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La Pennsylvania vuole multare di 3.000 dollari chi inganna con l’IA

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Il ddl prevede multe fino a 3.000 dollari, applicabili solo da attorney general e procuratori.

La Pennsylvania punta a multare fino a 3.000 dollari chi usa l'IA per ingannare negli annunci, con il Senate Bill 806. Il tetto unico non cresce con la recidiva e solo l'attorney general e i district attorney possono applicarlo, senza azione privata: la deterrenza resta affidata alle priorità degli uffici pubblici.

Tremila dollari. È il tetto della sanzione civile che la Pennsylvania vuole applicare a chi usa l’intelligenza artificiale per ingannare in un annuncio. Lo prevede il testo del Senate Bill 806, che una volta approvato si chiamerà “Artificial Intelligence Deceptive Advertising Act”, cioè legge sulla pubblicità ingannevole tramite intelligenza artificiale. La domanda viene da sé: è tanto o poco, per chi produce contenuti sintetici su larga scala? Per rispondere bisogna guardare come è costruita la legge, chi può farla rispettare e quanto costa violarla altrove.

Una legge sull’inganno sintetico, con un prezzo fisso

Il percorso è stato lungo. Il disegno di legge è stato depositato già il 3 giugno 2025 da un gruppo trasversale di senatori, con Pisciottano, Pennycuick e Miller in testa alla lista dei firmatari, seguiti da Kane, Tartaglione, Fontana, Haywood, Hughes, Vogel, Costa, Saval, Santarsiero, Gebhard, Malone, Brooks, Boscola e Farry. Lo scorso 10 giugno il testo è stato emendato in terza lettura, il passaggio in cui una proposta arriva quasi alla forma definitiva. Più di un anno, quindi, dall’introduzione all’ultima revisione in aula.

Il cuore economico è semplice: una multa civile che non può superare i 3.000 dollari per violazione. E una clausola che chi lavora nel marketing farebbe bene a segnarsi: la legge entrerà in vigore 60 giorni dopo l’approvazione. Fin qui, il quadro. Ma una sanzione sulla carta vale quanto la possibilità concreta di farla scattare. Chi può chiederla? E il consumatore ingannato può rivolgersi a un tribunale da solo?

Chi può far scattare la multa, e quanto pesa rispetto a New York

La risposta è netta. Come spiegato nell’analisi pubblicata dallo studio Loeb & Loeb, solo l’attorney general dello Stato e i district attorney, cioè i procuratori distrettuali, possono applicare la legge. Hanno due strade: chiedere un’ingiunzione, ovvero un ordine del giudice che blocca la pratica, oppure avviare un’azione civile. A quel punto un tribunale può imporre una multa fino a 3.000 dollari, più le spese legali e i costi del procedimento.

Non esiste invece un diritto d’azione privato. Tradotto: chi si sente ingannato da un annuncio costruito con l’IA non può fare causa direttamente in base a questa legge. Deve sperare che un procuratore decida di muoversi. È un dettaglio tecnico solo in apparenza, perché sposta tutto il peso della deterrenza sulle priorità e sulle risorse degli uffici pubblici, che hanno già molti altri fronti aperti.

Il confronto con New York aiuta a mettere la cifra in prospettiva. Lì, come riportato da un approfondimento dello studio Cooley, una legge che modifica l’articolo 396-b della General Business Law, dedicata all’obbligo di dichiarare la presenza di interpreti sintetici negli annunci, è in vigore dal 9 giugno 2026. Le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di trasparenza sono di 1.000 dollari per la prima violazione e di 5.000 dollari per ogni violazione successiva.

Il punto sta tutto qui. La prima infrazione costa meno a New York che in Pennsylvania, almeno in teoria. Ma New York introduce una progressione: chi insiste paga di più, e parecchio. La Pennsylvania, invece, fissa un tetto unico che non cresce con la recidiva. Per un’azienda che produce migliaia di contenuti generati automaticamente, una multa massima di 3.000 dollari rischia di diventare un costo operativo prevedibile, più che un vero freno. Le due norme, va detto, non sono identiche: una punisce l’inganno, l’altra la mancata dichiarazione. Ma il prezzo del comportamento scorretto racconta una differenza di approccio. Viene allora da chiedersi se la Pennsylvania stia improvvisando o costruendo per passi successivi.

Il terzo tassello di una strategia

La seconda ipotesi sembra più vicina al vero. Come ricostruito nella testimonianza con cui NetChoice si è opposta al SB 806, l’associazione che rappresenta diverse piattaforme tecnologiche, lo Stato si era già mosso nel 2024 con l’Act 125, rivolto al materiale di abuso sessuale generato dall’IA e alle immagini intime diffuse senza consenso. Nel 2025 è arrivato l’Act 35, promosso proprio da Pennycuick, oggi tra i firmatari del SB 806, che rende un reato grave usare deepfake o cloni vocali creati con l’IA per frodare i cittadini. Il SB 806 si inserisce come terzo passo: dopo l’abuso e la frode, la pubblicità. Che a contestarlo sia un’associazione dell’industria tech, del resto, dice qualcosa su chi ha interesse a tenere basso il costo della conformità.

Per chi vende o fa pubblicità online in più Stati americani, il messaggio è che l’IA ingannevole negli annunci non è più soltanto una questione di reputazione. Sta diventando un rischio legale, e ha prezzi diversi a seconda del confine che si attraversa: New York e Pennsylvania valutano lo stesso tipo di comportamento in modo differente. Il passaggio da seguire è ora l’entrata in vigore: il governatore Josh Shapiro ha firmato il SB 806, l’Artificial Intelligence Deceptive Advertising Act, che diventerà operativo il 21 dicembre 2026, 60 giorni dopo la firma.

L'autore

Anita Innocenti

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