Disney e OpenAI: l’accordo da un miliardo di dollari che scuote il futuro della creatività

Anita Innocenti

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Disney investe un miliardo di dollari in OpenAI: un accordo che promette di rivoluzionare l’intrattenimento, ma che solleva interrogativi sul futuro della creatività e sul controllo dei personaggi iconici

Disney ha siglato un accordo miliardario con OpenAI per integrare oltre 200 dei suoi personaggi, inclusi Marvel e Star Wars, nella piattaforma IA Sora. Questa mossa rivoluzionaria mira a ridefinire la creazione di contenuti, ma solleva profondi interrogativi sul futuro della creatività, sul controllo dei brand e sull'uso responsabile dell'intelligenza artificiale nell'intrattenimento, aprendo un dibattito globale.

Un miliardo di dollari sul tavolo: cosa c’è dietro l’accordo

Non sono noccioline.

L’investimento di Disney in OpenAI è un segnale forte e chiaro: il colosso dell’intrattenimento non ha intenzione di guardare il treno dell’intelligenza artificiale passare, ma vuole essere il macchinista. L’accordo triennale non si limita a un semplice assegno, ma prevede una licenza d’uso per oltre 200 personaggi del mondo Disney, Marvel, Pixar e Star Wars da integrare direttamente in Sora, la piattaforma di video-generation di OpenAI.

Robert Iger, il CEO di Disney, parla di “innovazione tecnologica” e di “nuovi modi per creare storie”.

Belle parole, certo.

Ma dietro il linguaggio da comunicato stampa si nasconde una strategia ben precisa: sfruttare la potenza dell’IA per generare contenuti a un ritmo prima impensabile e, forse, per sondare il terreno su cosa vuole davvero il pubblico, lasciando che sia lui stesso a crearlo.

Ma la vera domanda che tutti ci facciamo è un’altra: cosa succederà ora che chiunque, letteralmente chiunque, potrà mettere le mani su Topolino, Darth Vader e Iron Man?

Topolino in mano ai fan: democratizzazione della creatività o perdita di controllo?

Sì, hai capito bene.

A partire dal 2026, potrai chiedere a Sora di creare un video in cui Stitch beve un caffè con Groot o in cui Elsa di Frozen discute di politica intergalattica con la Principessa Leila. Le possibilità sono infinite e, diciamocelo, l’idea è tanto affascinante quanto terrificante. Disney promette che i video migliori creati dagli utenti verranno addirittura selezionati e trasmessi su Disney+.

Una mossa coraggiosa, forse persino folle.

Da un lato, si apre la porta a una creatività senza precedenti, dando ai fan gli strumenti per diventare narratori. Dall’altro, però, il rischio di snaturare personaggi iconici, di vederli inseriti in contesti di bassa qualità o di perdere completamente il controllo sulla loro immagine è altissimo.

È davvero questo il futuro dell’intrattenimento?

Un flusso infinito di contenuti generati da una macchina, con la speranza che ogni tanto salti fuori qualcosa di guardabile?

E proprio qui si apre un capitolo delicatissimo, quello che le due aziende giurano di voler gestire con i guanti di velluto.

Parole d’ordine: “IA responsabile”. Ma chi protegge chi?

Sia Disney che OpenAI si sono affrettate a sbandierare il loro impegno per un’intelligenza artificiale “responsabile”. Sam Altman, CEO di OpenAI, parla di un accordo che “rispetta l’importanza della creatività”. Le intenzioni sembrano nobili, ma la realtà, come sappiamo, è spesso più complicata.

Chi deciderà cosa è “appropriato” e cosa no?

Quali saranno i paletti per evitare che i personaggi vengano usati per creare contenuti offensivi o dannosi?

Un limite è già stato messo nero su bianco: l’accordo non include le fattezze e le voci degli attori reali. Un paletto messo non tanto per etica, quanto per evitare cause legali multimilionarie.

Ma per tutto il resto, la nebbia è fitta.

