La disfatta di OpenAI di dicembre 2025 è il segnale evidente di una trasformazione profonda nel modo in cui gli utenti cercano, trovano e si affidano alle risposte degli LLM
📌 TAKE AWAYS
Il calo improvviso degli utenti di ChatGPT e la crescita di Gemini indicano un chiaro riequilibrio nel mercato dell’intelligenza artificiale.
La competizione non riguarda solo la qualità tecnologica, ma il controllo degli ecosistemi e della visibilità del brand nei motori di risposta.
Immagina per un attimo di essere Sam Altman.
Hai creato la tecnologia più rivoluzionaria del secolo, sei diventato il volto della nuova era industriale e il tuo prodotto, ChatGPT, è diventato sinonimo di intelligenza artificiale come Google è sinonimo di ricerca.
Ti senti intoccabile.
Poi, una mattina di dicembre 2025, apri i report sull’utilizzo e scopri che, in una sola settimana, dodici milioni di persone hanno deciso di fare i bagagli e traslocare altrove.
È “allarme rosso”.
E il motivo ha un nome che suona come una costellazione: Gemini.
Se possiedi un’azienda e investi nel web per trovare clienti, probabilmente questa guerra tra giganti ti sembrerà un documentario su National Geographic: affascinante, ma lontano dalla tua scrivania.
Sbagliato. Questa è la tua battaglia.
Perché se le abitudini di ricerca delle persone cambiano, se gli utenti smettono di digitare query su un motore di ricerca, come sta già succedendo, per farsi invece dare consigli da un assistente intelligente, il tuo brand rischia di diventare invisibile.
Come consulente SEO, il mio compito è proprio questo: evitare che la tua attività finisca nel dimenticatoio degli algoritmi obsoleti e farti trovare esattamente lì, dove le persone ricevono le loro risposte.
Il risveglio del gigante e il trauma del telescopio
Per capire come siamo finiti in quello che Sam Altman ha definito “codice rosso”, bisogna fare un passo indietro.
La storia ha un sapore quasi ironico: tutta la tecnologia che oggi permette a ChatGPT di scriverti le email o analizzare i tuoi bilanci è stata inventata da Google nel 2017.
Furono i ricercatori di Mountain View a pubblicare il documento che descriveva i “Transformer“, l’architettura alla base degli LLM (i modelli linguistici di grandi dimensioni).
Google, però, è un’azienda prudente. Ha troppa reputazione da perdere.
Così, mentre loro testavano e riflettevano, Sam Altman ha lanciato la sua bomba nel novembre 2022, cogliendo tutti di sorpresa.
La rincorsa di Google è iniziata in modo quasi comico. Ricorderai forse quel febbraio del 2023, quando presentarono Bard, il nonno dell’attuale Gemini.
Durante la demo in diretta, il sistema affermò che il telescopio James Webb era stato il primo a fotografare un esopianeta. Peccato che l’onore spettasse a telescopi terrestri molto più vecchi.
Il titolo di Google crollò in borsa, bruciando miliardi di dollari in poche ore, mentre negli uffici di OpenAI probabilmente scorreva lo champagne. Ma lo champagne, si sa, dà alla testa.
Così, mentre OpenAI si cullava nel successo, Google ha iniziato a fare ciò che le riesce meglio: iniettare miliardi di dollari in ricerca e sviluppo.
I numeri che tolgono il sonno a Sam Altman
Arriviamo a oggi.
I dati di SimilarWeb sono una doccia gelata per chiunque credesse che la posizione di ChatGPT fosse inattaccabile. In una sola settimana, il traffico di ChatGPT è calato del 6%. Per darti un’idea della magnitudo, parliamo di una perdita di circa 12 milioni di visitatori giornalieri!
Nel frattempo, Gemini ha registrato una crescita del 28% a dicembre 2025. Se guardiamo l’ultimo trimestre, le visite a Gemini sono aumentate del 49%, mentre OpenAI ha segnato un -22%.

Ma perché gli utenti se ne vanno?
La risposta è in una piattaforma chiamata LMArena, una sorta di “arena dei gladiatori” dove gli utenti testano i modelli di IA senza sapere quale stiano usando e votano la risposta migliore.
Per mesi, GPT-4 ha regnato sovrano.
Poi è arrivato Gemini 3.


Questa nuova versione del modello di Google è balzata in testa alle classifiche di gradimento, superando i rivali in creatività, precisione nella scrittura di codice e capacità visive.
