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Gli Stati Uniti dicono che addestrare l’IA non viola il copyright

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

Primo caso d’appello sul fair use nell’addestramento IA: Thomson Reuters contro Ross, sentenza entro il 2026.

Lo scorso 2 settembre il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha depositato una dichiarazione di interesse nelle cause che oppongono OpenAI ai grandi editori. La tesi del governo federale: l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale su materiale protetto da copyright non viola di per sé le leggi sul copyright. La posizione arriva mentre gli editori stanno facendo causa. E ha già prodotto effetti concreti. Ieri, Thomson Reuters ha depositato la sua replica alla lettera 28(j) di ROSS Intelligence che discuteva quella presa di posizione. La lettera 28(j) è lo strumento procedurale con cui una parte segnala alla corte un’autorità nuova che ritiene rilevante per il caso in corso.

Il paradosso: Washington difende il training

Il paradosso sta nel ruolo. Il governo federale, tradizionalmente garante della proprietà intellettuale, si schiera con chi addestra i modelli. Nella dichiarazione depositata in tribunale, gli Stati Uniti scrivono che l’addestramento di modelli di IA su materiale protetto da copyright “non viola le leggi sul copyright”. E giudica “profondamente errata” la teoria della dilution, cioè l’idea che l’addestramento diluisca il valore dei contenuti originali. Lo scorso 4 settembre ROSS Intelligence ha informato la Third Circuit di questa dichiarazione di interesse. Ieri la risposta di Thomson Reuters.

Nel frattempo, nello stesso contenzioso, il New York Times cerca di restringere la dottrina del fair use per escludere l’addestramento dei modelli linguistici di grandi dimensioni di OpenAI. Il fronte è spaccato: da una parte il governo, dall’altra gli editori. Perché una lettera 28(j) in una causa in corso dovrebbe cambiare le regole per chi pubblica oggi?

Il primo banco di prova d’appello

La risposta sta nella natura del caso. Thomson Reuters v. Ross Intelligence non è una causa qualunque: è il primo caso d’appello federale ad affrontare se l’addestramento dell’IA su materiale protetto da copyright costituisca fair use. La Third Circuit ha ascoltato le discussioni orali lo scorso giugno, in uno dei primi casi di fair use legati all’IA a raggiungere le corti e tra i primi a essere esaminati in appello. La sentenza è attesa entro la fine del 2026.

Qui si confrontano posizioni opposte. Da un lato, il Dipartimento di Giustizia: addestrare modelli su materiale protetto, di per sé, non viola il copyright. Dall’altro, il New York Times, che cerca di restringere la dottrina del fair use per escludere l’addestramento dei modelli linguistici di OpenAI. In mezzo c’è il precedente Anthropic: la legalità dell’addestramento dipende dall’accesso legale al materiale di origine.

La posta in gioco è alta proprio perché manca un precedente chiaro. Chi pubblica oggi non sa se i propri contenuti potranno essere usati senza licenza per addestrare modelli. E la risposta della Third Circuit arriverà solo entro la fine del 2026.

Cosa resta in sospeso per chi pubblica

Il vuoto normativo non è teorico. La decisione della Third Circuit avrà implicazioni significative per gli sviluppatori di IA, i titolari di contenuti e l’intero settore dell’IA. Ma cosa significa in pratica? Se l’addestramento è fair use, a chi spetta stabilire cosa sia un accesso legale al materiale di origine? Se non lo è, come si costruisce un mercato delle licenze che riconosca il valore di chi produce i contenuti senza soffocare lo sviluppo dei modelli?

La sentenza non chiuderà il dibattito. Al contrario, definirà il punto di partenza per rinegoziare l’accesso ai contenuti. Gli editori che oggi fanno causa non avranno una risposta definitiva, ma una cornice entro cui ridisegnare accordi e licenze.

Chi pubblica online deve prepararsi a un cambio di scenario. La domanda non è se il fair use varrà, ma come cambierà la catena del valore dei contenuti. Fino ad allora, il paradosso resta aperto: Washington difende il training, gli editori fanno causa, e i giudici della Third Circuit sono chiamati a decidere chi ha il diritto di usare cosa.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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