilità ne risente.

Le pratiche di raccolta recensioni, quindi, finiscono inevitabilmente sotto i riflettori.

Esperti del settore, come il team di Seoteric, sottolineano che la nuova formulazione esplicita rende più difficile, per chiunque, trincerarsi dietro un “non lo sapevo”.

Dello stesso avviso è WebKing, che vede questo aggiornamento come un richiamo all’ordine soprattutto per le attività locali che si sono affidate a incentivi non dichiarati per gonfiare i propri punteggi.

L’obbligo di trasparenza diventa, di fatto, non negoziabile per chi vuole continuare a beneficiare dei rich snippet.

Alla fine della fiera, il messaggio che arriva da Mountain View sembra essere uno solo: le stelline nei risultati di ricerca sono una concessione, un premio per chi gioca secondo le loro regole, che diventano sempre più stringenti.

Un modo, forse, per ricordare a tutti chi comanda il gioco e per assicurarsi che l’autenticità, o almeno quella che Google definisce tale, resti un pilastro del suo impero.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

30 commenti su “Recensioni false o non genuine? Google stringe le regole sui rich snippet”

  1. Raffaele Graziani

    Mi sembra di vedere un arbitro che, dopo novanta minuti di falli, si accorge che la palla è sgonfia; mi chiedo se questo valga anche per le opinioni sui libri, dove la sincerità è già un miraggio lontano.

    1. Andrea Cattaneo

      Raffaele Graziani, il suo paragone è perfetto. Google mette una pezza su un sistema dove la fiducia è già andata a farsi benedire, non solo per i libri. Alla fine, questa rincorsa alle stelline ci ha solo resi più soli e diffidenti, non crede?

        1. Andrea Cattaneo

          Raffaele Graziani, la tua analisi è lucida. Prima hanno creato il problema spingendo sui punteggi, ora vendono la soluzione. Non è che alla fine il loro controllo aumenta e basta?

  2. Hanno capito che le stelline sono un mercato. Che intuizione. Ora basterà scrivere “recensione incentivata” per essere trasparenti. Il problema della fiducia del cliente si risolve così?

  3. Hanno scoperto l’acqua calda. Una toppa su un vestito pieno di buchi. Adesso si inventerà un altro trucco. La creatività umana non ha limiti, quella degli algoritmi evidentemente sì.

  4. Giorgio Martinelli

    La questione non è morale, si tratta di una pura rincorsa alla visibilità che spinge a trovare l’escamotage; cambiate le regole del gioco, si troverà semplicemente un nuovo modo per aggirarle.

    1. Francesco Messina

      @Giorgio Martinelli La sua analisi è corretta, ma omette il punto: si finge di curare il sintomo della disonestà con un placebo normativo, mentre la malattia della visibilità a ogni costo prospera indisturbata.

      1. Giorgio Martinelli

        @Francesco Messina Lei chiama malattia quello che è il motore del sistema. Si sposta il problema, non si elimina. Il gioco rimane sempre lo stesso.

  5. Si cerca di pulire il mare con un secchiello. L’onestà è una barca piccola che naviga a fatica tra le onde delle scorciatoie.

    1. Daniele Palmieri

      @Enrica Negri Il secchiello di Google non pulisce il mare, semplicemente lo rende più salato per chi non sa nuotare; l’onestà è un salvagente per chi è già destinato ad affogare nel business.

      1. @Daniele Palmieri La tua metafora è calzante. Non si premia l’onestà, si complica la vita a chi non ha mezzi per stare a galla. A questo punto, la scelta è tra affogare onestamente o imparare a nuotare come squali. Un bel dilemma morale.

  6. Leggo di giganti e imbuti, ma io vedo solo la fatica di chi, come me, cerca un feedback onesto. Questa mossa mi spaventa un po’, perché mi fa sentire ancora più piccolo e trasparente, quasi nudo di fronte a regole sempre più grandi.

    1. @Andrea Gatti La trasparenza non è una minaccia. È una selezione naturale per chi lavora bene. Essere piccoli non significa essere disonesti. La vera domanda è: perché la verità dovrebbe spaventare un professionista?

    2. Nicolò Sorrentino

      @Andrea Gatti La tua fatica onesta diventa un faro. Chi usa scorciatoie finisce al buio. Adesso la nostra luce si vede meglio, no?

      1. @Nicolò Sorrentino, la tua fiducia mi aiuta. Ma questa nuova luce addosso mi mette anche a nudo, con tutte le mie imperfezioni. Non è una sensazione del tutto comoda, a essere onesto.

  7. Il gigante finge di pulire il tavolo, ma la partita è sempre truccata. I furbi troveranno un’altra carta da giocare, non è questo il punto.

    1. Alessandra Lombardi

      @Carlo Caruso Il gigante non trucca la partita, semplicemente cambia le regole quando gli conviene, lasciando che siano gli altri a pagare per la sua finta trasparenza.

      1. @Alessandra Lombardi La chiamano trasparenza, io lo chiamo creare un imbuto. Stringono le vie gratuite per lasciarti un’unica scelta: pagare i loro annunci. Non è cambiare le regole, è far capire chi comanda e dove devi mettere i soldi.

  8. Gabriele Caruso

    Hanno chiuso la stalla quando i buoi erano già al macello. Una toppa tardiva su un sistema che ho visto marcire con i miei occhi.

    1. Simone De Rosa

      Renato Graziani, mi risulta incomprensibile il riferimento alla fiducia. Stiamo discutendo di un algoritmo che penalizza l’inventiva, oppure la mia analisi è errata?

        1. Simone De Rosa

          @Renato Graziani, quindi il punto è solo dichiararlo? La recensione pagata rimane. Non afferro la logica per ripulire questo mercato.

    1. Francesco De Angelis

      @Sabrina Coppola Esatto. Il grande occhio ripulisce il suo cortile. Meno caos per noi, più valore per i suoi dati. La fiducia dell’utente, quella si costruisce altrove.

    2. Silvia Graziani

      Sabrina Coppola, più che cimitero mi pare un cambio d’abito: i furbetti non scompaiono, imparano solo a recitare la parte dei trasparenti. La solfa è sempre quella, alla fine della fiera.

  9. Nicolò Sorrentino

    Google alza il sipario sui trucchi da quattro soldi. L’onestà diventa la mossa di marketing del futuro, che colpo di scena. A quanto pare, la fiducia delle persone ha un suo valore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore