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GEMA v. Suno: la sentenza di Monaco che arriva fino al training americano

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

Sei canzoni, quattro divieti e un paradosso giurisdizionale

Lo scorso 31 luglio 2026 il tribunale regionale di Monaco I ha emesso la sentenza finale nel caso GEMA contro Suno, causa 42 O 763/25. Quattro atti vietati, sei composizioni musicali. Una decisione che arriva fino all’addestramento svolto negli Stati Uniti. Ieri è comparsa online una traduzione inglese non ufficiale della decisione; secondo il sito che la pubblica, non ne esiste un’altra.

I quattro divieti percorrono l’intera catena del modello: la riproduzione finalizzata all’addestramento negli Stati Uniti, la riproduzione tramite memorizzazione nel modello in Germania, la comunicazione al pubblico attraverso l’offerta del modello, la riproduzione e la comunicazione al pubblico attraverso gli output. Sei canzoni sono bastate, insomma, a ridisegnare le regole. In un contenzioso ordinario, un tribunale tedesco non si occuperebbe di ciò che una società americana fa su server americani. Qui invece il tribunale ha ritenuto di poter giudicare il training di Suno grazie a una regola speciale di competenza per le collecting society prevista dalla VGG tedesca. Poi ha applicato il diritto d’autore statunitense. E ha respinto la difesa del fair use.

La decisione non nasce dal vuoto. Già nel novembre 2025 la stessa camera del tribunale si era espressa a favore di GEMA contro OpenAI sull’addestramento di AI con testi di canzoni. L’azione contro Suno era partita ancora prima, nel gennaio 2025, quando GEMA aveva citato la società davanti al tribunale di Monaco chiedendo cessazione, disclosure e risarcimento dei danni. La risposta tecnica al paradosso è nella VGG. Quella economica sta in chi GEMA rappresenta.

Novantacinquemila ragioni per cui la sentenza non è un caso isolato

La giurisdizione speciale per le collecting society non è un tecnicismo: dietro GEMA ci sono più di 95.000 compositori ed editori. È una platea molto più ampia di quanto il confronto tra una piattaforma AI e una major lasci immaginare: non stiamo parlando solo di chi può permettersi una causa dai costi elevati.

Martin Senftleben, intervistato da DW, spiega perché queste iniziative contano. Sono «particolarmente importanti perché, per definizione, si potrebbe dire che sono più inclusive». «Puoi diventare membro di GEMA anche se non sei un artista o un compositore di alto profilo molto conosciuto», aggiunge. «E questo significa che c’è la possibilità di portare la remunerazione per chi usa l’AI a un gruppo molto più ampio di aventi diritto».

Luglio si perde, agosto si firma: il doppio binario di Suno

Ad agosto 2026 lo scenario cambia. La sentenza finale contro GEMA è di fine luglio: poche settimane dopo, Suno firma accordi di licenza e transazione con Warner Music Group e BMG, annunciati ad agosto 2026. Suno aveva perso a Monaco a luglio. Ora sceglie l’altra strada: accordi con chi può firmare.

Il doppio binario non riguarda solo Suno. Nel 2026 Universal Music Group e Udio hanno annunciato i primi accordi strategici di Udio per una nuova piattaforma di creazione musicale con AI. La piattaforma, il cui lancio è previsto nel 2026, sarà basata su una nuova tecnologia di AI generativa addestrata su musica autorizzata e licenziata. Anche qui conviene ricordare che si tratta di un annuncio, non di una sentenza: la verifica arriverà quando la piattaforma sarà effettivamente disponibile.

Resta la domanda aperta: la via delle licenze con le major basterà a evitare nuovi contenziosi con le collecting society in Germania? La sentenza di Monaco riguardava sei composizioni, non un catalogo intero. Ma il meccanismo della VGG non dipende dal numero di brani: dipende dai soggetti rappresentati. E GEMA ha già dimostrato, due volte in due anni, di voler portare quei soggetti in tribunale.

Per chi pubblica o usa musica generata da AI, il messaggio è uno: la geografia dell’addestramento non protegge più. Anche un modello allenato oltreoceano può incassare divieti e richieste di danni in Germania. E chi vuole restare sul mercato sta già scegliendo da che parte firmare.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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