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Contattaci oraBlocco dopo il sorpasso di Muse su ChatGPT: Amazon vuole acquisti automatizzati dai suoi assistenti
Amazon ha bloccato gli acquisti tramite gli agenti di Meta Muse dopo il sorpasso di ChatGPT nelle classifiche iOS, con 2,5 milioni di download complessivi. La mossa nasce dalla difesa del business pubblicitario da 68 miliardi di dollari, che gli acquisti automatizzati rischiano di erodere saltando annunci e clic umani. Resta però incerta la tenuta giuridica di questi blocchi, dopo la sconfitta contro Perplexity.
Venerdì scorso Muse, l’agente personale di Meta, ha superato ChatGPT come app gratuita più scaricata su iOS negli Stati Uniti, come riportato da CNBC sulla base dei dati di Sensor Tower. Lunedì i download complessivi avevano già superato i 2,5 milioni, sempre secondo Sensor Tower. Ieri Amazon ha risposto bloccando lo shopping tramite gli agenti di Meta Muse.
Prima del sorpasso, la crescita era già sostenuta: 730.000 download in circa cinque giorni dal lancio dell’8 settembre, sempre secondo Sensor Tower. Poi l’accelerazione. Il punto non è la classifica, è quello che Muse sa fare. Non è un chatbot da conversazione: l’app è costruita per agire da sola nel browser, compilare moduli e negoziare, come descritto da Meta. Non risponde soltanto. Porta a termine azioni. E la velocità conta: mostra che gli utenti sono pronti a delegare compiti a un agente, non solo a farsi dare risposte.
Ed è qui che la vicenda si fa interessante. Perché Amazon dovrebbe temere un’app che compila moduli? La risposta sta in un numero preciso.
68 miliardi di ragioni per avere paura
Quel numero è 68 miliardi di dollari: il valore del business pubblicitario di Amazon che gli acquisti automatizzati rischiano di erodere. Non è una nicchia. Chi vende su Amazon paga per apparire davanti ai clienti: se il cliente è un agente, quella promessa non vale più. Quando a comprare è un agente al posto di una persona, il percorso che passa dagli annunci salta: niente occhi umani sulle sponsorizzazioni, niente clic veri. E senza occhi umani, il meccanismo che fa pagare gli inserzionisti non regge.
Lo ha ammesso la stessa Amazon, nero su bianco. Il documento depositato in tribunale conferma che gli agenti IA interrompono il suo modello pubblicitario: il traffico automatizzato va rilevato e filtrato prima di fatturare agli inserzionisti. In pratica, se a navigare il sito è un software, quelle impression non valgono nulla per chi paga l’annuncio. Da mesi Amazon ha bloccato decine di agenti AI, incluso ChatGPT di OpenAI, dai suoi siti di shopping.
Allo stesso tempo investe sui suoi strumenti. Durante la call sugli utili di luglio, Andy Jassy ha detto che più di 350 milioni di acquirenti hanno usato Alexa for Shopping negli ultimi 12 mesi, e che i clienti americani che lo usano spendono in media il 40% in più per ordine. Numeri del genere spiegano perché Amazon difenda questo terreno. In altre parole: Amazon non vuole eliminare gli acquisti automatizzati, vuole che passino dai suoi assistenti. Il discorso vale anche per Rufus, l’assistente interno su sito e app.
Eppure la strada legale non è stata lineare. Il 4 agosto, una corte d’appello federale ha annullato l’ordine che Amazon aveva ottenuto contro Perplexity per il browser AI Comet. La causa, intanto, è ancora in corso. Cosa cambia adesso?
La partita è solo all’inizio
La domanda non è se gli agenti continueranno a diffondersi — i numeri di Muse rispondono da soli — ma chi controllerà l’accesso al carrello. Amazon ha già preso posizione: blocca gli agenti altrui, investe nei propri. La causa contro Perplexity è aperta, il precedente di agosto pesa, e il blocco a Muse è arrivato nel giro di pochi giorni dal sorpasso di venerdì.
Nei prossimi mesi il terreno di scontro non saranno i negozi, ma le regole di accesso ai negozi. OpenAI, Perplexity, Meta: i grandi modelli spingono tutti verso agenti che compiono azioni. Amazon risponde con Rufus e Alexa for Shopping. Per chi fa impresa online, il messaggio è uno: l’automazione degli acquisti non è più un’ipotesi, e le piattaforme stanno già scegliendo da che parte stare.
