Claude Opus 4.5: Anthropic taglia i prezzi e sfida Google

Anita Innocenti

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Anthropic ridefinisce il mercato con prezzi competitivi e funzionalità avanzate, ma emergono dubbi sulla reale usabilità e sulla libertà operativa del modello.

Il 24 novembre 2025, Anthropic lancia Claude Opus 4.5 sfidando apertamente Google Gemini 3. Con un drastico taglio dei prezzi, il modello promette rivoluzioni nel coding e per gli agenti AI. Tuttavia, l'elevato livello di sicurezza ASL-3 solleva un dubbio cruciale: sarà uno strumento davvero potente o una Ferrari limitata dalla troppa cautela aziendale?

Ti sei appena abituato a usare Sonnet 3.5 per i tuoi progetti? Mettiti l’anima in pace, perché è già storia vecchia.

Il 24 novembre 2025 Anthropic ha deciso di rovinare il weekend a mezza Silicon Valley rilasciando Claude Opus 4.5. E non l’ha fatto in un momento a caso, ma pochissimi giorni dopo che Google ha lanciato Gemini 3.

Capisci il tempismo?

È una guerra aperta per dominare il tuo editor di codice e il tuo portafoglio.

Ma lasciamo perdere le faide tra miliardari e guardiamo cosa cambia per noi. Anthropic descrive questo modello come un salto quantico per quanto riguarda lo sviluppo software e gli “agenti autonomi”.

Se sei uno sviluppatore o gestisci un team tecnico, sai bene che finora le AI erano brave a scrivere snippet, ma pessime a gestire l’architettura complessa senza supervisione.

Ecco, Opus 4.5 promette di essere quello stagista geniale che non devi controllare ogni cinque minuti.

Dicono che sia in grado di correggere bug su sistemi multipli senza che tu debba imboccarlo passo dopo passo, una capacità che potrebbe finalmente giustificare l’uso massiccio di agenti AI in produzione.

Tuttavia, c’è un dettaglio che mi ha fatto quasi cadere dalla sedia e che cambia completamente le carte in tavola rispetto al passato.

Prezzi stracciati: generosità o mossa disperata?

Diciamocelo chiaramente: fino a ieri usare Opus costava un occhio della testa. Era il modello “di lusso”, quello che usavi solo quando Sonnet falliva miseramente. Bene, Anthropic ha deciso di tagliare i prezzi di circa due terzi. Stiamo parlando di 5 dollari per milione di token in input e 25 in output.

Perché?

Semplice: la concorrenza sta diventando spietata e i modelli “premium” rischiano di diventare invendibili se non si democratizzano.

Ma c’è una logica più sottile dietro. Non devi guardare solo al costo del token, ma al “costo per bug risolto”. Se un modello economico ci mette dieci tentativi per fixare un errore (e magari ne introduce altri due nel processo), ti costa molto di più di un modello costoso che ci azzecca al primo colpo.

Anthropic sta scommettendo proprio su questo: Opus 4.5 dovrebbe avere un tasso di successo talmente alto da rendere obsoleto il risparmio sui token dei modelli minori. È una mossa intelligente, ma ti invito a essere scettico: le multinazionali non fanno beneficenza. Se abbassano i prezzi, è perché vogliono legarti al loro ecosistema prima che tu decida di sposare quello di Google o OpenAI.

Eppure, la potenza bruta e il prezzo basso non servono a nulla se il modello si rifiuta di lavorare per eccesso di zelo.

Sicurezza o paranoia? il dilemma dell’AI che “pensa troppo”

Qui arriviamo al punto dolente. Anthropic si vanta che Opus 4.5 sia il loro modello “più sicuro di sempre”, classificato come ASL-3 (AI safety level 3).

Sulla carta suona benissimo: meno rischi di prompt injection, meno possibilità che l’AI venga usata per scopi nefasti. Come sottolineato da Simon Willison nel suo approfondimento tecnico, il modello è diventato molto più difficile da “ingannare” rispetto a qualsiasi altro concorrente di frontiera.

Ma tu ed io sappiamo cosa significa spesso “sicurezza” nel linguaggio corporate: significa un’AI che ha paura della sua stessa ombra.

Quante volte ti è capitato di chiedere una semplice analisi di sicurezza su un tuo codice e ricevere in risposta una predica morale sul fatto che l’hacking è illegale?

Il rischio con questi livelli di sicurezza ASL-3 è di trovarsi tra le mani una Ferrari con il limitatore di velocità impostato a 30 all’ora. Se devo passare mezz’ora a convincere l’agente che sono l’amministratore del sistema e che posso cancellare quel database, allora la produttività va a farsi benedire.

Il confine tra uno strumento sicuro e uno strumento inutilizzabile è sottile, e sarà interessante vedere se Anthropic è riuscita a bilanciare la paranoia con l’utilità pratica.

Il nuovo standard per chi lavora davvero (o almeno così dicono)

Al di là delle polemiche, le capacità dichiarate fanno impressione. Non stiamo parlando solo di scrivere codice, ma di “Deep Research” e contesti lunghi gestiti con una memoria di pensiero (thinking blocks) che riduce le allucinazioni.

Immagina di dover analizzare un bilancio o una documentazione tecnica di 200 pagine: Opus 4.5 dovrebbe essere in grado di mantenere il filo del discorso dove Sonnet 3.5 iniziava a perdere colpi.

Inoltre, l’integrazione con strumenti come Cursor e la capacità di gestire schermate complesse tramite il nuovo tool di zoom suggeriscono che l’obiettivo è sostituire l’operatore umano nelle attività di routine davanti al PC.

Ma, amico mio, ricorda sempre una cosa: i benchmark sono fatti in laboratorio, in condizioni perfette, scelti apposta per far sembrare il modello un genio.

La realtà dei fatti la vedremo solo quando proverai a fargli fare il refactoring di quel codice legacy scritto dieci anni fa che nessuno osa toccare. Lì capiremo se Opus 4.5 è davvero la rivoluzione che dicono o solo un altro passo in questa corsa infinita all’hype.

Nel frattempo, provalo, testalo, ma non spegnere il cervello: l’unica vera intelligenza su cui puoi contare al 100% è ancora la tua.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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