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Contattaci oraCausa depositata da una società di Authentic Brands Group, che controlla i diritti sul nome di Elvis.
L'eredità di Elvis Presley ha citato Anthropic per 274 composizioni usate nell'addestramento dei modelli. È il primo grande caso di copyright sull'AI guidato da un singolo artista, non da major o editori. Conta perché fissa un prezzo: Anthropic ha già chiuso una causa con 1,5 miliardi. Resta il dubbio sulla liceità dell'addestramento, su cui la giudice non si è espressa.
Duecentosettantaquattro. Tante sono le composizioni registrate da Elvis Presley elencate una per una nell’Exhibit A, l’allegato della causa depositata venerdì 23 ottobre contro Anthropic, l’azienda che sviluppa l’assistente Claude. A firmare l’atto non c’è però una grande casa discografica. Ci sono ABG EPE IP LLC e le altre società attrici, che fanno capo all’universo di Authentic Brands Group. E questo dettaglio cambia parecchio la natura della partita.
274 canzoni e un nome che pesa più di una major
Come riportato da Billboard nel suo approfondimento sul caso, l’azione è stata promossa da una società di Authentic Brands Group, il colosso delle licenze che controlla gran parte dei diritti di proprietà intellettuale legati a Elvis. Fin qui, le contese sul copyright con le aziende di intelligenza artificiale avevano visto in prima fila editori, autori riuniti in azioni collettive, grandi gruppi musicali. Stavolta, secondo Billboard, si tratta del primo grande caso di copyright sull’AI guidato dall’eredità di un singolo artista iconico.
La differenza non è solo simbolica. Un catalogo di major è fatto di migliaia di nomi; qui c’è un nome solo, riconoscibile in tutto il mondo, gestito da una struttura che di mestiere trasforma quel nome in contratti di licenza. Chi ci guadagna, in caso di vittoria o di accordo, è chiaro. Resta la domanda di fondo: come sarebbero arrivati quei 274 brani dentro un modello linguistico? La risposta sta nel modo in cui vengono costruiti i dati di addestramento.
Petabyte di testo e miliardi di valutazione
Un modello linguistico, per imparare a scrivere, ha bisogno di leggere. Tanto. Le aziende AI si appoggiano a raccolte enormi di testi presi dal web, e i numeri citati nella causa danno l’idea della scala. Il primo è Common Crawl, un archivio costruito da un crawler, cioè un programma che visita automaticamente le pagine web e ne salva il contenuto. Secondo i dati dello stesso Common Crawl, l’archivio conta circa dieci petabyte di dati non compressi, oltre 300 miliardi di pagine, e cresce di circa 200-300 terabyte ogni mese. Per avere un riferimento: un petabyte equivale a un milione di gigabyte.
Il secondo è The Pile, un dataset di testo in lingua inglese da 886 GB creato da EleutherAI, che lo ha presentato come open source. Non è una novità: è stato rilasciato già il 31 dicembre 2020 ed è da anni uno dei mattoni usati nel settore. Lo si cita qui come contesto, perché aiuta a capire da dove nasce il problema. Testi di canzoni, trascrizioni, pagine di fan e siti di lyrics vivono sul web da decenni. Con volumi simili, è difficile immaginare che un insieme del genere non contenga materiale protetto. Il punto, per un giudice, sarà semmai stabilire se usarlo per addestrare un modello sia lecito.
Accanto alla scala tecnica c’è quella economica, e non è un dettaglio. Nel documento si ricorda che a febbraio 2026 Anthropic ha annunciato una raccolta di 30 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti, con una valutazione risultante di 380 miliardi. Tradotto: chi fa causa sa di avere davanti un’azienda in grado di pagare. Ed è qui che le liti sul copyright diventano anche, se non soprattutto, una questione di prezzo. Quanto può costare un caso del genere? Anthropic, almeno una volta, ha già dato una risposta.
Il precedente da 1,5 miliardi e l’aula di San Jose
Secondo quanto riferito da Reuters a proposito dell’azione collettiva degli autori, Anthropic ha chiuso quella causa per violazione del copyright con un accordo da 1,5 miliardi di dollari. Come indicato sul sito ufficiale dell’accordo transattivo, lo scorso 20 luglio la corte ha concesso l’approvazione definitiva. Un precedente con una cifra precisa, quindi. Non una sentenza che dica chi ha ragione, ma un prezzo che chiunque abbia diritti da far valere ora può prendere come riferimento.
Sul fronte musicale la partita è ancora aperta. Come raccontato da Economic Times in un recente articolo, la giudice distrettuale Eumi Lee ha ascoltato a San Jose, in California, le argomentazioni di entrambe le parti, senza però pronunciarsi. Nessuna sentenza, per ora. E nel frattempo entra in campo l’eredità di Elvis.
Cosa guardare nelle prossime settimane? La decisione della giudice Lee, prima di tutto, perché darà un’indicazione su come i tribunali americani leggono l’addestramento dei modelli sui contenuti protetti. Poi la risposta di Anthropic alla nuova causa. Se la giudice non si è ancora espressa e già un’eredità artistica di questo peso si muove, viene spontaneo chiedersi quale sarà il prossimo nome a presentarsi in aula.
Per chi fa impresa online, il messaggio è meno lontano di quanto sembri. Cataloghi, testi, archivi e contenuti originali tornano ad avere un valore negoziabile nei confronti di chi addestra l’intelligenza artificiale: non sono più solo materiale da pubblicare, ma potenziale oggetto di licenza. Allo stesso tempo, chi usa strumenti generativi ogni giorno fa bene a seguire come si chiuderanno questi casi. Perché ogni miliardo pagato in accordi e risarcimenti, prima o poi, tende a riflettersi sui costi e sulle condizioni d’uso dei servizi.
