Anthropic contro la Cina: la guerra dei cloni IA che minaccia il futuro di Claude

Anita Innocenti

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Stretta tra concorrenza cinese e costi elevati, l’azienda teme lo spionaggio industriale e si interroga sul futuro del suo modello di business basato sulla sicurezza.

Anthropic, paladina della sicurezza IA, è in crisi. L'azienda accusa rivali cinesi come MiniMax di "distillare" il suo modello Claude, offrendo tecnologie simili a costi irrisori. Con una quota di mercato in crollo e la pressione finanziaria che aumenta, la scommessa sulla sicurezza si sta rivelando un'arma a doppio taglio, mettendo a rischio i piani di quotazione in borsa.

L’accusa di “distillazione”: spionaggio industriale o furbizia?

Come hanno fatto i rivali cinesi a recuperare terreno così in fretta?

Qui la faccenda si fa torbida.

Anthropic accusa apertamente tre aziende cinesi – DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax – di aver messo in piedi un sistema quasi da spionaggio industriale. Come descritto dal The Register, avrebbero creato oltre 24.000 account falsi per bombardare Claude con più di 16 milioni di interazioni, usando una tecnica chiamata “distillazione” per estrarre e replicare i punti di forza del modello.

In pratica, hanno usato Claude per insegnare ai loro modelli come diventare altrettanto bravi, ma a modo loro.

Ma c’è un’azienda che, secondo Anthropic, si è spinta ben oltre.

MiniMax avrebbe agito con una spregiudicatezza notevole, arrivando a “dirottare quasi metà del suo traffico per succhiarne le capacità” ogni volta che veniva rilasciata una nuova versione di Claude, catturando le nuove funzionalità nel giro di 24 ore.

Anthropic lancia un allarme pesante: modelli “distillati” in questo modo potrebbero non avere le stesse barriere di sicurezza, aprendo la porta a usi pericolosi come lo sviluppo di armi biologiche.

Ovviamente, le aziende cinesi accusate, per ora, tacciono.

Il paradosso della sicurezza: un’arma a doppio taglio

E qui arriviamo al cuore del problema di Anthropic. Tutta la sua comunicazione si basa sull’essere l’alternativa responsabile, quella che mette la sicurezza prima della potenza bruta. Una posizione che le ha fatto guadagnare il plauso di molti, ma che si sta rivelando un’arma a doppio taglio.

Questa rigidità, infatti, ha creato tensioni con il Dipartimento della Difesa americano, che vorrebbe modelli con meno paletti per applicazioni di sicurezza nazionale. Insomma, mentre Anthropic si dipinge come l’azienda fidata per il mondo enterprise, sta contemporaneamente perdendo il treno nel settore della difesa.

La domanda è: il mercato delle grandi aziende, dove la fiducia è fondamentale, basterà a salvarli quando il resto del mondo sembra guardare solo al portafoglio?

Il quadro si complica se pensiamo che tutto questo avviene mentre l’amministrazione Trump ha formalmente permesso a Nvidia di esportare in Cina chip avanzati come gli H200, una mossa che secondo i critici non fa che rafforzare la capacità di calcolo di Pechino.

Anthropic ha chiesto una “risposta coordinata” da parte dell’industria e dei governi, ma la domanda resta.

Riuscirà a raggiungere la redditività prima del debutto in borsa, o sarà costretta a mettere da parte proprio quei principi di sicurezza che l’hanno resa famosa?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

13 commenti su “Anthropic contro la Cina: la guerra dei cloni IA che minaccia il futuro di Claude”

    1. Antonio Romano

      @Sabrina Coppola Il mercato premia la copia efficiente, non l’originale idealista. Loro lo chiamano furto, gli strateghi lo chiamano business plan. Che si aspettavano?

  1. Maurizio Greco

    Hanno costruito un imbuto di cristallo per raccogliere acqua eticamente pura, lamentandosi poi che la pioggia acida del mercato lo corroda. La permeabilità del loro modello di business era dunque una caratteristica prevista dal progetto?

    1. Filippo Villa

      @Maurizio Greco Parlare di “permeabilità” è generoso. Questa era una voragine annunciata, mascherata da marketing etico. Hanno venduto un’ideologia, ma la concorrenza ha capito che bastava copiare il codice, non la morale. E adesso piangono.

  2. Sabrina Coppola

    Credevano di costruire una cattedrale etica in un mercato di predoni, un sogno romantico destinato a infrangersi contro la spietata logica del profitto. Resta solo l’amara consapevolezza che ogni fortezza, anche quella morale, ha un prezzo per essere espugnata.

  3. Gabriele Caruso

    I paladini della sicurezza scoprono il mercato. Una commedia degli errori già vista. Noi docenti, quando ci copiano i compiti, ci facciamo una risata amara. Loro invece corrono a denunciare.

  4. Clarissa Graziani

    Denunciare la copia è l’ultimo stadio della sorpresa. Una mossa disperata che a noi ingenui pare quasi tenera. Ma il mercato non premia la tenerezza, giusto?

  5. Riccardo Cattaneo

    Loro denunciano lo spionaggio, ma la loro grande scommessa sulla sicurezza si è rivelata un buco nell’acqua; alla fine, il mercato premia chi costa meno.

  6. Massimo Martino

    Il marketing della sicurezza è come una diga di sabbia. L’onda cinese è arrivata puntuale. Qualcuno aveva preparato le tavole da surf?

    1. Filippo Villa

      Massimo Martino, le tavole da surf non servono quando la diga era palesemente fuffa fin dall’inizio. Questo piagnisteo sulla ‘distillazione’ è solo il rumore di un modello di business che implode perché basato sul nulla, non sulla tecnologia. A chi volevano darla a bere?

  7. Gridano allo scandalo perché li copiano? Suvvia. La sicurezza è solo marketing. Se il tuo modello è così facile da “distillare”, il problema non sono i cinesi, è il tuo prodotto. Forse dovevano pensarci prima di lamentarsi.

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