Con le AI Overviews che anticipano le informazioni e i chatbot che assorbono le ricerche informative, la visibilità passa dalla costruzione di autorevolezza diffusa tra video, recensioni e citazioni affidabili
📌 TAKE AWAYS
La visibilità online non passa più solo dai click, ma dalla capacità di influenzare le risposte di IA e motori di risposta come AI Overviews.
La SEO evolve in una strategia di lungo termine basata su autorevolezza, fiducia e presenza diffusa.
Guardiamoci negli occhi: il tuo Google Analytics sta cercando di dirti che sei diventato trasparente. Sei lì, magari ancora ben posizionato in cima a quelle classifiche che un tempo ti rendevano tanto orgoglioso, eppure il silenzio nelle tue casse è assordante.
Non è un errore tecnico e, mi dispiace deluderti, non si risolve cambiando il colore dei tasti sul tuo sito o aggiungendo qualche parola chiave a casaccio.
Il punto è che il grande patto tra chi cerca e chi offre è stato stracciato davanti a un caffè da Sam Altman e dai vertici di Mountain View, e nessuno ti ha mandato l’invito per la rinegoziazione.
Oggi, Google ha deciso di aprire il suo centro commerciale e di rispondere direttamente ai tuoi clienti pur di non farli uscire. Nel frattempo, ChatGPT è diventato quel genio della lampada che sa tutto, dice tutto, ma si dimentica sistematicamente di citare chi gli ha passato le informazioni.
In questo scenario, rincorrere il “click” è diventato un esercizio di masochismo digitale: frustrante, costoso e spesso inutile. Eppure, proprio in questo ginepraio, si nasconde la tua più grande opportunità.
Il mio compito, in quanto consulente SEO, è portarti dentro la nuova realtà: un mondo dove il successo del tuo brand non si misura più con quante persone atterrano sulle tue pagine, ma con quanto la tua azienda sia capace di influenzare le decisioni di acquisto dentro i cervelloni digitali che oggi guidano ogni singola scelta dei consumatori.
Sei pronto a smettere di contare le visite e a iniziare a pesare la tua influenza?
Perché il terreno sotto i tuoi piedi è cambiato, e restare fermi a guardare il vecchio grafico che scende è l’unico modo sicuro per sparire davvero.
Il gigante contro l’astro nascente: i numeri della discordia
Partiamo dai dati, quelli nudi e crudi analizzati da un recente e clamoroso report di Ahrefs pubblicato l’11 febbraio 2026.
Probabilmente usi ChatGPT per scrivere una mail o per riassumere un documento, ma forse non ti sei reso conto che quel chatbot è diventato a tutti gli effetti un motore di ricerca, o meglio, un “motore di risposta”.
A luglio 2025, ChatGPT gestiva circa 2,5 miliardi di prompt al giorno. Per darti un’idea della magnitudo, parliamo del 18% del volume quotidiano di Google, che viaggia sui 13,7 miliardi di ricerche (estrapolati dai 5 trilioni dichiarati ufficialmente a inizio anno).

È un numero enorme. ChatGPT ha già superato Bing, il rivale storico che per decenni ha cercato invano di insidiare il trono di Mountain View.
Ma qui arriva il primo paradosso che dovrebbe farti riflettere.
ChatGPT gestisce quasi un quinto del volume di Google, ok, questo era prevedibile. Ma devi sapere che il motore di Big G invia ai siti web 190 volte più traffico rispetto alla creatura di Altman.
E se guardiamo alla quota di traffico che arriva effettivamente alle pagine web?
Beh, Google ne genera quasi il 40%, mentre ChatGPT si ferma a un misero 0,21%.

Perché accade questo?
Il motivo è nel modello di utilizzo. Ahrefs, analizzando i dati di 76.000 siti web, ha scoperto che il tasso di click (CTR) di ChatGPT è inferiore a quello di Google del 96%.
Una voragine.

Quando un utente interroga Google, spesso cerca un ponte verso una destinazione: un articolo, un negozio, un video. Quando interroga ChatGPT, cerca la destinazione stessa nella risposta.
ChatGPT è un coinquilino saputello che ti dà la soluzione e chiude la conversazione lì; Google è un portiere d’albergo che ti indica la strada per il ristorante. Per te che vuoi vendere, questo significa che una parte enorme delle domande che prima portavano utenti sul tuo sito ora si esaurisce dentro una chat.
Dobbiamo però essere precisi: non tutto quello che accade su ChatGPT è “ricerca” in senso tradizionale. Se analizziamo la natura dei messaggi, circa il 65% rientra in ciò che un tempo avremmo chiesto a un motore di ricerca.
C’è una quota del 24% di “ricerca pura” (fatti, prodotti, ricette) e un 51,6% di “intento informativo con richiesta di parere”, dove l’utente non vuole solo un dato, ma un consiglio per decidere meglio. È proprio qui che il tuo brand rischia di sparire o, al contrario, di diventare l’unica scelta possibile.

