Gli editori hanno impugnato le spese del caso contro Anthropic

La battaglia sulle parcelle legali arriva al Nono Circuito mentre i risarcimenti agli editori proseguono regolarmente

A distanza di una settimana, il dettaglio che conta è questo: lo scorso 18 agosto il coordinamento degli editori ha impugnato la decisione sulle spese legali nel caso Bartz v. Anthropic, ma i pagamenti ai membri della classe non si fermano. È un paradosso procedurale che dice molto più di una semplice lite tra avvocati.

Per capirlo conviene partire dal fatto, poi arrivare al motivo per cui riguarda chiunque pubblichi contenuti online.

Un appello che non blocca i pagamenti

Il 18 agosto — la scorsa settimana — il Publishers’ Coordination Counsel, il coordinamento che rappresenta gli editori nella class action contro Anthropic, ha presentato appello contro la decisione con cui il tribunale aveva negato qualsiasi riconoscimento economico per le parcelle. A presentarlo, secondo l’avviso depositato, sono Edelson PC e Oppenheim + Zebrak, i due studi che guidano il coordinamento.

La richiesta era stata accolta solo in parte: qualcosa è stato concesso sul rimborso delle spese, ma non il compenso per gli avvocati, il cosiddetto Fee Award. In gergo, il Fee Award è la parcella che un giudice riconosce ai legali della classe; i service awards sono i premi per i rappresentanti nominati nella causa. Qui sta il punto: l’appello non tocca il calendario dei risarcimenti.

Come si legge nell’interpretazione dell’accordo, l’impugnazione vale «esclusivamente rispetto al Fee Award e/o ai service awards». Tradotto: i membri della classe non devono aspettare l’esito dell’appello per essere pagati. Perché, allora, contestare una decisione sulle spese? Perché il costo della resistenza editoriale contro l’intelligenza artificiale è esattamente ciò che è in gioco.

Il termometro: 136 cause e un accordo da 1,5 miliardi

La battaglia sulle parcelle non è un dettaglio. È il termometro di un settore in ebollizione. Secondo la Copyright Alliance, all’inizio del 2026 erano oltre 70 le cause per violazione del copyright contro aziende di intelligenza artificiale. Ad agosto 2026, secondo il blog della stessa organizzazione che tiene il conteggio, sono diventate 136. In pochi mesi si è passati da decine a più di un centinaio di procedimenti. Non tutti riguardano editori, ma quasi tutti ruotano intorno alla stessa domanda: chi paga quando i modelli vengono addestrati su testi protetti?

L’accordo Bartz v. Anthropic, da 1,5 miliardi di dollari, ha avuto un impatto significativo su questo contenzioso: molte aziende di intelligenza artificiale affrontano esposizioni simili, in particolare per l’uso di dataset piratati. Il coordinamento non è nato ieri: già nell’ottobre 2025 aveva tenuto una riunione pubblica con gli editori del Regno Unito. È un attore che ha investito tempo nell’organizzazione della classe.

Se il Nono Circuito accoglierà l’appello, il precedente potrebbe ridefinire chi paga i costi della resistenza editoriale contro l’intelligenza artificiale. Non è un problema solo di Anthropic: è il modello economico del contenzioso sull’IA a essere osservato.

Il Nono Circuito decide le regole del prossimo round

La data del 18 agosto non è casuale. Il Nono Circuito concede di norma 30 giorni per presentare appello, e la sentenza risale al 20 luglio 2026. L’avviso di appello di Edelson PC e Oppenheim + Zebrak arriva dentro quella finestra, e si concentra sull’ordinanza che ha accolto parzialmente la mozione per le parcelle degli avvocati e il rimborso delle spese.

Ora la palla passa al Nono Circuito. Se i giudici d’appello entreranno nel merito delle parcelle, potranno fissare un principio per i futuri accordi: quanta parte del risarcimento spetta a chi ha organizzato la classe, e quanta a chi quella classe la compone.

La domanda che resta aperta è semplice: chi controllerà il costo della prossima battaglia legale sull’intelligenza artificiale?

Per chi pubblica online, il caso Bartz smette di essere una notizia e diventa un indicatore. Gli accordi miliardari non chiudono i conflitti; li spostano sulle spese e sui precedenti procedurali.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore