SERRA – Strategia e lancio digitale

Google ha avvelenato i suoi risultati per difendersi

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Il picco di volatilità del 16 ottobre arriva a otto giorni dalla chiusura ufficiale dell’aggiornamento spam di settembre

Il 16 ottobre 2026 si è registrato un picco di volatilità nelle classifiche di Google Search, a nove giorni dalla chiusura dell'aggiornamento spam iniziato il 24 settembre. Secondo Nozzle, Google serve SERP fuorvianti ai rank tracker per difendersi dallo scraping AI. La riserva è che i dati di posizionamento diventano meno affidabili per chi fa impresa online.

Ieri, 16 ottobre, si è registrato un picco di volatilità e di chiacchiericcio nelle ultime 24 ore relativo ai cambiamenti nel ranking di Google Search, come riportato da Search Engine Roundtable. Eppure l’aggiornamento spam di settembre era stato dichiarato concluso lo scorso 8 ottobre alle 4:37 ET.

L’aggiornamento era iniziato giovedì 24 settembre 2026 intorno alle 12:00 ET e, secondo l’autore, aveva avuto tre ondate di volatilità. La durata ufficiale indicata dal Google Search Status Dashboard è di 13 giorni e 16 ore. Per confronto, il core update di maggio 2026 era durato 11 giorni e 21 ore.

La coda anomala dell’aggiornamento spam

La chiusura ufficiale dell’8 ottobre avrebbe dovuto riportare la calma. Non è successo. A otto giorni dalla conclusione, gli strumenti di tracciamento del ranking di terze parti stanno avendo difficoltà e il 16 ottobre è tornato un picco di volatilità accompagnato da un aumento delle discussioni tra i webmaster.

La sensazione è che qualcosa, sotto la superficie, stia ancora muovendo la SERP. Non è la prima volta che un aggiornamento si chiude e lascia code: ma qui la sequenza è particolare. Un aggiornamento spam con tre ondate, dichiarato concluso, e poi un nuovo sussulto a più di una settimana dalla fine.

SERP avvelenate: il paradosso della protezione

Il motivo di questa instabilità ha un nome preciso: SERP avvelenate. Dal 20 settembre 2026, come documentato da Nozzle, Google ha servito ai rank tracker SERP deliberatamente fuorvianti: l’8,0% delle SERP rispetto a una baseline dello 0,17%. Non un errore, secondo la ricerca, ma una risposta allo scraping AI e al grounding, cioè la raccolta in blocco dei risultati per alimentare risposte di intelligenza artificiale. I rank tracker, che raccolgono le SERP allo stesso modo, ci finiscono dentro.

Il paradosso è evidente: per difendere il proprio indice, Google inquina i propri risultati destinati a chi li osserva. Se i dati che le aziende usano per misurare il posizionamento sono deliberatamente alterati anche in una quota piccola ma significativa, chi può ancora fidarsi dei numeri che vede?

Già dal 2025, Sistrix sostiene che Google stia deliberatamente degradando la raccolta dei dati SERP per negare ai concorrenti l’accesso al proprio indice di ricerca. L’obiettivo, sempre secondo Sistrix, sarebbe rendere più difficile per nuovi concorrenti come ChatGPT accedere all’indice e impedire che i risultati vengano usati per addestrare modelli AI open-weight, per esempio cinesi. Nella formulazione di Sistrix: «Google sta deliberatamente degradando la raccolta dei dati SERP per negare ai concorrenti il proprio indice di ricerca».

Cosa cambia per chi fa impresa online

La domanda che resta aperta è: come si fa business in queste condizioni? La risposta non è semplice, ma una conseguenza è immediata: il monitoraggio delle posizioni diventa meno affidabile. Se i rank tracker possono ricevere SERP fuorvianti, le decisioni SEO basate su quelle rilevazioni diventano più incerte.

Non significa che bisogna smettere di misurare. Significa che i dati di ranking vanno letti con più attenzione, confrontati tra fonti diverse e considerati come segnali da verificare, non come verità assolute.

Per chi fa impresa online, la lezione è chiara: i dati di ranking vanno presi con le pinze e le strategie SEO devono diventare più robuste rispetto alla volatilità indotta, non solo dagli aggiornamenti, ma dalle contromisure di Google.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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