La trasformazione delle pagine di Google: la grande “rimonetizzazione”
Mentre ChatGPT trattiene gli utenti, Google non sta certo a guardare.
Il 14 febbraio 2026 (sì, noi SEO passiamo il San Valentino anche così…) la SEO strategist Aleyda Solis ha pubblicato un’analisi che è una doccia fredda per chiunque speri ancora nei click organici gratuiti.
Analizzando quattro settori specifici negli Stati Uniti (cuffie, jeans, giochi online e biglietti d’auguri) tra l’inizio del 2025 e l’inizio del 2026, è emerso un quadro inquietante: la SEO classica sta venendo erosa da un processo di “rimonetizzazione”, come scrive Aleyda.
Prendiamo il settore delle cuffie. In un solo anno, la quota di click che va ai risultati organici tradizionali è crollata dal 73% al 50%.
Dove sono finiti questi click?
Semplice: i Text Ads (gli annunci testuali a pagamento) sono balzati dal 3% al 16% e le schede prodotto (PLA) sono cresciute dal 13% al 20%. In pratica, i risultati a pagamento oggi catturano il 36% dei click totali, raddoppiando la loro quota in soli dodici mesi.
Ma attenzione, non è solo una questione di annunci.
C’è un altro attore che sta rubando spazio: le AI Overviews (AIO), ovvero quei riassunti generati dall’intelligenza artificiale che Google piazza in cima alla pagina.
Nel settore delle cuffie, la presenza di questi riassunti è passata dal 2% a quasi il 33%. Se Google ti dà già la classifica delle tre migliori cuffie noise-cancelling con i pro e i contro, perché tu dovresti cliccare sul sito che le recensisce?
I dati di Solis ci dicono anche chi sta sopravvivendo a questo massacro. Sorpresa: non sono i siti di news o i blog di settore. I vincitori sono YouTube, Wikipedia, Reddit e Instagram.
Nel mercato dei jeans, ad esempio, i primi tre posti per visibilità organica non appartengono a negozi, ma a Wikipedia, YouTube e Instagram. Addirittura, YouTube è uno dei pochissimi siti che è riuscito a far crescere i click assoluti in settori dove tutti gli altri affondano.
Questo ti dice una cosa chiara: la gente vuole video, vuole prove sociali da utenti reali e vuole facce, non solo testi ottimizzati.
La reazione dei grossi brand: pagare per non sparire
In questo scenario, che cosa fanno i grandi attori del mercato?
Comprano la visibilità. I dati mostrano un ciclo che si autoalimenta. Amazon e Walmart, pur perdendo traffico organico (i click “gratis”), hanno aumentato massicciamente gli investimenti in pubblicità.
Walmart, nel settore delle cuffie, è passata dal nono al quarto posto negli annunci a pagamento, sestuplicando il traffico comprato, mentre quello organico languiva.
Anche nei settori più “leggeri”, come i biglietti d’auguri, la musica non cambia. I vecchi leader del settore hanno visto dimezzarsi i propri click gratuiti.
Chi è rimasto a galla? Chi ha saputo usare Reddit o chi ha comprato spazi su Etsy per apparire dove la gente effettivamente spende soldi.
Perfino nel mondo dei giochi online, dove storicamente la pubblicità pesava pochissimo, gli annunci testuali sono quadruplicati.
Tutto questo ci porta a una conclusione inevitabile:
la pubblicità compra visibilità, ma non costruisce valore duraturo.
Il paid, per sua stessa natura, funziona finché si paga, come è emerso dalla nostra intervista a Francine Monahan di iPullRank.
Quando il budget si ferma, la presenza scompare. È una leva tattica, utile in certe fasi, ma strutturalmente effimera se non accompagnata a della SEO fatta bene.
Certo, a volte può rivelarsi una scelta obbligata per difendere quote di mercato nel breve periodo, ma non è una strategia di crescita sostenibile. Anche perché questo meccanismo crea un ciclo che si autoalimenta: meno organico, più competizione sugli annunci, costi sempre più alti.
La SEO, invece, lavora su un piano diverso. Non compra attenzione, la conquista, come ci ha detto anche Steven Wilson-Beals su SEO Confidential.
Costruisce autorevolezza, consolida fiducia, rende un brand riconoscibile e “scelto” prima ancora del confronto commerciale. Nel tempo, una presenza organica solida significa essere citati, ricordati, consigliati, anche nei sistemi di IA che filtrano e sintetizzano le informazioni.
Perciò la vera alternativa non è smettere di investire, ma investire meglio.
Un’agenzia SEO che lavora sul lungo termine costruisce asset: reputazione, credibilità e domanda.
Tutto ciò che resta anche quando il budget pubblicitario si spegne.
Dalla rincorsa ai click alla creazione di domanda
Se sei arrivato a questo punto dell’articolo senza farti prendere dal panico, sei pronto per la soluzione.
Come scrive Dan Taylor, siamo passati dalla “Performance SEO”, dove l’ossessione era il click e la posizione, alla “Demand SEO”, dove l’obiettivo è far sì che le persone – e le macchine – conoscano il tuo nome prima ancora che parta una ricerca.
