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Altman ha rinviato la quotazione di OpenAI

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

Il CEO dell’azienda ha spiegato che l’offerta pubblica iniziale non avverrà prima del 2027, mentre Anthropic accelera

Ieri, 12 settembre, Sam Altman ha detto che quotare OpenAI ora sarebbe «sconsiderato»: non per i conti, ma per la sicurezza. In un’intervista a Fortune, il CEO dell’azienda ha spiegato che l’offerta pubblica iniziale è «mal temporizzata» date le preoccupazioni sulla sicurezza e che non avverrà prima del 2027. Non è una dichiarazione da manuale di finanza. È il punto di rottura tra logica finanziaria e logica di sicurezza.

«In realtà penso che, dato tutto quello che sta succedendo con la sicurezza, questo sarebbe un momento sconsiderato per quotarsi in Borsa, e non sentiamo alcuna pressione su questo fronte», ha detto Altman, come riportato in un articolo di HuffPost. Un’azienda che rinuncia alla quotazione non perché i conti non reggono, ma perché teme di correre troppo: in trent’anni di capitalismo tecnologico è un’anomalia. OpenAI non ha mai indicato una data certa per l’IPO. Ma la motivazione del rinvio è ciò che conta: non si parla di mercati, tassi o finestre finanziarie. Si parla di sicurezza.

Ma perché proprio ora? La risposta sta nei numeri con cui gli stessi leader del settore misurano il rischio.

I numeri della paura: p(doom) e impegni di verifica

Nel settore dell’IA c’è ormai una metrica per la catastrofe: il p(doom), cioè la probabilità attribuita a esiti catastrofici per l’umanità. I numeri circolano da tempo. Elon Musk ha sempre indicato una p(doom) tra il 10% e il 20%. Dario Amodei, CEO di Anthropic, la colloca leggermente più in alto: tra il 10% e il 25%. Non sono percentuali da sondaggio: sono stime dichiarate da chi costruisce i modelli. Una probabilità di catastrofe a doppia cifra non è un dato che un consiglio di amministrazione può relegare in una nota a piè di pagina di un prospetto di quotazione.

Altman, nella stessa intervista, ha aggiunto due elementi concreti. Gli standard di sicurezza «non sono a un livello» tale da spingere molto oltre le capacità dell’IA. E ha avvertito che un’IA fuori dal controllo umano è «assolutamente» possibile. Non sono allusioni filosofiche: sono il motivo per cui la quotazione, che di solito accelera un’azienda, viene percepita come un rischio. Un’azienda quotata deve rendere conto ogni trimestre. Un’azienda che deve calibrare con prudenza le capacità dell’IA ha bisogno di tempi diversi.

Anthropic ha trasformato questa preoccupazione in impegni verificabili. Ha annunciato unilateralmente di voler concedere a valutatori terzi indipendenti un accesso continuativo, di tipo «employee-like», per verificare le pratiche di sicurezza. Il piano in tre fasi proposto da Amodei si riassume in un obiettivo: costruire l’IA a un ritmo equilibrato, che garantisca la sicurezza senza rinunciare ai benefici e senza ignorare i dilemmi geopolitici. In altre parole: la cautela non è retorica, ma calcolo. E se la sicurezza frena OpenAI, non ha fermato però i rivali. Anzi.

Anthropic corre a 65 miliardi: la cautela non è per tutti

Mentre OpenAI rallenta, Anthropic accelera. A metà agosto, secondo quanto comunicato da Anthropic agli investitori, il tasso di ricavi annualizzato ha raggiunto 65 miliardi di dollari alla fine di luglio. Si tratta di una proiezione su base annua, non di un consuntivo già chiuso. Ma il confronto è quello che conta: rispetto all’anno precedente è un aumento di sette volte. Sette volte: non un incremento marginale, un balzo.

Il contrasto con la prudenza di OpenAI è netto. Chi invoca il freno per ragioni di sicurezza è la stessa parte che decide di non quotarsi, mentre chi ha una p(doom) persino più alta corre a velocità sette volte superiore. La sicurezza non è distribuita in modo uniforme: è una variabile di mercato. Alcuni la trasformano in impegni e verifiche; altri, nei fatti, la compensano con la crescita.

La domanda che resta aperta è se la sicurezza diventerà un lusso che solo alcuni possono permettersi di trasformare in vantaggio. I ritardi altrui, intanto, si stanno già trasformando in opportunità. La cautela di OpenAI non rallenta il mercato: chi compete nell’IA, o dipende dalla sua visibilità, deve aspettarsi un 2027 in cui la sicurezza sarà insieme freno e vantaggio competitivo. E i ricavi di Anthropic dimostrano che il freno di uno può diventare lo spazio di crescita di un altro.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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