Per cui, se la tua strategia di visibilità si basa solo sull’essere primo su Google, stai guardando solo una parte del problema. Non ti offendere: ma se sei ancora ossessionato dai click e dal traffico organico, ti comporti in modo anacronistico: tipo Fred Flintstone che agita la clava contro i droni AI.
Se le persone ora preferiscono chiedere consigli alle IA (e questa quota sta crescendo vertiginosamente), il tuo brand deve apparire in quelle risposte.
Non basta “essere sul web”, bisogna essere la fonte autorevole da cui l’intelligenza di Google attinge per dare un consiglio d’acquisto. E per farlo devi affidarti a un’agenzia SEO che sappia il fatto suo, non c’è altra strada.
La potenza dell’ecosistema: la trappola dorata di Google
C’è un aspetto che molti sottovalutano quando analizzano questa sfida: l’integrazione.
OpenAI è una destinazione. Se vuoi usare ChatGPT, devi andare sul loro sito o aprire la loro app. Devi fare un gesto consapevole. Google, invece, è “l’aria che respiri”.
È nel tuo telefono Android, è nella tua posta elettronica con Gmail, è nei tuoi fogli di calcolo su Workspace.
Pensa che il numero di utenti attivi di Gemini è passato in un anno da 350 a 650 milioni, avvicinandosi agli 850 milioni di ChatGPT.
Certo, è un dato un po’ “gonfiato” dal fatto che Google ti propone Gemini ovunque, anche quando stai solo cercando di scrivere un invito per il compleanno di tuo figlio. Ma per te che vuoi vendere, questo è un vantaggio enorme. Google ha superato Microsoft Office nel settore delle suite professionali e sta integrando l’intelligenza artificiale in ogni angolo della vita lavorativa dei tuoi potenziali clienti.
Mentre OpenAI cerca disperatamente di migliorare il suo browser (parlo di Atlas) per avere una “finestra” sul mondo, Google possiede già la casa, il giardino e la strada che ci passa davanti!
I dirigenti di Mountain View una volta dicevano di non avere “fossati” difensivi contro la concorrenza, perché i modelli linguistici col tempo tendono a somigliarsi tutti. Avevano ragione sulla tecnologia, ma avevano torto sul business: il loro fossato sono i dati e la presenza capillare nei nostri dispositivi.
Il buco nero da 1.400 miliardi di dollari
Ora, parliamo di soldi, perché è qui che la storia si fa davvero piccante.
Gestire l’intelligenza artificiale costa quanto una spedizione su Marte ogni settimana. OpenAI sta spendendo cifre che farebbero tremare qualsiasi direttore finanziario.
Si parla di un impegno per infrastrutture (chip Nvidia, server, data center) da 1.400 miliardi di dollari nei prossimi otto anni.
Hai letto bene: trilioni.
A fronte di queste spese mostruose, i ricavi – seppur in crescita – sono una goccia nel deserto. Si stima che OpenAI possa chiudere l’anno con un buco da 30 miliardi di dollari, mica bruscolini!
In questo momento, Sam Altman sta cercando di convincere gli investitori che questa è una scommessa sicura, puntando su una crescita esplosiva dei prodotti futuri e su una domanda infinita.
Ma gli investitori stanno iniziando a mostrare qualche segno di nervosismo.
È una bolla? Forse.
OpenAI è costretta a rivolgersi costantemente al mercato per tappare le voragini di bilancio, mentre Google mette in saccoccia circa 100 miliardi di dollari a trimestre!


Insomma, per Google, la corsa all’IA non è una questione di vita o di morte, è una mossa strategica per non perdere la leadership. Per OpenAI, invece, ogni settimana persa contro Gemini è un passo verso il rischio di restare senza liquidità.
E qui torniamo a te: ti fideresti a legare tutta la visibilità del tuo business a un partner che sta bruciando miliardi e che non sa se riuscirà a pagare i server tra due anni?
Ecco perché diversificare e farsi trovare pronti anche per Gemini non è solo utile, è un’assicurazione sulla vita della tua azienda.
Tra turbolenze interne e sfide di scala
Le comunicazioni interne di OpenAI descrivono un ambiente sotto pressione. Altman ha parlato di “turbolenze” e ha chiesto agli ingegneri di migliorare ChatGPT a ogni costo.
È la reazione tipica di chi sente il fiato sul collo.
Hanno persino cercato di lanciare modelli come GPT-5 che però sono stati criticati perché “meno amichevoli” dei precedenti. È un segnale che, quando cerchi di scalare troppo velocemente per paura della concorrenza, la qualità ne risente.