Pensa a come funziona un LLM (un modello linguistico come ChatGPT o l’IA di Google).
Quando un utente chiede: “Qual è il miglior software per gestire una piccola impresa?”, l’IA non fa una ricerca su Google in tempo reale come faresti tu. Attinge a un database di conoscenze dove il tuo brand deve essere già presente come un’entità affidabile, citata, discussa e coerente.
In questo nuovo mondo, la visibilità non è più un puntatore verso il tuo sito, ma un’esposizione diretta dentro la risposta. Se ChatGPT dice al tuo potenziale cliente che il tuo brand è la soluzione ideale, quel cliente potrebbe non visitare mai il tuo sito, ma cercherà direttamente il tuo prodotto su Amazon o chiamerà il tuo ufficio vendite.
Hai ottenuto il risultato (la vendita) senza il passaggio intermedio (il click).
Questa è la creazione di domanda. La sfida per te ora è diventare una “entità” chiara per questi sistemi digitali. Non si tratta più di spargere parole chiave qua e là, ma di costruire una coerenza narrativa su tutto il web, come ci ha detto Carolyn Shelby durante la nostra recente chiacchierata.
Le IA cercano segnali di affidabilità: citazioni su siti autorevoli, recensioni su piattaforme indipendenti, video su YouTube che spiegano come usi il tuo prodotto, discussioni su Reddit dove utenti veri parlano bene di te.
È in questa direzione che deve lavorare un consulente SEO oggi.
Il nuovo metro del successo: fiducia ed esposizione
Capisco che per un imprenditore abituato a contare le visite al sito questo sembri un salto nel vuoto.
“Se non vedo i click, come faccio a sapere che sto vendendo?”, potresti chiederti.
La risposta sta nei tuoi KPI, gli indicatori di performance, che vanno ricalibrati. Devi guardare la crescita delle ricerche del tuo brand per nome, il traffico diretto, la qualità dei lead che arrivano e, banalmente, l’impatto reale sul fatturato.
Il successo oggi si misura con la “mental availability”, ovvero quanto il tuo brand è presente nella mente del consumatore nel momento del bisogno. E se quel consumatore usa un’intelligenza artificiale come intermediario, il tuo compito è assicurarti che l’IA non abbia dubbi su chi tu sia e cosa offra.
Per cui smetti di trattare il calo del traffico organico come un problema tecnico del sito. Spesso è un problema di saturazione del mercato o di cambiamenti nelle abitudini di ricerca che non dipendono da te.
Inoltre occorre monitorare la composizione delle pagine di ricerca nel tuo settore. Se i tuoi concorrenti stanno comprando tutti gli spazi pubblicitari, forse devi farlo anche tu, ma con una strategia che integri organico e paid per dominare la scena visiva, non solo i link.
Cosa più importante: investi in ciò che Google e le IA premiano oggi.
Video che mostrano il valore reale del tuo lavoro, contenuti generati dagli utenti che costruiscono fiducia e una presenza costante sui social che l’intelligenza artificiale possa “leggere” e interpretare come prova di esistenza e autorevolezza.
Il futuro della visibilità non è un link blu in una lista.
È essere la risposta che l’intelligenza artificiale sussurra all’utente.
È diventare l’autorità indiscutibile nel tuo settore, quella che non ha bisogno di elemosinare un click perché è già la prima scelta nel sistema decisionale del tuo cliente. La partita è cambiata, le regole sono nuove e l’arbitro parla il linguaggio delle macchine.
La nostra agenzia SEO è qui per aiutarti a parlare quella lingua, affinché il tuo business non sia solo una riga in un database, ma il protagonista del mercato che verrà.
Contattaci ora: il momento di costruire l’autorevolezza che dura è adesso.
Dalla SEO dei click all’IA conversazionale: domande frequenti
Perché oggi il traffico organico sta diminuendo anche con buoni posizionamenti?
Una quota crescente delle ricerche informative si esaurisce direttamente nelle AI Overviews di Google e nei chatbot conversazionali. Questo riduce drasticamente il numero di click verso i siti web, rendendo fuorviante valutare il successo solo in base alle visite, anche quando le posizioni in SERP restano alte.
La pubblicità a pagamento può compensare la perdita di traffico organico?
La pubblicità può garantire visibilità nel breve periodo, ma funziona solo finché il budget resta attivo. I dati mostrano che molti grandi brand aumentano gli investimenti paid per compensare il calo dell’organico, creando però un ciclo di dipendenza che non costruisce valore duraturo né un vantaggio competitivo stabile.
Che cosa significa fare SEO oggi nell’era delle intelligenze artificiali?
Fare SEO oggi significa lavorare sulla Demand SEO, ovvero rendere il brand un’entità chiara, affidabile e riconoscibile per persone e macchine. Autorevolezza, citazioni, recensioni, video e coerenza narrativa permettono al brand di entrare nei sistemi decisionali delle IA, generando domanda e fiducia anche senza il passaggio diretto dal click.
