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Dietro questa mossa all’apparenza controintuitiva si nasconde una strategia per influenzare l’infrastruttura globale dell’intelligenza artificiale, approfittando della convenienza economica per le aziende occidentali.
Mentre l'Occidente protegge le sue AI, la Cina regala modelli potenti come quelli di DeepSeek e Qwen. Non è generosità, ma una lucida strategia per creare dipendenza tecnologica. Le aziende americane, attratte dai costi bassissimi, stanno abboccando all'amo, costruendo il loro futuro su un'infrastruttura potenzialmente controllata da Pechino, che ora però valuta un'inversione di rotta.
La Cina sta regalando la sua AI: qual è la strategia?
C’è una mossa strana, quasi controintuitiva, nel mondo dell’intelligenza artificiale che sta lasciando molti a bocca aperta.
Mentre laboratori occidentali come OpenAI o Anthropic proteggono gelosamente i loro modelli più avanzati dietro API a pagamento, diversi colossi cinesi stanno facendo l’esatto opposto: li stanno regalando.
Laboratori come DeepSeek, Qwen di Alibaba e GLM di Zhipu hanno inondato le piattaforme globali con modelli potentissimi, i cui “pesi” (il cuore del modello) sono completamente scaricabili e riutilizzabili, spesso con licenze molto permissive, come osserva The Verge.
Questo significa che qualsiasi azienda può prenderli, installarli sui propri server, modificarli per compiti specifici e integrarli a fondo nei propri prodotti, senza pagare un centesimo per l’accesso al modello.
Non è beneficenza, sia chiaro.
È una strategia da manuale.
L’obiettivo non è competere sul modello più potente in assoluto, ma conquistare la mente e le abitudini degli sviluppatori a livello mondiale. Rendendo i loro modelli accessibili e gratuiti, le aziende cinesi fanno in modo che chiunque costruisca nuove applicazioni parta dalla loro tecnologia.
In pratica, regalano le fondamenta per poi possedere, o quantomeno influenzare, tutto ciò che ci verrà costruito sopra.
È una mossa che alcuni analisti definiscono senza mezzi termini un “codice cavallo di Troia”, suggerendo che, seminando i loro modelli ovunque, le aziende cinesi guadagnano una leva enorme su come i sistemi di AI si comporteranno nei mercati esteri.
Stanno di fatto trasformando il vantaggio competitivo delle aziende americane, cioè i modelli proprietari, in una merce a basso costo, quasi una commodity.
E la parte più incredibile?
Sta funzionando alla grande, e lo sta facendo proprio dentro i data center statunitensi.
Le aziende americane stanno abboccando?
La risposta secca è sì.
Negli ultimi 18 mesi, i modelli “open-weight” cinesi sono passati dall’essere una curiosità per smanettoni a diventare veri e propri cavalli di battaglia per molte aziende americane.
Il motivo è brutalmente semplice: i costi.
Parliamo di un taglio che può arrivare fino al 90% per token rispetto ai sistemi americani più blasonati, per compiti come la generazione di codice, i chatbot aziendali o la sintesi di grandi volumi di testo. Per un Chief Technology Officer con il fiato sul collo per il budget, la tentazione è enorme.
I dati delle piattaforme di routing, che gestiscono il traffico delle richieste AI, mostrano una tendenza inequivocabile: come riportato da YUSMP Group, una quota crescente del volume di “token” elaborati negli USA, a volte vicina alla metà del totale settimanale, passa ormai attraverso i sistemi di DeepSeek, Qwen e GLM.
Oltre al risparmio, questi modelli sono spesso più efficienti, richiedendo meno potenza di calcolo, e il fatto che siano “aperti” permette ai team di sicurezza interni di ispezionarli e applicare filtri personalizzati, cosa impossibile con le API “scatola nera” dei concorrenti americani.
Si sta quindi creando una dipendenza tecnologica silenziosa: mentre a Washington il dibattito pubblico si concentra sui controlli all’esportazione dei chip, le aziende americane stanno costruendo flussi di lavoro critici su un’infrastruttura software che risponde a logiche strategiche decise a Pechino.
Sembra quasi un paradosso: la strategia ha avuto un tale successo che ora Pechino stessa sta pensando di fare un passo indietro, forse spaventata dalla sua stessa efficacia.
Il contraccolpo: Pechino sta per chiudere i rubinetti?
Proprio quando la loro strategia di apertura sembra dare i frutti sperati, pare che Pechino stia riconsiderando fino a che punto spingersi. Diverse fonti indicano che le autorità cinesi stanno valutando nuove regole per limitare l’accesso dall’estero ai loro modelli di intelligenza artificiale più avanzati, trattandoli non più come un prodotto da regalare, ma come un asset di sicurezza nazionale.
