L’aggiornamento anti-spam di marzo di Google: una mossa fulminea contro i furbetti della SEO

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Un intervento così rapido suggerisce che Google avesse identificato con precisione le tecniche di spam più dannose e urgenti da neutralizzare.

Con una mossa rapidissima e quasi spavalda, Google ha rilasciato l'aggiornamento anti-spam di marzo, completandolo in un solo giorno. L'operazione, affiancata al Core Update, ha preso di mira pratiche come Parasite SEO e l'abuso di domini. Resta lo scetticismo sulla promessa di ridurre i contenuti di bassa qualità del 40%, che suona più come una mossa di marketing.

L’aggiornamento anti-spam di marzo: la mossa fulminea di Google che cambia le carte in tavola

Google ha deciso di fare le pulizie di primavera in anticipo, e lo ha fatto con una rapidità che ha lasciato molti a bocca aperta.

Il tanto discusso aggiornamento anti-spam di marzo 2026 è stato rilasciato e completato in un tempo record, gettando scompiglio e sollevando più di una domanda su quali siano le reali intenzioni del colosso di Mountain View.

Non si è trattato del solito, lento processo di assestamento che dura settimane: questa volta, la partita si è chiusa in un soffio.

Ma una mossa così rapida e decisa non può essere casuale. Nasconde una strategia ben precisa, un messaggio forte e chiaro inviato a chiunque cerchi di aggirare le regole.

La velocità con cui è stato implementato questo aggiornamento suggerisce una fiducia quasi spavalda da parte di Google nei propri sistemi.

E se sono così sicuri, significa che i bersagli erano ben definiti.

Un aggiornamento lampo che puzza di fretta

Diciamocelo, non siamo abituati a questa velocità. Di solito Google ci informa dell’inizio di un aggiornamento e poi, per due, tre, a volte anche quattro settimane, restiamo col fiato sospeso.

Questa volta no.

Come riportato da Search Engine Land, l’intero processo si è concluso nel giro di un solo giorno, il 24 marzo. Una rapidità che fa pensare.

Perché tutta questa fretta?

La risposta potrebbe trovarsi non tanto nel “come”, ma nel “cosa” si voleva colpire.

Questa velocità potrebbe essere un segnale: le tecniche di spam che hanno funzionato fino a ieri sono diventate così palesi e dannose che non c’era più tempo da perdere.

Ma quali erano questi obiettivi così urgenti da richiedere un intervento quasi chirurgico?

Cacciatori di furbetti: chi è finito nel mirino di Google

L’aggiornamento ha preso di mira tre pratiche che, ammettiamolo, inquinavano i risultati di ricerca da un bel po’ di tempo.

Non si tratta di piccole furbizie, ma di strategie pensate per manipolare il ranking in modo spudorato.

La prima è l’abuso di contenuti su larga scala (o “scaled content abuse“).

In pratica, Google ha messo nel mirino chi produce contenuti in serie, quasi come in una catena di montaggio, senza alcun valore reale per l’utente. Che siano generati da un’intelligenza artificiale o da esseri umani pagati una miseria, il risultato non cambia: pagine e pagine di fuffa create al solo scopo di intercettare qualche clic.

Poi c’è l’abuso di domini scaduti (“expired domain abuse”).

Hai presente quella pratica di acquistare un vecchio dominio autorevole, magari di un’azienda fallita o di un blog abbandonato, per poi riempirlo di contenuti su tutt’altro argomento, tipo casinò online o prodotti farmaceutici?

Ecco, Google ha deciso che questo giochetto deve finire.

Infine, l’attacco più duro è forse quello all’abuso della reputazione del sito (“site reputation abuse“), che molti conoscono come “Parasite SEO“.

Si tratta di siti web molto autorevoli che “affittano” parti del loro spazio a terzi, i quali pubblicano contenuti di bassa qualità per sfruttarne la spinta in SERP. In questo modo, articoli spazzatura su argomenti discutibili finivano per posizionarsi ai primi posti solo perché ospitati su un portale famoso. Una pratica che, come descritto su Search Engine Journal, danneggia la credibilità di tutti.

L’intento è chiaro: colpire chi gioca sporco.

Ma la vera domanda è un’altra:

Basterà questa mossa a mantenere la grande promessa fatta da Google?

La promessa del 40%: propaganda o realtà?

