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Contattaci oraCaso Anthropic al punto decisivo dopo tre anni: il precedente sui libri offre un ragionamento, non una risposta
La giudice Eumi Lee non ha deciso sulle mozioni di summary judgment nella causa tra Concord Music e Anthropic sul fair use per i testi delle canzoni usati nell'addestramento dell'AI, dopo un'udienza fiume a San Jose. Il precedente sui libri del 2025 offre un ragionamento ma non una risposta, e il mercato delle licenze si organizza: resta il dubbio che gli accordi tutelino soprattutto le aziende firmatarie.
Quattro ore e quarantatré minuti di discussione effettiva in aula. Tanto è durata ieri, 23 ottobre, a San Jose, l’udienza sulle mozioni di summary judgment nella causa Concord Music contro Anthropic, la società che sviluppa l’assistente Claude. Alla fine non è arrivata nessuna sentenza. Come riportato da il resoconto di ChatGPT Is Eating the World, la giudice Eumi Lee ha tempestato di domande gli avvocati di entrambe le parti, poi ha rinviato. La domanda di fondo resta aperta: addestrare un’intelligenza artificiale sui testi delle canzoni è un uso lecito o una violazione del diritto d’autore?
Quasi cinque ore per non decidere
Prima un chiarimento sul gergo. Il summary judgment è una decisione che il giudice può prendere senza arrivare al processo vero e proprio, quando ritiene che i fatti essenziali non siano contestati e che resti da risolvere solo la questione giuridica. Entrambe le parti l’avevano chiesto, ciascuna a proprio favore. È per questo che l’udienza di ieri contava tanto.
Le cose però sono andate diversamente. Secondo la cronaca di Courthouse News, Lee ha trattenuto la questione in decisione senza far capire da che parte pende. Non solo: ha ordinato alle parti di confrontarsi sulle date migliori e sul formato per un’udienza di continuazione, e di comunicarle alla cancelleria. Quindi ci sarà almeno un altro round.
Tante ore di discussione e nessuna risposta. Perché è così difficile decidere?
Un precedente a metà e una strada alternativa
Il nodo è il fair use, la dottrina americana che in certi casi permette di usare opere protette senza autorizzazione, per esempio quando l’uso trasforma l’opera originale in qualcosa di nuovo. Ad Anthropic la contestano Concord Music Group, Capitol CMG, Universal Music, Songs of Universal, Polygram Publishing e Abkco Music, che le hanno fatto causa già nell’ottobre 2023. La causa va avanti da tre anni ed è arrivata solo adesso al punto decisivo.
Un tribunale questa domanda l’ha già affrontata, per i libri, e la risposta è arrivata divisa in due. Il 23 giugno 2025 il giudice William Alsup, nel caso Bartz contro Anthropic, ha stabilito che l’azienda non aveva violato i diritti di tre autori i cui libri erano stati usati per addestrare i suoi modelli. Come spiega l’analisi dello studio legale Goodwin, la corte ha definito l’addestramento «exceedingly transformative», cioè estremamente trasformativo. Nella stessa decisione, però, Alsup ha stabilito che usare copie «piratate» per costruire una biblioteca digitale centrale di opere non era fair use, e ha mandato quella parte a processo.
Tradotto: addestrare l’AI può essere lecito, ma da dove arrivano i dati fa la differenza. Per i testi delle canzoni la giudice Lee dovrà fare i suoi conti, e quel precedente le offre un ragionamento, non una risposta già pronta.
Nel frattempo una parte dell’industria musicale ha scelto un’altra strada. Warner Music Group ha chiuso la propria vertenza con Suno, piattaforma che genera musica con l’AI, e si è spostata su modelli licenziati, cioè addestrati con il permesso dei titolari dei diritti e, va da sé, dietro compenso. Nel comunicato con cui Warner annuncia la partnership l’accordo viene presentato come «una vittoria per la comunità creativa che porta benefici a tutti».
Qui serve un po’ di scetticismo. Un comunicato aziendale è un annuncio, non un fatto verificato, e «a tutti» è una formula ampia. Chi ci guadagna di sicuro sono le due aziende che firmano: Warner incassa, Suno si mette al riparo dal rischio legale. Se gli autori ne avranno un beneficio concreto dipende da clausole che il pubblico non vede. Resta il confronto tra le due strategie. Anthropic sceglie di difendere il fair use in tribunale contro gli editori, Warner e Suno scelgono di mettersi d’accordo e fissare un prezzo. Sono due modi diversi di rispondere alla stessa domanda: l’AI deve pagare per ciò che impara?
Per la musica, quando arriverà la risposta del tribunale?
Il calendario dei prossimi sette giorni
Non subito, ma la prossima settimana ha già diverse scadenze. Entro il 26 ottobre le parti devono consegnare alla giudice due set di copie cartacee degli atti, ordinate secondo la proposta per la mozione omnibus di secretazione (documento ECF n. 806-2) e secondo gli indici depositati all’ECF n. 910. Entro le 17 del 28 ottobre va inviata alla cancelleria la lista con nomi ed email dei partecipanti. Il 30 ottobre alle 13 è prevista un’udienza, solo in videoconferenza, sulle restanti mozioni Daubert, quelle con cui le parti cercano di escludere o limitare le testimonianze dei periti avversari. La data della continuazione sul summary judgment invece non è ancora fissata.
Finché la giudice Lee non decide, chi fa impresa online con strumenti di AI generativa lavora in una zona grigia. Il precedente sui libri dice che addestrare un modello può essere lecito, ma che la provenienza dei dati conta. L’accordo tra Warner e Suno mostra che il mercato delle licenze si sta già organizzando, con le sue regole e i suoi prezzi. Per un’azienda che scrive testi, produce contenuti o crea jingle con l’AI, la differenza tra uno strumento addestrato su materiale licenziato e uno che rivendica il fair use non è più solo una questione di principio. È un rischio concreto da mettere in conto.