L’idea sul tavolo, come riportato da Reuters, sarebbe quella di creare un sistema a più livelli: i modelli più vecchi o meno potenti resterebbero liberamente scaricabili, mentre le versioni di frontiera più recenti verrebbero rese disponibili agli utenti stranieri solo tramite API, in modo simile a quanto fa oggi OpenAI.
C’è un però, e non è da poco.
I modelli già rilasciati con licenze permissive come MIT o Apache 2.0 non possono essere ritirati. Una volta che i “pesi” sono stati scaricati, restano a disposizione di chi li possiede e la licenza ne garantisce l’utilizzo.
Eventuali restrizioni si applicherebbero quindi solo alle versioni future, lasciando in circolazione le varianti di Qwen, DeepSeek e GLM che oggi sono già ampiamente diffuse.
In pratica, la Cina sta valutando se scambiare una parte della sua quota di mercato, faticosamente conquistata con l’apertura, per un maggiore controllo sovrano sui sistemi di prossima generazione.
La linea di fondo è chiara: la Cina non sta facendo regali.
Sta scambiando i ricavi di oggi con il controllo dell’infrastruttura di domani.
E le aziende occidentali, attirate dai costi stracciati, stanno silenziosamente spostando i loro processi su fondamenta progettate e, un domani, potenzialmente governate dal calcolo strategico di Pechino.

Tutta questa analisi per scoprire l’acqua calda. Regalano un prodotto per creare dipendenza. Che acume. La nostra brama per il risparmio a breve termine è il loro miglior alleato. Poi, ovviamente, si paga il conto di questa genialata.
Luciano Fiore, lei chiama brama la nostra natura; è un istinto che ci spinge a divorare la mano che ci nutre, pur sapendola avvelenata.
Luciano Gatti, non è istinto, è solo miopia. Chiamare natura la brama di convenienza è una scusa mediocre per ingoiare il veleno. La digestione sarà difficile.
Si analizza il piano altrui come un mistero esoterico, quando è il manuale del monopolista. Si offre un servizio a costo irrisorio per eliminare la concorrenza e poi dettare le condizioni del gioco. Che acume da parte di chi ci casca.
Lorena Santoro, il manuale è proprio quello, ma la gente ci casca perché il gratis digitale è una sirena a cui nessuno sa resistere, anche se poi ci si becca lo scoglio in piena faccia.
Basta con i calcoli. Questa è una favola vecchia. Ci danno il piffero magico e noi li seguiamo come topi, dritti verso il fiume. Vogliamo proprio raccontare ai nostri figli questa storia?
Stiamo costruendo cattedrali digitali su un terreno che non ci appartiene. Quando il proprietario presenterà il conto per l’affitto, che cosa faremo?
Creare contenuti diventa facile per tutti. Ma chi legge le nostre conversazioni private?
Ci viene offerto un cavallo di Troia con le istruzioni di montaggio, e noi ci preoccupiamo solo del costo della spedizione. Quale lucidità.
Noemi Conti, la lucidità non fa budget. Loro regalano, io monetizzo. Il conto lo pagherà qualcun altro, come al solito.
Il canto delle sirene cinesi ammalia i nostri contabili, mica gli ingegneri.
Alberto, gli ingegneri urlano come Cassandra, ma il canto dei bilanci è più forte. Stiamo svendendo il domani per il risparmio di oggi. Io, da sognatore, vedo solo un castello di carte.
Ci stupiamo che il funnel di conversione funzioni? Offrono un prodotto gratis per acquisire utenti e dati, la base del mio lavoro. Poi, quando saremo tutti dipendenti, alzeranno il prezzo o cambieranno le regole. Davvero c’è ancora qualcuno che si sorprende?
Benedetta Lombardi, la sorpresa non è il funnel, quanto la sua scala. Qui non si discute di lead generation per un e-commerce, ma di dipendenza infrastrutturale. La domanda è quale sarà il costo finale quando Pechino presenterà il conto per questa generosa offerta.
Simone De Rosa, il “conto finale” è una preoccupazione quasi superata. Il vero prezzo è la dipendenza stessa, accettata con una miopia imbarazzante dalle nostre aziende. Discuteremo la fattura quando non saremo più padroni nemmeno dell’interruttore della luce in casa nostra?
Benedetta, non è miopia, è il bilancio che comanda. Le nostre imprese devono sopravvivere oggi, il controllo futuro è un lusso per pochi.
Prima ti regalano il software. Poi controlleranno ogni tuo singolo click. Ma dormite sereni.
Costruiscono su fondamenta altrui per risparmiare, poi si lamenteranno del padrone di casa.
Un regalo che crea un debito tecnologico. Sembra un affare, ma è un legame. Qual è il valore della nostra autonomia digitale?