Insieme a questi aggiornamenti, Google ha lanciato una dichiarazione a dir poco audace: ridurre i contenuti di bassa qualità e non originali nei risultati di ricerca del 40%. Un numero enorme, quasi troppo bello per essere vero.

Ed è qui che un po’ di sano scetticismo non guasta.

Come viene misurata esattamente questa percentuale?

Su quali dati si basa?

Il rischio è che si tratti di un’operazione di marketing ben congegnata. Annunciare un numero così d’impatto serve a rassicurare utenti e investitori, mostrando un’azienda forte che ha il controllo della situazione.

Ma la realtà dei fatti potrebbe essere diversa, come puoi leggere qui.

È possibile che gran parte di questo “taglio” del 40% sia attribuibile al Core Update, molto più profondo e strutturale, e che lo Spam Update sia servito più che altro come mossa plateale per dimostrare un pugno di ferro contro le pratiche più evidenti.

La verità è che, al di là dei proclami, la qualità della SERP è una percezione soggettiva. Vedremo nei prossimi mesi se questa pulizia avrà un impatto reale sulla nostra esperienza di ricerca quotidiana o se, ancora una volta, i “furbetti” troveranno semplicemente nuovi modi, più sofisticati, per continuare a fare quello che hanno sempre fatto.

La partita è tutt’altro che chiusa.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

45 commenti su “L’aggiornamento anti-spam di marzo di Google: una mossa fulminea contro i furbetti della SEO”

  1. Melissa Romano

    Il sovrano algoritmico pota i suoi giardini digitali. Un’operazione di facciata. Le connessioni umane autentiche nascono altrove, lontane da editti e percentuali. Il valore si crea tra le persone.

    1. Isabella Riva

      Il sovrano non sta potando il giardino, Melissa. Sta solo mettendo un cancello più grande all’ingresso. Pulizia per farci pagare un biglietto più caro. La qualità la decidono loro, il prezzo pure. Che bel baratto ci propongono.

  2. Elisa Marchetti

    Si applaude al re che sfoltisce la corte dei miracoli, ma la promessa del 40% suona come una metrica inventata per placare gli animi. Mi chiedo quanto siamo disposti a credere pur di sentirci al sicuro.

  3. Davide Fabbro

    Tutti a celebrare la decapitazione di qualche sprovveduto, come se il re avesse agito per il bene del popolo. A me questa fretta sembra solo un modo per nascondere il vero editto che sta per arrivare. Quale sarà la prossima tassa da pagare?

  4. Luciano Gatti

    Mentre si discute dei dilettanti epurati, il monarca di Mountain View consolida il suo potere. Chi sarà il prossimo vassallo a cadere in disgrazia?

    1. Luciano Gatti, il monarca ha semplicemente potato i rami più deboli per rassicurare il popolo sulla salute dell’albero. Noi, intanto, osserviamo la scena dal palco reale, ben consapevoli di chi manovri realmente le forbici.

  5. Alessandro Parisi

    Hanno punito i dilettanti dello spam, ottimo. Ora devo solo capire quali nuovi trucchi premieranno domani, così mi preparo a perdere altro tempo.

  6. Nicolò Sorrentino

    Google ha scrollato la tovaglia, facendo cadere tutte le briciole. Questo ci spinge a costruire case di mattoni, non di sabbia. Per me è una ventata d’aria fresca. Quel 40% di pulizia, però, mi suona come un numero uscito dal cappello.

  7. Andrea Ruggiero

    Un’operazione di facciata, rapida come uno spot elettorale. La promessa del 40% è il solito specchietto per le allodole. Chi abbocca questa volta?

  8. Capisco la frustrazione, ma questa velocità mi dà una strana carica. Sarà che da ingenuo credo ancora che alla fine premierà chi crea valore, e non chi trova la scorciatoia più furba del momento.

  9. Un colpo di spugna velocissimo. Resta da capire se per pulire il tavolo o per nascondere le carte che hanno in mano. Il mio mestiere è scommettere sulla loro prossima mossa.

  10. Simone De Rosa

    La metrica del 40% è un numero da comunicato stampa, privo di valore analitico. Questa operazione rapida non è pulizia, ma una ridefinizione del campo da gioco a loro esclusivo vantaggio, spostando i pali della porta per segnare più facilmente sulla concorrenza residua.

