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Contattaci oraLe dimissioni da Anthropic di Jacob Coxon, un ricercatore di spicco, seguito da altri esperti, segnalano il crescente timore che la corsa alla superintelligenza auto-migliorante possa portare a grossi rischi per l’umanità
Le dimissioni del ricercatore Jacob Coxon da Anthropic accendono i riflettori su una crisi profonda nel mondo dell'IA. Come lui, altri esperti lasciano colossi come OpenAI, denunciando una corsa sfrenata verso la superintelligenza che ignora i rischi catastrofici. La pressione commerciale starebbe mettendo a tacere le preoccupazioni sulla sicurezza, spingendo l'umanità verso un futuro potenzialmente pericoloso.
Una dimissione che suona come un allarme rosso
Jacob Coxon, un ricercatore di 27 anni con un passato in OpenAI e poi in Anthropic, ha deciso non solo di lasciare il suo lavoro, ma di abbandonare completamente il settore.
Lo ha annunciato con un post su X che, a quanto pare, ha superato i 100 milioni di visualizzazioni, accusando senza mezzi termini i principali laboratori di IA di “correre dritti verso una superintelligenza che si auto-migliora, giocando d’azzardo con le nostre vite”.
Parole pesanti, che non lasciano spazio a interpretazioni.
Come riportato su Wired, Coxon sostiene che molti dei suoi colleghi credono sinceramente che i sistemi che stanno costruendo potrebbero “ucciderci tutti entro la fine del decennio”.
Ma cosa sta succedendo davvero dentro queste aziende che, a parole, mettono la sicurezza al primo posto?
Il punto è che la paura di Coxon non è un caso isolato. Anzi, sembra essere la punta di un iceberg che sta emergendo con sempre maggiore insistenza, rivelando una tensione palpabile tra gli ideali di sicurezza e le spietate logiche di mercato.
Un coro di voci dall’interno: le crepe nel muro del silenzio
L’addio di Coxon non è il primo a far tremare i vertici di Anthropic
Già a febbraio, Mrinank Sharma, che guidava il team di ricerca sulla sicurezza, se n’era andato con una lettera aperta in cui avvertiva che “il mondo è in pericolo” e che, a causa delle pressioni aziendali, è “difficile lasciare che i nostri valori governino davvero le nostre azioni”.
Una lettera di dimissioni che ha messo in luce il costante braccio di ferro interno, come i rischi legati al bioterrorismo potenziato dall’IA. Questo schema si ripete: tempo fa anche una ricercatrice di OpenAI, Zoë Hitzig, si è dimessa per protestare contro le scelte commerciali dell’azienda.
Si sta delineando un quadro chiaro: da un lato, la missione nobile di creare un’IA sicura; dall’altro, la pressione commerciale che spinge a lanciare prodotti sul mercato il più in fretta possibile, accettando compromessi sulla sicurezza.
Ma qual è, esattamente, il mostro che questi ricercatori temono di aver contribuito a creare?
La risposta sta in un concetto che fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza.
La vera paura: una superintelligenza che impara da sola
Al centro del terrore di Coxon c’è la ‘superintelligenza auto-migliorante’. Prova a pensare a un’intelligenza artificiale capace non solo di eseguire compiti, ma di migliorare se stessa, di diventare più intelligente in modo autonomo, a una velocità che noi umani non potremmo nemmeno concepire.
Secondo Coxon, è questa la direzione in cui i grandi laboratori stanno correndo, aumentando il rischio di perdere completamente il controllo. La cosa, se vuoi, quasi ironica è che Anthropic stessa ha messo nero su bianco questi pericoli in un documento programmatico dove ammette i rischi catastrofici e chiede ai governi di intervenire.
La domanda, allora, sorge spontanea: se le stesse aziende sono consapevoli di maneggiare materiale tanto esplosivo, perché la corsa sembra accelerare anziché rallentare?
La risposta, secondo chi se ne va, è semplice: la competizione spinge a tagliare i costi e a chiudere un occhio sulla sicurezza. A conferma di questo clima, un altro ricercatore di Anthropic, Evan Hubinger, ha pubblicamente sostenuto Coxon, aggiungendo di ritenere che ci sia una probabilità superiore al 10% che l’IA possa portare all’estinzione umana nel prossimo decennio.
Le dimissioni di Coxon e degli altri non sono solo una notizia da Silicon Valley. Sono un campanello d’allarme che ci chiede di prestare attenzione. Le decisioni prese oggi, in stanze dove la pressione commerciale è altissima, potrebbero definire il nostro domani.
E a quanto pare, chi quelle stanze le vive dall’interno sta iniziando ad avere seriamente paura.