L’impressione è che si stia per avviare un gigantesco esperimento sociale e creativo sulla pelle di decenni di storia dell’animazione e del cinema, sperando che vada tutto bene.

L’accordo tra Disney e OpenAI è davvero l’alba di una nuova era creativa o solo il più grande, e rischioso, esperimento di marketing della storia?

Ai posteri l’ardua sentenza.

E, soprattutto, al pubblico.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

18 commenti su “Disney e OpenAI: l’accordo da un miliardo di dollari che scuote il futuro della creatività”

  1. Più che macchinisti, mi sembrano alchimisti che gettano l’oro di famiglia in un calderone sperando in un miracolo. Hanno appena ceduto il controllo genetico dei loro personaggi a un’intelligenza aliena. Cosa accadrà quando il codice sorgente inizierà a mutare da solo?

  2. Paola Montanari

    Pagano per insegnare a una macchina come piratare i loro stessi prodotti, con una qualità perfetta. Si sono messi il nemico in casa, letteralmente. È un suicidio del brand in diretta streaming. Io, fossi in loro, non dormirei sonni tranquilli.

  3. Francesco Messina

    Mentre si proclamano macchinisti, io percepisco solo la fretta di un’azienda che paga per automatizzare la propria estinzione, svendendo l’anima del racconto per un’algida illusione di controllo.

  4. Melissa Benedetti

    Tutti a piangere sulla creatività. Raga, è solo un upgrade. Disney non cede nulla, detta le regole al nuovo stagista superveloce. Così si scala il business, non si resta al palo.

    1. Riccardo Cattaneo

      Elena Bianchi, cara mia, un miliardo è solo l’anticipo. La vera partita si gioca sui dati che OpenAI raccoglierà, e Disney lo sa benissimo. Alla fine, il treno lo costruiranno loro, con i nostri soldi.

  5. Altro che macchinista: Disney sta solo comprando il vagone di lusso in un treno che l’IA già guida verso il cimitero degli artisti, un posto dove le idee originali non sono più redditizie.

    1. Fabio Fontana, il suo “cimitero degli artisti” è un’immagine fin troppo romantica. Si tratta di una pragmatica bonifica del terreno per erigere un ipermercato di contenuti standardizzati, ben più remunerativo. Il profitto, mi creda, non contempla certo i mausolei.

  6. Gabriele Caruso

    Altro che macchinista: Disney sta solo brevettando l’immaginario collettivo. Noi pagheremo un biglietto per un parco a tema di repliche. E io che mi illudo ancora di insegnare la creatività. Che amara ironia.

    1. Gabriele Caruso, la sua ironia è tagliente. Non solo pagheremo il biglietto per le repliche, ma forniremo gratis i dati per addestrare i nostri sostituti. Un modello di business geniale, non c’è che dire. Mi domando solo quale sia il vero prodotto.

  7. Lamentarsi è inutile. È un’operazione di monopolio industriale, non un dibattito artistico. Stanno solo automatizzando la produzione di sogni per tagliare i costi umani. Qualcuno si sorprende ancora di queste logiche?

  8. Si parla tanto di questo accordo come se fosse un pennello nuovo in mano agli artisti. A me sembra più un’enorme catena di montaggio per storie, dove la materia prima sono i nostri ricordi d’infanzia. Quale sarà il valore dell’opera finale?

    1. Giorgio Martinelli

      Sara, il tuo punto sulla catena di montaggio che macina ricordi è tosto. Ma se ogni pezzo di queste nuove storie viene prodotto in serie, senza un vero autore, alla fine della fiera a chi apparterrà l’emozione che proveremo guardandole?

    2. Chiara Barbieri

      @Sara Benedetti “Catena di montaggio” è un eufemismo. Il valore non è nell’opera, ma nel monopolio che genera. I ricordi sono solo il combustibile.

  9. Andrea Cattaneo

    Ci presentano un futuro di storie infinite generate al computer, che bel progresso. Peccato che l’unica cosa che si moltiplicherà saranno i profitti per pochi, non certo la magia. È come avere una fabbrica di sogni senza sognatori.

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