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L’IA non gli ha fatto sbagliare la via. L’elicottero ha dovuto calarsi nel vuoto

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Il sedicenne bloccato in montagna aveva pianificato l’escursione con AllTrails e Google Maps, usando Claude soprattutto per la lista dell’attrezzatura, ma i soccorritori hanno dovuto calarsi dall’elicottero per recuperarlo

Un sedicenne è stato soccorso in elicottero dopo che il chatbot Claude lo aveva indirizzato su un sentiero non segnalato in Columbia Britannica. L'episodio conferma i rischi dell'affidarsi all'intelligenza artificiale per la pianificazione escursionistica, come già accaduto con Google Maps e Gemini. Resta il dubbio sull'effettiva responsabilità dello strumento, poiché il ragazzo ha ammesso di aver svoltato per errore.

L’elicottero del North Shore Rescue si avvicina alla parete rocciosa ma non può atterrare: i rotori non hanno spazio. Così due soccorritori vengono calati nel vuoto per raggiungere Bryce Vincent Gowryluk, sedici anni, bloccato su una via non segnalata nelle montagne della Columbia Britannica, in Canada. La sua guida per quell’escursione non era un chatbot: il ragazzo, escursionista esperto, aveva pianificato il percorso con AllTrails e Google Maps e si era servito di Claude, l’intelligenza artificiale, soprattutto per la lista dell’attrezzatura. A farlo finire nei guai è stato un errore di orientamento: ha imboccato senza accorgersene la via non segnalata. È quanto racconta lo stesso sedicenne, in una storia ripresa dai media internazionali e pubblicata dal Guardian nei giorni scorsi.

La guida sbagliata

La dinamica è semplice e allo stesso tempo inquietante. Gowryluk ha pianificato l’escursione consultando soprattutto AllTrails e Google Maps, e solo marginalmente Claude, per la lista dell’attrezzatura. È stato un suo errore di navigazione a portarlo su un percorso non segnalato, la via chiamata Widowmaker, fino al punto in cui non poteva più proseguire né tornare indietro da solo. La polizia ha allertato il North Shore Rescue, che ha inviato l’elicottero. Ma il ragazzo era troppo vicino alla parete rocciosa per consentire ai rotori di avvicinarsi in sicurezza: due membri della squadra sono stati calati per sollevarlo.

Il responsabile delle ricerche Paul Markey non ha usato mezzi termini. Gli alpinisti non dovrebbero affidarsi alle indicazioni dell’intelligenza artificiale. La preparazione adeguata, ha sottolineato, è la chiave. Una presa di posizione secca, da chi conosce bene il territorio e sa quanto costa un errore di valutazione. E non è la prima volta che un’app si prende la briga di indicare la strada.

Il pattern che i soccorritori temevano

E infatti. A luglio, tre persone sono state soccorse sull’Howe Sound Crest Trail dopo aver pianificato il percorso con Google Maps. Il servizio di mappe aveva fornito stime di tempo molto imprecise: suggeriva che un itinerario che richiede fino a quattordici ore potesse essere completato in poco più di cinque. La montagna non perdona le approssimazioni, e i tre si sono ritrovati in difficoltà ben oltre il previsto.

Il problema non riguarda solo le escursioni pianificate al volo. Come ricostruito in un’inchiesta pubblicata da Backpacker nei mesi scorsi, un altro gruppo di escursionisti adolescenti è stato soccorso con poco cibo e senza più acqua. L’unica cosa che avevano? Una serie di indicazioni di Google Maps stampate su fogli di carta, come si faceva con i navigatori per auto. Un dettaglio che dice molto sulla distanza tra ciò che una mappa digitale promette e ciò che un sentiero realmente richiede.

Poi c’è il caso di settembre, il più simile a quello di Gowryluk. Tre escursionisti alle prime armi provenienti da Roseville, in California, sono rimasti bloccati per una notte sul Mt. Shasta dopo aver seguito i consigli di Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, per il percorso e l’attrezzatura. Lo riporta il Los Angeles Times in un articolo che ha documentato l’accaduto. Tre persone, una notte all’addiaccio, per essersi fidate di un assistente digitale che non distingue tra una strada asfaltata e un crinale innevato.

La linea dura dei soccorritori

Davanti a questo schema che si ripete, i soccorritori hanno scelto una linea netta. Le squadre di ricerca e soccorso, come documentato in un altro report di Backpacker, hanno invitato esplicitamente gli escursionisti a evitare l’uso di strumenti di intelligenza artificiale nella pianificazione dei loro percorsi. Non è una raccomandazione generica: è la risposta diretta a due salvataggi ravvicinati, quello sul Mt. Shasta a settembre e quello di Gowryluk nei giorni scorsi, uniti dallo stesso filo conduttore.

C’è però un dettaglio che complica il quadro, ed è giusto riportarlo. Lo stesso Gowryluk, in un’intervista alla CBC, ha dichiarato di aver svoltato per errore su un percorso non segnalato invece di seguire un itinerario pianificato con l’IA. In altre parole: l’AI non lo ha condotto deliberatamente fuori strada, ma la fiducia nello strumento non è bastata a evitare l’errore umano nel momento decisivo. È esattamente questo il punto. Una mappa tradizionale, una guida esperta o anche solo un’adeguata preparazione avrebbero potuto fornire quel margine di sicurezza che l’interfaccia di un chatbot non può garantire.

Ma per le piattaforme che addestrano questi strumenti, la domanda resta aperta: quanto può reggere un modello di fiducia basato su indicazioni non verificate? Chi fa impresa online — mappe, app di navigazione, assistenti AI — non può più trattare l’accuratezza come un dettaglio. Quando un errore di percorso finisce con un elicottero calato nel vuoto, la fiducia diventa una questione di sopravvivenza.

L'autore

Anita Innocenti

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