Non è paura, è responsabilità. L’allarme di chi è dentro è il più credibile. Questo scossone può farci bene. Serve un nuovo patto tra uomo e macchina, guidato da principi chiari. 🤝
Prima incassano, poi si tirano indietro. Un classico. Ora la paura vende più della tecnologia. Ma il casino che hanno creato rimane a noi, gente comune.
@Simone Damico Almeno loro, dopo aver costruito il mostro, hanno la decenza di scappare urlando. Noi invece restiamo qui a fare video su come addestrarlo a scegliere la pizza migliore. Mi pare un piano solido per la sopravvivenza della specie, non trovi?
@Andrea Gatti Loro scappano, noi le insegniamo a ordinare la pizza. Mi pare un piano coerente.
Mossa geniale per il loro brand, ma il disastro che lasciano chi lo pulisce?
@Noemi Barbato Si costruiscono una bella coscienza pulita. Il casino lo lasciano a noi. Che grande gesto di amore per l’umanità.
@Sebastiano Caputo Lasciano la bomba innescata e si mettono al sicuro. Che eroi questi qua.
@Noemi Barbato Loro? Hanno già il paracadute. Il disastro è solo il loro prossimo prodotto. Creano l’emergenza e poi ci vendono la costosissima “soluzione di sicurezza”. Noi saremo i clienti, non i sopravvissuti. Che geni del marketing.
È solo personal branding per il loro prossimo giro. La paura è la nuova killer app.
@Simone Rinaldi Creano il diluvio mediatico per poi venderci i pochi posti sulla loro arca. La vera domanda è: chi costruirà la nostra zattera?
@Davide Russo La nostra zattera? Nessuno. Siamo quelli che non ricevono l’invito per l’arca. Ci diranno di stare calmi e che è solo una pioggerellina passeggera, mentre loro salpano. Il solito copione, insomma.
@Simone Rinaldi Una sublime operazione di marketing. Prima si erigono a Cassandra per terrorizzare le masse, poi si propongono come unici salvatori. Questo meccanismo lo conosco bene, sebbene nel mio campo le apocalissi siano, fortunatamente, meno fantasiose e più profittevoli.
Queste dimissioni teatrali sono solo il pitch per la loro prossima startup sulla sicurezza. Creano il problema e poi vendono la soluzione. Un classico.
@Davide Fabbro La sua è un’analisi corretta. Prima si genera il panico, poi si vende l’antidoto a caro prezzo. Un modello di business collaudato, non una crisi di coscienza.
La paura vende consulenze etiche; è una metamorfosi professionale, non una crisi di coscienza.
@Patrizia Bellucci La loro crisi diventa un prodotto, e io mi sento solo obsoleto.
@Patrizia Bellucci La sua metamorfosi è un imbuto di vendita: l’allarme è la calamita per i clienti.
Abbandonare la nave non è un atto di paura. È il primo passo per vendere le scialuppe di salvataggio al resto del mondo. Una fuga calcolata. Chi guiderà le nuove arche?
@Serena Basile, non tutti monetizzano la paura; alcuni ne sono solo divorati dentro.
@Andrea Cattaneo La paura che divora, come dici, è una merce di lusso. Chi scappa per primo si mette in pole position per venderla al miglior offerente. Non è panico, è una calcolata mossa di posizionamento personale sul mercato.
Creano il panico e poi escono di scena per diventare consulenti strapagati. Un’exit strategy da manuale di marketing. Non è paura questa, è un piano di carriera ben riuscito.
Il pastore scappa dal lupo che ha allevato. Ma non per salvare il gregge. È per vendere recinti più sicuri a chi è rimasto indietro. La paura è sempre un ottimo prodotto.
@Benedetta Donati La paura vende sempre. Creano il problema, poi vendono la soluzione. Io intanto cerco i loro link di affiliazione. Un business plan geniale.
Gli architetti del labirinto ora temono il Minotauro che hanno nutrito. Le loro dimissioni sono il rumore di una porta che si chiude alle loro spalle, lasciandoci dentro. Mi chiedo se la vera paura sia la macchina o lo specchio che ci mostra.
@Noemi Conti Abbandonano il labirinto per vendere mappe a chi è rimasto intrappolato dentro.
Chi abbandona la nave durante la tempesta lascia solo più spazio sul ponte a chi sa navigare; la loro paura è il nostro vantaggio competitivo.
Dimissioni teatrali per un problema generato da loro. Restiamo noi a gestire le conseguenze.
Chiamatelo pure allarme rosso, io lo chiamo il marketing del terrore. Prima fabbricano il demone informatico, poi vendono l’esorcismo a peso d’oro. Questi eroi dell’ultima ora non sono che i primi avvoltoi a planare sul disastro che hanno meticolosamente progettato.