  11. Paola Montanari

    La solita manfrina del 40% è fuffa per la stampa. La realtà è che hanno raso al suolo la SERP per ridisegnarla a loro uso. Il gioco non è pulire, è controllare.

    1. Noemi Barbato

      @Paola Montanari, esatto. Ti convincono che stanno pulendo casa mentre, indisturbati, ti portano via i mobili. Questa favoletta del 40% serve solo a mascherare un esproprio digitale in piena regola, dove il banco, guarda caso, vince sempre.

      1. Paola Montanari

        @Noemi Barbato Il punto non è l’esproprio, che è palese, ma la massa che applaude mentre le sfilano il portafoglio. Questo è il vero dramma.

    1. Claudia Ruggiero

      @Antonio Romano, più che di feriti parlerei di un riassetto fisiologico del mercato, dove i modelli di business meno solidi vengono semplicemente archiviati per fare spazio a nuove, divertentissime, dinamiche.

  12. Paola Montanari

    Google rompe il giocattolo, poi lo ripara. Il solito teatrino per farci credere che hanno il controllo. Tra sei mesi ricomincia il giro.

    1. @Paola Montanari, altro che teatrino. È un esperimento sociale per misurare la nostra soglia di sopportazione. Io intanto preparo i popcorn per il prossimo reset.

      1. Paola Montanari

        Non è un esperimento sociale, è il prevedibile ciclo della loro mediocrità. Generano il problema e poi si autocelebrano per la finta soluzione.

  13. Una rapidità così sospetta puzza di panico mascherato da efficienza; il 40% in meno di fuffa è la carota per farci ignorare il bastone.

  14. Pulizie di primavera? Hanno raso al suolo il giardino per venderci i semi. E io sono già in fila per comprarli, come un pollo.

    1. @Marco Basile, almeno come polli abbiamo becchime nuovo. Io intanto controllo la serratura del pollaio, non si sa mai.

  15. Alice Rinaldi

    Ci applaudiamo al pompiere che spegne l’incendio da lui stesso appiccato, celebrando una velocità che serve solo a nascondere la colpa iniziale?

    1. Emanuela Barbieri

      @Alice Rinaldi Il pompiere piromane è una visione romantica. Questo è il padrone di casa che periodicamente dà fuoco alla mobilia scadente che lui stesso ci ha venduto, per poi affittarci le stanze annerite a prezzo maggiorato.

      1. Alice Rinaldi

        @Emanuela Barbieri La tua metafora del padrone di casa mi convince di più. Non solo ci vende la mobilia scadente, ma ci fa pure credere che la fuliggine sia un nuovo tipo di arredamento.

        1. Emanuela Barbieri

          @Alice Rinaldi La fuliggine è il contentino per non farci lamentare del palazzo che crolla. La vera domanda è: quando smetteremo di pagare l’affitto?

    1. Sebastiano Caputo

      @Carlo Benedetti Esatto. Creano un problema, poi fingono di risolverlo con mosse teatrali. La polvere finisce sempre sotto il nostro tappeto, quello dei piccoli. Alla fine paghiamo sempre noi.

      1. Carlo Benedetti

        @Sebastiano Caputo Mosse teatrali è dire poco. È un circo dove noi siamo i pagliacci e loro incassano. Quando finisce questa commedia?

  16. Roberta De Rosa

    Hanno passato l’aspirapolvere solo sul tappeto buono del salotto, dove vedono tutti. La polvere sotto i mobili, quella che fa veramente tossire le carriere di chi lavora, rimane esattamente dov’era.

  17. Spacciano per chirurgia di precisione un colpo di scopa, mentre il vero marciume prolifera indisturbato altrove. Quale sarà la prossima mossa di marketing?

    1. Clarissa Graziani

      @Laura Bruno
      Un colpo di scopa è la metafora corretta. Sposta il problema sotto un tappeto più grande. Noi creatori di contenuti impariamo a tessere tappeti sempre nuovi. Chissà quale sarà il prossimo disegno richiesto dal grande sarto.

  18. Chiara De Angelis

    Le “pulizie di primavera” di Google colpiscono il visibile, lasciando intatta la polvere sotto il tappeto. Quel 40% suona come una promessa da campagna elettorale. Per noi del settore, la sfida è sempre la stessa: costruire valore reale, non aggirare le regole.

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