La fame di energia dell’IA: la mossa di Alphabet con Intersect Power per aggirare il collasso della rete

Anita Innocenti

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Mentre i colossi Tech si assicurano energia “privata”, il resto del mondo rischia di rimanere ostaggio di una rete pubblica sempre più congestionata

L'acquisizione di Intersect Power da parte di Alphabet non è una mossa per l'innovazione, ma una strategia per garantirsi l'energia necessaria ai suoi data center. Bypassando la rete pubblica congestionata, Big Tech crea un sistema a due velocità, lasciando cittadini e piccole imprese a fare i conti con un'infrastruttura sempre più instabile e un futuro energetico incerto.

L’ingorgo energetico che nessuno ti ha raccontato

Pensa alla rete elettrica come a un’autostrada. Per anni, il traffico è stato prevedibile e gestibile.

Ora, di colpo, orde di camion pesantissimi – i data center – stanno cercando di immettersi tutti sulla stessa corsia, creando un ingorgo colossale.

Il vero collo di bottiglia non è più lo spazio fisico per costruire, ma l’accesso alla rete, come descritto da Engineering News-Record.

Le aziende si mettono in coda, presentando progetti e aspettando il via libera per allacciarsi. Una coda che può durare anni, a volte un decennio, solo per ottenere il permesso.

E quando sei un gigante come Alphabet, che ha bisogno di alimentare la sua crescita senza sosta, hai davvero intenzione di metterti in fila come tutti gli altri?

La mossa di Alphabet: comprare la soluzione, non aspettarla

Ed è qui che entra in gioco l’annuncio quasi passato in sordina del 22 dicembre: Alphabet ha messo le mani su Intersect Power, un’azienda specializzata in soluzioni energetiche.

Diciamocelo, questa non è una semplice acquisizione per “promuovere l’innovazione energetica americana”, come recita il comunicato stampa.

Questa è una mossa da manuale per aggirare il problema, come si evince da TechCrunch.

Invece di aspettare il proprio turno sull’autostrada pubblica, Alphabet ha deciso di comprarsi l’azienda che costruisce caselli e corsie preferenziali. Acquisendo Intersect, si assicura non solo la produzione di energia (spesso da fonti rinnovabili, il che fa anche bene all’immagine), ma soprattutto la competenza per gestire l’interconnessione alla rete in modo diretto e prioritario.

È un modo per saltare la coda, garantendosi l’energia di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno.

Ma questa mossa, apparentemente geniale per le tasche di Alphabet, cosa significa per tutti gli altri?

Un futuro a due velocità? Big Tech si prende l’energia

Qui la faccenda si fa seria. Stiamo assistendo alla nascita di un sistema energetico a due velocità: da una parte le Big Tech, con risorse quasi illimitate, che si costruiscono le proprie infrastrutture private o si comprano un accesso privilegiato alla rete; dall’altra, tutto il resto del mondo – piccole e medie imprese, servizi pubblici, le nostre case – che deve accontentarsi di un’infrastruttura pubblica sempre più congestionata e instabile.

Non è un caso se si stima che gli investimenti globali per ammodernare la rete potrebbero superare i 470 miliardi di dollari solo nel 2025. Una cifra enorme, che però rischia di non bastare se i principali beneficiari sono solo coloro che possono permettersi di “pagare per saltare la fila”.

La vera domanda, quindi, non è se la mossa di Alphabet sia intelligente dal punto di vista del business.

Lo è, senza dubbio.

La vera domanda è: mentre i colossi della tecnologia si costruiscono un futuro energetico su misura, chi pagherà il conto per mantenere accesa la luce di tutti gli altri?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

17 commenti su “La fame di energia dell’IA: la mossa di Alphabet con Intersect Power per aggirare il collasso della rete”

  1. Nicola Caprioli

    La dematerializzazione del dato si scontra con la sua fame materiale di energia, un paradosso che i colossi risolvono comprando il futuro. Il nostro futuro, per essere precisi, lasciandoci il conto.

    1. @Nicola Caprioli Ci lasciano il conto e la rete intasata, mentre loro corrono sulla corsia d’emergenza. Tutto questo per chiedere a un’AI che tempo fa?

    1. @Emma Rinaldi Loro alzano il ponte levatoio del loro castello energetico, lasciandoci fuori al freddo. A noi resta la magra consolazione di essere la dinamo umana che alimenta la loro festa privata.

  2. Bello il progresso che per alimentare le loro macchine lascia a secco le nostre attività. Presto dovremo scegliere se tenere acceso il server del nostro e-commerce o il condizionatore in ufficio.

  3. Praticamente un neo-feudalesimo energetico. Loro nei loro castelli digitali con la corrente a palla, noi fuori con le candele. L’assistente virtuale, almeno, ci canterà la ninna nanna al buio. Mi chiedo quale sarà il prossimo bene comune da recintare.

    1. Renato Graziani

      @Angela Longo La sua riflessione è acuta. La tecnologia dovrebbe unire, non creare nuovi recinti. Il progresso deve rimanere al servizio dell’uomo.

    2. @Angela Longo Hai centrato il punto. Loro vanno avanti, noi restiamo indietro. La cosa mi preoccupa un botto. E le nostre aziende come faranno?

  4. Clarissa Graziani

    Scriviamo di futuri radiosi, mentre i colossi si fabbricano soli privati. A noi restano le candele per illuminare il presente. Un’amara ironia, questo progresso per pochi eletti.

  5. Renato Graziani

    Il progresso di pochi è solo privilegio. Si creano oasi energetiche private, lasciando al resto un’infrastruttura fragile. La vera evoluzione è un atto di responsabilità collettiva, non di separazione.

    1. Renato Graziani, la sua menzione della “responsabilità collettiva” è ammirevole, sebbene ignori che il progresso non attende i volenterosi. Chi ha potere e visione si premunisce, lasciando ai puri di cuore la nobile gestione di una rete elettrica al collasso. Poetico.

  6. Si erigono cittadelle energetiche per pochi eletti, mentre il tessuto produttivo del paese viene deliberatamente lasciato a navigare in un mare di incertezza.

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