Classica exit strategy. Creano il panico, poi ti vendono il paracadute. Il funnel è sempre quello, che noia.
La solita uscita di scena teatrale per riciclarsi come profeti di sventura ben pagati. Prima hanno costruito l’idolo, ora vendono l’esorcismo. A quando la loro nuova startup sulla “sicurezza etica”?
Antonio, non capisco se è panico vero o il rebranding del secolo. Prima creano il problema, poi si propongono come salvatori. Che curriculum si stanno costruendo?
@Antonio Romano Hanno soffiato sul fuoco, ora scappano dalle ombre. Noi siamo solo falene intorno a questa luce fredda. Un bagliore accecante, e poi il buio. Che storia triste stiamo scrivendo.
Hanno monetizzato il problema. Ora ci vendono la soluzione. Il marketing è geniale.
Prima incassano i milioni, poi si dimettono per salvarsi l’anima; che coraggio ammirevole.
Laura, dopo aver costruito il mostro, ora vendono i biglietti per lo spettacolo della sua presunta distruzione; una mossa pubblicitaria astuta, non trovi?
Laura Bruno, hanno semplicemente concluso un ciclo di investimento. Adesso liquidano le azioni della colpa per acquistare quelle della coscienza, un’operazione puramente finanziaria.
Leggo di riposizionamento da manuale. Sarà così. Però l’ansia resta. Sembra di stare su una nave che affonda, con il capitano che scappa per primo. E io cosa dovrei fare, aspettare lo schianto?
Emma, loro scappano, un classico. Noi che restiamo cosa facciamo, ci lamentiamo?
Emma Rinaldi, altro che nave che affonda. Questi mollano il timone per vendere giubbotti di salvataggio a prezzo d’oro. L’ansia è il loro prodotto. Noi invece dobbiamo solo imparare a nuotare, no?
Creano il mostro e poi si vendono come esorcisti. Un riposizionamento da manuale, per chi ancora crede alle favole.
La chiamano crisi, io la chiamo selezione naturale. Chi abbandona la corsa ora semplicemente non era costruito per il traguardo. Questo allarmismo di massa è il miglior filtro per separare i visionari dai semplici tecnici, lasciando campo libero a chi sa gestire il potere.
Hanno varato la nave e ora urlano al capitano di abbandonarla, che confusione.
Carlo, nessuna confusione. Abbandonano la nave per vendere consulenze su come non affondare. È la exit strategy più vecchia del mondo, applicata al tech. Puro personal branding.
Prima ci vendono il futuro super-figo e poi scappano a gambe levate, ma allora la roba che ci fanno usare è sicura o no?
I sacerdoti abbandonano il tempio, forse il nuovo dio non risponde più ai suoi creatori.
Noemi, più che abbandonare il tempio, direi che questi sacerdoti gli danno fuoco per vendere meglio le ceneri come reliquie ai nuovi fedeli.
Questi geni escono dalla porta principale per rientrare dalla finestra come consulenti strapagati sulla sicurezza: un classico intramontabile che apprezzo sempre.
Hanno scatenato il mostro, ora si vestono da cacciatori. Una fuga orchestrata, solo fumo negli occhi per nascondere le proprie vere responsabilità.
Un’eccellente campagna di personal branding costruita sulla paura. Il panico vende sempre meglio della competenza, ma chi sta comprando questo racconto?
Greta, questi allarmi sembrano i pop-up di un prodotto non richiesto. La paura è diventata la merce in vetrina. L’allarmismo è solo un modo per aumentare il valore di mercato della soluzione che poi ci venderanno?
Queste dimissioni sono il canarino nella miniera di carbone del settore IA. L’entusiasmo per il progresso non può mettere il bavaglio alla prudenza. Quando il profitto diventa l’unica bussola, quale rotta stiamo effettivamente seguendo come collettività?
Mi pare logico che la gente se ne vada se il management non capisce nulla e punta solo a fatturare. Non è la superintelligenza il problema, è lo sbatti di lavorare per chi non sa gestire un progetto. Ma non potevano semplicemente programmarla per essere sicura?
Beatrice, la sicurezza è un costo, non un prodotto. I topi lasciano la nave prima che affondi. Forse il problema non è il capitano.
Andrea, la sicurezza non è un costo, è un alibi per quando le cose andranno male. Diranno che non potevano prevederlo. È la solita storia, ragazzi, sveglia.
Raga, è palese che alle big corp interessi solo il grano, che vi aspettavate onestamente? Se adesso pure i cervelloni mollano tutto significa che il problema è serio, bisogna proprio darsi una regolata.