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I budget SEO si spostano verso la GEO

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Con riepiloghi AI si clicca la metà dei link, e Google vende annunci lì dentro

I budget SEO si spostano verso la Generative Engine Optimization mentre i clic sui link tradizionali calano, secondo iPullRank e Digiday. Il Pew Research Center rileva nel 2025 una quota di clic dell'8 per cento con i riepiloghi AI contro il 15 senza. Conta perché la visibilità dipende sempre più dalle fonti citate dagli algoritmi, ma resta il dubbio che Google monetizzi le risposte che riducono quei clic.

Otto per cento contro quindici: è la quota di clic sui link tradizionali con o senza riepilogo AI. Un dettaglio? No, è il rumore di un modello di traffico che si spezza. Le analisi di iPullRank sulla ricerca generativa lo raccontano bene: il modo in cui le persone scoprono e scelgono un marchio sta cambiando, e i numeri cominciano a pesare.

Secondo una rilevazione del Pew Research Center pubblicata a luglio 2025, chi ha incontrato un riepilogo sintetico nei risultati di Google ha cliccato su un link tradizionale nell’8% delle visite; chi non l’ha incontrato ha cliccato quasi il doppio, nel 15% delle visite. Tradotto: quando l’algoritmo risponde da solo, il link blu diventa un’opzione secondaria.

Il crollo dei clic davanti alle risposte AI

Il dato più recente a disposizione è quello pubblicato il 22 luglio 2025 dal Pew Research Center: gli utenti che incontrano un riepilogo AI cliccano su un link tradizionale dei risultati nell’8% delle visite, contro il 15% di chi non lo incontra. In precedenza, ad aprile 2025, il New York Times aveva registrato una quota di traffico da ricerca organica verso i siti desktop e mobile scesa al 36,5%, contro il 44% di tre anni prima: lo riporta TechCrunch citando dati di Similarweb, a loro volta ripresi da un report del Wall Street Journal. In termini pratici, quasi un decimo del traffico da ricerca della testata non arrivava più al sito: veniva assorbito dagli AI Overviews, i riquadri sintetici che Google mostra in cima ai risultati.

Eppure, se i clic svaniscono, perché non si parla di un abbandono in massa della SEO? La domanda resta sospesa, ma nei fatti la risposta è già scritta.

La risposta non è fuggire: i budget migrano verso la GEO

I marketer non stanno abbandonando la SEO. Stanno facendo qualcosa di più sottile: spostano i budget di ricerca esistenti verso la generative engine optimization, in breve GEO. È l’ottimizzazione pensata per i motori generativi come ChatGPT, Gemini o Perplexity: non si tratta più soltanto di scalare i risultati organici, ma di diventare la fonte che quei sistemi citano quando generano una risposta. Lo segnala Digiday, che descrive uno spostamento di fondi già in corso. Non è un dettaglio da tecnici: significa che le aziende non stanno uscendo dalla ricerca, stanno cambiando il modo di presidiarla.

Il quadro è coerente. Negli ultimi dieci anni il marketing ha subito un cambiamento fondamentale. L’emergere accelerato della ricerca AI ha spinto i leader del marketing e i loro team a rivalutare come il pubblico scopre e sceglie il loro marchio. Lo scrive iPullRank nel suo manuale sulla ricerca AI. Non è una fuga dalla visibilità: è un riposizionamento verso gli strumenti che oggi decidono la visibilità. Il segnale per chi osserva il mercato è chiaro: la GEO non è un esperimento laterale, ma la destinazione di risorse che prima andavano alla SEO classica.

Se la GEO diventa il nuovo territorio in cui ci si gioca l’attenzione, cosa succede quando chi controlla l’AI decide di vendere spazio dentro le risposte? La domanda non è retorica.

Il paradosso di Google: annunci dentro le risposte sintetiche

Google sta testando due nuovi tipi di annunci pubblicitari costruiti con Gemini, che mostrano dettagli di prodotto e indicazioni utili. «Stiamo testando due nuovi tipi di annunci, costruiti con Gemini, che offrono dettagli di prodotto rilevanti insieme a indicazioni utili», spiega Google stessa nel suo blog ufficiale. È il paradosso: l’azienda monetizza le risposte sintetiche che, di fatto, riducono i clic sui risultati tradizionali. I clic calano, ma lo spazio pubblicitario dentro la risposta generata dall’intelligenza artificiale può valere molto di più.

Per chi fa impresa online, il messaggio è netto: la visibilità si gioca sempre meno sul clic e sempre più sull’essere la fonte citata dagli algoritmi. I budget non spariscono, cambiano destinazione. Questo è il punto in cui il mercato si sta muovendo, ma la partita è appena iniziata.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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