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Contattaci oraIl rollout è durato quattordici giorni contro i due tipici delle tornate precedenti, con chiusura all’01:00 dell’08 ottobre
Google ha chiuso l'8 ottobre l'aggiornamento spam di settembre 2026, iniziato il 24, dopo due settimane contro i due giorni dei tre precedenti. La durata maggiore segnala un cambio di bersaglio: non lo spam classico, ma contenuti generati dall'intelligenza artificiale. Resta il dubbio su quali pagine verranno colpite e con quale intensità.
Ieri, 8 ottobre, Google ha chiuso l’aggiornamento spam di settembre 2026. Il rollout, partito lo scorso 24 settembre alle 09:15, ora del Pacifico, si è concluso all’01:00 dell’8 ottobre, sempre ora del Pacifico. Lo conferma il Google Search Status Dashboard. Due settimane, non due giorni. I tre aggiornamenti spam precedenti si erano chiusi in due giorni: questo ne ha impiegati quattordici. Il dettaglio non è secondario: è il primo indizio che qualcosa, in questa tornata, è diverso. E la chiusura, arrivata ieri, apre più domande di quante ne risolva.
Un rollout da due settimane
L’aggiornamento si applica a livello globale e a tutte le lingue. Non è un test limitato a una regione o a una lingua sola: riguarda tutto il mondo. Il comunicato sul dashboard è asciutto, ma contiene un dettaglio che conta: già in fase di lancio Google aveva avvertito che il rollout avrebbe potuto richiedere fino a due settimane. Detto, fatto. I quattordici giorni sono passati e la chiusura è arrivata l’8 ottobre. Ma perché due settimane quando i tre aggiornamenti precedenti si erano chiusi in due giorni? La domanda non è retorica: è il cuore di questa storia.
Perché la lentezza è un segnale
La risposta sta proprio nella durata. Come riportato da Search Engine Roundtable, Google ha detto che questo aggiornamento è diverso dai tre precedenti: il rollout durerà circa due settimane, contro i due giorni tipici. Non è una sfumatura tecnica: è un cambio di passo dichiarato, messo nero su bianco dalla stessa azienda.
Due giorni sono il tempo di una regolazione. Due settimane sono il tempo di una ricalibratura. Se Google ha deciso di tenere il filtro aperto sette volte più a lungo, la spiegazione più plausibile è che il bersaglio sia cambiato: non lo spam classico, già individuato e colpito in passato, ma qualcosa di più sfuggente, che si confonde con i contenuti generati dalle macchine. Se Google rallenta il filtro, è perché il bersaglio è cambiato: resta da capire come si muoverà ora che l’IA è ovunque nei risultati.
L’IA nei risultati e chi ci perde
Il segnale lanciato dal rollout diventa chiaro osservando cosa succede nei risultati di ricerca. Come riportato da SEOPress, gli utenti vedono sempre più contenuti generati dall’IA nei risultati di ricerca. E il volume è in aumento, spinto da Google e da concorrenti come Bing/Copilot, ChatGPT e Perplexity, che mostrano sempre più risposte generate dall’IA.
Qui sta il paradosso: la stessa Google che spinge risposte automatiche nei propri risultati tiene aperto per due settimane un filtro anti-spam sempre più severo. Chi ci perde? Chi produce contenuti in serie senza controllo umano, certo. Ma anche chi si è convinto che un testo generato al volo passi senza conseguenze. Il confine tra contenuto utile e spam diventa ogni giorno più sottile. Per chi fa impresa online, il messaggio è netto: la tolleranza verso lo spam AI si sta restringendo, e i tempi lunghi indicano che il filtro non sarà una passata veloce.
Resta da vedere quali pagine verranno colpite nelle prossime settimane e con quale intensità. Per ora, una cosa è certa: Google non ha più fretta di chiudere i propri aggiornamenti. Il prossimo rollout con durata standard, ammesso che arrivi, sarebbe già una notizia. Chi fa impresa online deve prepararsi a un Google più lento ma più severo nel colpire lo spam, in un contesto dove l’IA generativa sta ridefinendo cosa significa «contenuto di qualità».
