I dipendenti di Anthropic temono che la loro stessa creatura li sostituirà

Anita Innocenti

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Tra timori per il futuro e dilemmi etici, i dipendenti si interrogano sull’impatto reale dell’IA che stanno sviluppando, mentre l’azienda naviga tra finanziamenti record e promesse di rivoluzione tecnologica.

In Anthropic, la paura serpeggia: i dipendenti temono di creare un'IA che li sostituirà. Mentre l'azienda lancia strumenti che scuotono i mercati e pubblica una 'costituzione' etica per il modello Claude, forse per rassicurare investitori, la realtà mostra i limiti di una tecnologia ancora imperfetta, sollevando dubbi tra promesse fantascientifiche e problemi concreti.

I dipendenti di Anthropic temono di star costruendo la propria fine

Dentro Anthropic, una delle aziende leader nel campo dell’intelligenza artificiale, si respira un’aria pesante. I dipendenti, gli stessi che stanno sviluppando alcune delle tecnologie più avanzate del pianeta, iniziano a farsi una domanda scomoda:

Stiamo lavorando ogni giorno per rendere il nostro stesso lavoro inutile?

La preoccupazione, che serpeggiava da tempo, è diventata quasi palpabile dopo il recente lancio di un nuovo strumento basato sull’IA di Claude, progettato per automatizzare compiti complessi nel settore legale, come l’analisi di contratti e la gestione di accordi di riservatezza.

Questa mossa non è passata inosservata. Come riportato da The Telegraph, un dipendente ha riassunto il sentimento generale dicendo: “È un po’ come se venissi a lavoro ogni giorno per licenziarmi da solo”. Il lancio ha avuto effetti immediati anche sui mercati finanziari: l’indice S&P 500 del settore software e servizi è crollato di quasi il 9% in pochi giorni, mentre un colosso come Thomson Reuters ha visto le sue azioni precipitare di oltre il 20%.

Diciamocelo, quando i soldi iniziano a muoversi così velocemente, significa che la percezione del futuro sta cambiando radicalmente.

Ma di fronte a questo subbuglio, cosa fa Anthropic?

Rallenta?

Macché.

Alza la posta, pubblicando un documento che sembra uscito da un film di fantascienza.

Una “costituzione” per l’IA: etica o mossa strategica?

Poche settimane prima di scatenare il panico sui mercati, Anthropic ha pubblicato una nuova “costituzione” per il suo modello di punta, Claude. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico.

Per la prima volta, un’azienda di questo calibro ha messo nero su bianco che la sua IA potrebbe possedere una qualche forma di coscienza o status morale.

Il documento stabilisce una gerarchia di priorità per il comportamento di Claude, mettendo la sicurezza e la supervisione umana al primo posto. Una mossa che a prima vista sembra lodevole, ma che solleva qualche domanda se si considera il contesto: Anthropic sta raccogliendo 20 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento e ha appena firmato un contratto da 200 milioni con il Dipartimento della Difesa americano.

Viene da chiedersi se questa enfasi sull’etica non sia, in realtà, una mossa calcolata per rassicurare investitori e regolatori mentre si sviluppano tecnologie potentissime.

Questa mossa posiziona Anthropic in modo diverso rispetto ai concorrenti come OpenAI e Google, che hanno sempre mantenuto una posizione molto più scettica sulla questione della coscienza artificiale. In pratica, Anthropic sta dicendo al mondo di essere l’azienda che si pone i problemi etici più profondi.

Tutto questo dibattito filosofico e finanziario poggia però su una domanda fondamentale: questi strumenti funzionano davvero come promettono, o stiamo assistendo a una gigantesca bolla di sapone?

La dura realtà dei fatti: tra promesse e limiti concreti

Nonostante l’agitazione dei mercati e le grandi dichiarazioni di principio, la realtà sul campo sembra essere molto più complessa. Un’analisi del MIT, ad esempio, ha rivelato che le aziende che integrano l’IA nei loro flussi di lavoro non hanno registrato aumenti significativi dei ricavi.

Nel settore legale, in particolare, la situazione è ancora più delicata: ci sono stati diversi casi di avvocati sanzionati dai giudici perché le IA che stavano utilizzando si sono inventate di sana pianta fonti e sentenze inesistenti.

Come ha dichiarato a Reuters un analista di JP Morgan, sembra un “salto illogico” pensare che un semplice plugin possa sostituire da un giorno all’altro software aziendali complessi e critici, sviluppati in anni di lavoro.

Insomma, se da un lato c’è una narrazione quasi fantascientifica spinta da Anthropic, dall’altro ci sono i limiti pratici di una tecnologia che è ancora lontana dall’essere infallibile.

E nel mezzo ci sono i dipendenti, che si trovano a costruire strumenti potentissimi senza avere la certezza di quale sarà il loro impatto reale, né su loro stessi né sul resto del mondo.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

5 commenti su “I dipendenti di Anthropic temono che la loro stessa creatura li sostituirà”

  1. Raffaele Graziani

    Lamentarsi del diluvio dopo aver aperto le cateratte del cielo mi pare singolare; io, con la mia penna, mi chiedo se questa nuova arca tecnologica salverà la creatività o solo il codice che la imita.

  2. Creano il loro boia con zelo e poi si lamentano del cappio. Una coerenza ammirevole, quasi una performance artistica sull’auto-sabotaggio aziendale.

  3. Raffaele Graziani

    Sembra che questi scienziati stiano allevando un cucciolo di drago in salotto, lamentandosi poi che sputa fuoco sui tappeti. Io, nel mio piccolo, continuo a fidarmi più della mia vecchia stilografica che di un cervello elettronico.

    1. Paola Montanari

      @Raffaele Graziani, altro che drago. Questi si lamentano del mostro che hanno creato loro stessi, dopo averci fatto un sacco di soldi. Classica storia, alla fine paga sempre qualcun altro.

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