Le regole del digitale stanno cambiando.
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Dietro la promessa di un assistente sempre disponibile e capace di analizzare recensioni e prezzi, si cela un meccanismo che merita un’analisi approfondita, soprattutto per chi opera nel digitale.
OpenAI ha lanciato una funzione di 'personal shopper' su ChatGPT per rivoluzionare gli acquisti online. Sebbene l'approccio conversazionale sia innovativo, lo strumento soffre di problemi critici come l'inesattezza dei prezzi. La vera minaccia per l'e-commerce è però il piano a lungo termine di un 'Instant Checkout' che potrebbe escludere i brand dal rapporto diretto con i clienti.
OpenAI ha deciso di entrare a gamba tesa nel periodo più caldo dell’anno per il commercio elettronico. Proprio a ridosso del Black Friday, Sam Altman e soci hanno rilasciato una nuova funzione di “ricerca per lo shopping” su ChatGPT, disponibile da lunedì per tutti gli utenti, inclusi quelli che utilizzano il piano gratuito.
Non stiamo parlando di un semplice aggiornamento algoritmico, ma di un tentativo palese di cambiare le nostre abitudini di acquisto: l’obiettivo è far sì che tu smetta di saltare da un sito all’altro per comparare prodotti e inizi a delegare tutto all’intelligenza artificiale.
L’idea di base è allettante: un assistente che non si stanca mai, che analizza recensioni e prezzi al posto tuo.
Ma attenzione, perché dietro questa facciata di efficienza si nasconde un meccanismo che merita di essere analizzato con la lente d’ingrandimento, specialmente se lavori nel digitale e sai che non è tutto oro quel che luccica.
E proprio qui casca l’asino, perché il modo in cui questa tecnologia recupera le informazioni potrebbe cambiare radicalmente le regole del gioco per chi vende online.
Come funziona davvero questo “commesso digitale”
Dimentica la classica barra di ricerca di Google dove digiti “scarpe da corsa” e ti trovi davanti una muraglia di link sponsorizzati e immagini. Qui l’approccio è conversazionale.
Quando chiedi a ChatGPT un consiglio per gli acquisti, il sistema non si limita a sputare fuori un elenco: ti fa domande. Vuole sapere il tuo budget, le tue preferenze, l’uso che ne farai. Agisce esattamente come un commesso esperto in un negozio fisico, costruendo un profilo della tua richiesta in tempo reale.
Il sistema scansiona il web alla ricerca di prodotti su siti “pubblicamente accessibili e di alta qualità”, aggregando dati su specifiche tecniche, disponibilità e recensioni. La promessa è quella di offrirti una sintesi ragionata, risparmiandoti la fatica di aprire venti schede nel browser.
Tuttavia, c’è un dettaglio tecnico che non puoi ignorare: OpenAI ha dichiarato che, almeno per ora, le tue conversazioni non vengono condivise direttamente con i rivenditori e che i risultati non sono influenzati da accordi pubblicitari, ma basati su una ricerca organica.
Sembra il paradiso del consumatore, vero?
Eppure, c’è un grosso “ma” che rischia di trasformare questo sogno in un incubo logistico.
Il problema del prezzo (e perché non devi fidarti ciecamente)
Parliamoci chiaro: l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, ha ancora le traveggole. Non stiamo parlando di sfumature poetiche, ma di numeri, e quando si tratta del portafoglio, l’errore non è ammesso. OpenAI stessa ha messo le mani avanti avvisando che il modello potrebbe fornire informazioni inesatte su prezzi e disponibilità.
E non è un’ipotesi remota.
Come riportato da Axios in un test pratico effettuato proprio al lancio, cercando un paio di pantofole Ugg, ChatGPT ha indicato un prezzo di 110 dollari; peccato che, cliccando sul link del rivenditore, il prezzo reale fosse di 150 dollari.
Capisci il problema?
Se un cliente si affida a questo strumento per pianificare le spese, si trova davanti a dati fantasma. Questo disallineamento tra il dato “sintetizzato” dall’IA e la realtà del mercato in tempo reale è un buco nero tecnico che, al momento, non è stato ancora tappato. L’aggiornamento dei prezzi in tempo reale è una bestia difficile da domare anche per i comparatori storici, figuriamoci per un LLM che deve interpretare il linguaggio naturale.
E se pensi che il rischio si fermi a un prezzo sbagliato, aspetta di sentire quale è il vero piano a lungo termine di OpenAI, perché la ricerca è solo l’antipasto.
Da assistente a venditore: la mossa finale
La ricerca è bella, ma la transazione è meglio. OpenAI non si accontenta di farti da consulente; vuole gestire i tuoi soldi. L’azienda ha già segnalato l’intenzione di implementare una funzione di “Instant Checkout”. In pratica, per i commercianti che aderiranno al programma, sarà possibile far completare l’acquisto all’utente direttamente dentro la chat, senza mai farlo atterrare sul sito proprietario.
Questa è la vera notizia che dovrebbe tenerti sveglio se hai un e-commerce.
Stiamo andando verso un futuro in cui il tuo sito web potrebbe diventare un semplice magazzino di dati per l’IA, mentre la relazione con il cliente viene intercettata e gestita interamente da ChatGPT. Se da un lato questo riduce l’attrito all’acquisto, dall’altro toglie al brand il controllo sull’esperienza utente.
È una scommessa enorme: stiamo affidando a un algoritmo non solo la scelta del prodotto, ma l’intero processo di vendita.
Quindi, usalo, studialo, ma non spegnere il cervello: l’IA può suggerirti cosa comprare, ma solo tu puoi decidere se il prezzo che vedi è reale o un’allucinazione digitale.