Dall’altra parte della barricata, Google sta giocando una partita a scacchi di lungo periodo. Gli analisti più scettici temono che l’adozione dell’IA nelle aziende stia rallentando – alcuni dati del Census Bureau americano sembrano confermarlo – ma la realtà è che siamo solo all’inizio.
Forse la bolla scoppierà per chi non ha un modello di business solido, ma per chi usa questi strumenti per comunicare, la rivoluzione è qui per restare.
Tu, che ogni giorno combatti per far crescere i tuoi ricavi, non puoi permetterti il lusso di ignorare questo scontro tra titani. Il calo degli utenti di ChatGPT è il segnale che il mercato è fluido. Non esiste più un vincitore predefinito.
La tua opportunità è proprio qui: in un momento di incertezza e di cambio di guardia, chi sa muoversi velocemente e adatta la propria comunicazione per diventare la risposta “preferita” degli LLM conquisterà fette di mercato che prima erano blindate.
La nuova frontiera per la visibilità del tuo brand
Se prima il tuo obiettivo era compiacere un algoritmo un po’ ottuso che andava a caccia di parole chiave ripetute come un mantra, oggi la sfida è diventata una questione di prestigio.
Devi essere rilevante per sistemi che non leggono più solo le parole, ma comprendono i concetti, pesano la tua autorevolezza e decidono se sei degno di essere suggerito a un utente. È un passaggio che richiede meno trucchi tecnici e molta più visione strategica.
Questo cambiamento può essere una grande occasione per te.
Il calo del traffico organico tradizionale che vedi nei report non deve spaventarti, perché può trasformarsi in una pioggia di conversioni di qualità immensa.
Perché?
Semplice: chi arriva sul tuo sito dopo aver ricevuto una risposta dall’intelligenza artificiale non è un navigatore distratto, ma un utente che ha appena ottenuto un consiglio su misura.
È un cliente già ben motivato, convinto dalla validità della fonte che l’IA gli ha presentato.
I dati di cui ti ho parlato sono la mappa per decidere quali assistenti dobbiamo monitorare insieme per assicurarci che il tuo brand riceva menzioni, citazioni e riferimenti costanti.
Se Gemini cresce del 500% in un anno, ignorarlo significa decidere deliberatamente di non esistere per milioni di potenziali acquirenti.
Tuttavia, ricorda che questi grafici sono solo una fotografia scattata da lontano. Il quadro completo è molto più profondo: molta della partita si gioca dentro le app, nei browser e negli assistenti integrati che i tracker di dominio non riescono a vedere.
Ecco perché le tue analisi interne e i dati del tuo sito restano il barometro più preciso per capire come le persone ti trovano davvero.
La guerra tra i giganti per la conquista del trono dell’IA continuerà a riempire le cronache, ma tu hai un vantaggio: puoi smettere di essere un semplice spettatore.
Il “codice rosso” di OpenAI è il tuo semaforo verde.
È arrivato il momento di investire seriamente nella visibilità nei motori di risposta basati su IA, ne va della crescita dei tuoi profitti e del successo del tuo business.
Non indugiare oltre, rivolgiti alla mia agenzia oggi stesso.
Gemini insidia ChatGPT: domande frequenti
Perché milioni di utenti stanno abbandonando ChatGPT a favore di Gemini?
Secondo i dati citati, il traffico di ChatGPT è calato del 6% in una sola settimana, pari a circa 12 milioni di visitatori giornalieri, mentre Gemini ha registrato una crescita significativa. Il motivo principale è il miglioramento qualitativo dei modelli di Google, in particolare Gemini 3, che ha superato GPT-4 nelle valutazioni comparative per creatività, scrittura di codice e capacità visive.
Qual è il vero vantaggio competitivo di Google rispetto a OpenAI?
Il vantaggio di Google non è solo tecnologico, ma soprattutto legato all’ecosistema. Gemini è integrato nativamente in Android, Gmail e Workspace, rendendo il suo utilizzo quasi automatico per milioni di utenti. ChatGPT, invece, resta una destinazione separata che richiede un’azione consapevole da parte dell’utente.
Perché la sostenibilità economica di OpenAI preoccupa investitori e aziende?
OpenAI affronta costi infrastrutturali enormi, stimati in 1.400 miliardi di dollari nei prossimi otto anni, a fronte di ricavi ancora insufficienti e perdite operative rilevanti. Google, al contrario, può sostenere la corsa all’intelligenza artificiale grazie a flussi di cassa consolidati, riducendo il rischio finanziario nel lungo periodo.
